“Sono i templi dell’elitismo culturale”. E a New York, dopo Wall Street, gli indignati occupano i musei. MoMA, Frick, New Museum sotto assedio

Il virus della protesta ha contagiato la Grande Mela e si sta espandendo in tutti i settori. Dopo l’Occupennial, tentativo degli artisti di coordinare il proprio contributo al movimento Occupy Wall Street con una serie di dimostrazioni creative, siamo all’inevitabile “Occupy Museums”. L’iniziativa è partita dall’artista newyorkese Noah Fischer, che ha stilato un vero e proprio […]

Occupy Museums al MoMA - Foto di Jerry Saltz

Il virus della protesta ha contagiato la Grande Mela e si sta espandendo in tutti i settori. Dopo l’Occupennial, tentativo degli artisti di coordinare il proprio contributo al movimento Occupy Wall Street con una serie di dimostrazioni creative, siamo all’inevitabile “Occupy Museums”. L’iniziativa è partita dall’artista newyorkese Noah Fischer, che ha stilato un vero e proprio manifesto contro “l’elitismo culturale dei musei”. Il documento ha avuto una buona risonanza nei giorni scorsi, soprattutto dopo la sua pubblicazione sul Tumblr di Paddy Johnson, nota critica d’arte fondatrice del seguitissimo blog Art Fag City.
Il gioco è finito”, scrive Fischer, “abbiamo preso coscienza dell’organizzazione piramidale dell’elitismo culturale controllato dall’1%. Noi, artisti del 99%, non permetteremo più che ci si costringa ad accettare un sistema gerarchico e corrotto basato su una falsa scarsità e sulla propaganda della presunta superiorità del genio individuale sopra a tutti gli altri esseri umani con il solo obiettivo del guadagno economico della più elitaria delle elite”. L’obiettivo polemico, dunque, è il mercato dell’arte, accusato di distruggere e svilire la creatività delle masse ad uso e consumo di un sistema capitalistico avido e corrotto. Infine, Fischer propone, per cominciare, l’occupazione del MoMA, della Frick Collection e del New Museum. Le proteste sono in corso in questo momento, mentre scriviamo, e le poche notizie che circolano provengono dai social network. Stando alla pagina Facebook di Jerry Saltz (dalla quale abbiamo preso anche la foto pubblicata in questa pagina), i protestanti non sono numerosi ma molto agguerriti e dopo aver tenuto un “teach-in” a Liberty Plaza, stazionano davanti al MoMA. Le rivendicazioni, per ora, sono vaghe e il tono, c’è da dirlo, è banalmente populista, ma in tempi di totale asservimento degli artisti al sistema, una sana messa in discussione dello status quo non può che essere un bene. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi dell’iniziativa, che non mancherà di far discutere…

– Valentina Tanni

LEGGI ANCHE:
Arte e protesta. A New York c’è l’Occupiennale

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.