Bartolomeo Pietromarchi è un neodirettore (povero ma) col botto? E Marcello Maloberti è un artista che spacca? Le risposte nel video sulla performance più energetica degli ultimi tempi. Da vedere, per chi non c’era

Botti e oggetti spaccati, comunque, non mancano. Le pantere nere al fianco delle quali intervistammo Marcello Maloberti l’altro giorno. Una batteria di giovani si avvicina, le solleva, le getta a terra. Il pavimento vibra di brutto. Duemila persone, assiepate nella Sala Enel del Macro, scaricano l’adrenalina e scoppiano in urla e applausi. E’ un attimo […]

Il trapanatore folle

Botti e oggetti spaccati, comunque, non mancano. Le pantere nere al fianco delle quali intervistammo Marcello Maloberti l’altro giorno. Una batteria di giovani si avvicina, le solleva, le getta a terra. Il pavimento vibra di brutto. Duemila persone, assiepate nella Sala Enel del Macro, scaricano l’adrenalina e scoppiano in urla e applausi. E’ un attimo e tutti si proiettano sui ruderi delle sculture in ceramica e cercano di accaparrarsene un brandello. Possibilmente uno di quelli con il lato bianco, ché l’artista si aggira con un pennarellone a far firme richiestissime. Il carosello dura un quarto d’ora buono. La curatrice Dominique Lora si accaparra la capoccia, miracolosamente integra, di un felino. Maloberti continua a firmare. C’è sangue in giro perché molti spettatori, infervorati dalla ricerca del miglior pezzo di ceramica, si tagliano. Notissimi collezionisti si ciucciano il dito ferito. Via via che diminuisce la disponibilità, a terra, dei cocci, la gente lascia la sala: il museo inaugura mille proposte e il pubblico va a visitare la mostra sulla collezione Berlingieri, il toccante l’omaggio a Vettor Pisani, le aree del museo trasformate in studi d’artista, il video di Christian Jankowski… Il fatto è che la storia di Blitz, questo il nome della performance, non finisce qui. Parte un’operaio, completamente tarantolato, pazzo, scattoso. In mano un trapano che disegna carotaggi solo apparentemente casuali per tutta la sala. Buchi di cinque o dieci centimetri di profondità. La sensazione è molto semplice ed è la seguente: “questi stanno distruggendo il museo”. In realtà i fori vengono dotati di tasselli e i tasselli occorrono a tener su dei perni sui quali squadre di attrezzatissimi operai, altrettanto rapidamente, edificano nel volgere di dieci minuti un segno di linea spezzata utilizzando un vero guard-rail stradale. Quando le persone rimettono piede nella grande sala, dopo aver perlustrato le altre mostre del Macro, si trovano di fronte ad un panorama completamente cambiato. Da una esposizione di ceramiche kitsch ad un graffio urbano di latta. Solo lo specchio è rimasto uguale a se stesso, ma sempre diverso nel suo su e giù.
Con il video, qui sotto,  cerchiamo di raccontarvi una atmosfera e un’energia che difficilmente i presenti dimenticheranno.
Quanto a Bartolomeo Pietromarchi, direttore che con la sua prima tornata di mostre è partito con il piede giusto a detta di molti, farà bene a dimenticare (e ad esorcizzare) la cifra in bilancio che l’Amministrazione Comunale ha previsto per il funzionamento del Macro. Stando ai dispacci di agenzia lo stanziamento per il Museo di Via Nizza sarebbe di… un milione e mezzo di europei! Avete letto bene. Con ogni probabilità insufficienti anche solo a pagare il funzionamento della neo-attivata fontana sul tetto e delle psichedeliche toilette. Al di là della encomiabile buona volontà dell’assessore alla cultura Dino Gasperini il piatto piange, ulula e si dispera. Poiché per stare nel campo della decenza di milioni annui ce ne vorrebbero sei, un decimo (un decimo!) di quelli che occorrono ogni anno al Comune di Roma per pagare gli stipendi di parenti, famigli e amici degli amici assunti in questi anni in ogni dove c’era possibilità di assumere senza concorso… Si chiama Parentopoli, la paghiamo tutti, la pagano anche i musei, ed il “bello” è che si tratta soltanto di una tra le mille sciagure dell’amministrazione capitolina dal 2008 a oggi.

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