Ma insomma, le targhette sulle opere esposte servono o sono solo brutte? Nel mirino finisce sua maestà Gagosian, e si arriva agli avvocati…

È successo a Parigi, in occasione della Fiac, ma è solo l’ultima di tante occasioni, visto che la galleria è sempre stata molto chiara: sono solo brutte, avviliscono la presentazione. Di che parliamo? Delle targhette che accompagnano le opere esposte, nelle fiere ma anche nelle gallerie e mostre varie, con artista, titolo, dimensioni, tecnica dell’opera. […]

Lo stand Gagosian alla Fiac (foto Fiac © Emmanuel Nguyen Ngoc)

È successo a Parigi, in occasione della Fiac, ma è solo l’ultima di tante occasioni, visto che la galleria è sempre stata molto chiara: sono solo brutte, avviliscono la presentazione. Di che parliamo? Delle targhette che accompagnano le opere esposte, nelle fiere ma anche nelle gallerie e mostre varie, con artista, titolo, dimensioni, tecnica dell’opera. E la galleria che si ostina a non metterle è nientemeno che Gagosian, che per questo è finita al centro dell’ennesima bufera in occasione della fiera parigina, con tanto di coinvolgimento di avvocati.
In realtà, che frequenta il contemporaneo sa bene che la casistica è ampia: sono in molti a scegliere il “no logo”, altri inventano escamotage come scrivere a matita sul muro, scrivere a terra, riunire le targhette in un’unica scheda, altri invece eccedono all’opposto, riportando – ci viene in mente la francese Di Meo – pure il prezzo in targhetta.
Fatto sta che a Parigi si è arrivati a tirare in ballo diritto di paternità, Codice della Proprietà Intellettuale, e diritto dell’autore al rispetto per il suo nome e la sua qualità del suo lavoro. Con l’avvocato Ryane Meralli che ha scritto al direttore della Fiera, Jennifer Flay, chiedendo lumi sul comportamento della galleria. “La galleria mette a disposizione una lista stampata che riassume e sostituisce le descrizioni”, è stata la risposta dopo rapido consulto. “Io sono andato allo stand, e non mi è stata offerta nessuna lista”, ha replicato l’avvocato. Come finirà, se finirà, è difficile immaginarlo: ma intanto vogliamo o no parlarne? Queste targhette sono utili, necessarie, indispensabili, o al contrario sono brutte e antiquate, e magari l’opera deve “ballare da sola”?

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