Philippe Daverio ecumenico: “A Nord del Gottardo mostra didattica per bambini, a Sud una sagra paesana…”

La metafora colta e raffinata come ricorrente e quasi esclusivo escamotage comunicativo. Per arrivare dritto al cuore col suo pensiero, efficace e convincente. Con il Gottardo a fare sa spartiacque a due visioni lontane – ma neanche troppo – del contemporaneo. Fra percorsi didattici per bambini e sagre paesane, ecco la biennale – anzi, le […]

Philippe Daverio

La metafora colta e raffinata come ricorrente e quasi esclusivo escamotage comunicativo. Per arrivare dritto al cuore col suo pensiero, efficace e convincente. Con il Gottardo a fare sa spartiacque a due visioni lontane – ma neanche troppo – del contemporaneo. Fra percorsi didattici per bambini e sagre paesane, ecco la biennale – anzi, le biennali – di Philippe Daverio

Anna Saba Didonato

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI

12 COMMENTS

  1. Simpatico, peccato che ammorbi il pubblico con le sue trasmissioni.

    Gli Italiani “buoni” della Bice

    Cattelan: sempre il più efficace, riportando un’opera edita sembra voler dire che nulla e’ cambiato, mentre la scritta biennale con i piccioni fornisce quel senso di crisi, decadenza e ironia dolceamara che è dell’istituzione ma anche del periodo storico attuale. Non condivido ma rispetto la sua fissa per Toilet paper.

    Francesconi: Europa 3000. Manichini, ready made, non si capisce dove si vuole arrivare. L’artista come veggente? Di cosa? Perché? Troppi interrogativi.

    Senatore: speculazione formale vintage non necessaria. Interessante il tema. E quindi? Arte e problemi del lavoro entrambe cose utili. E quindi? Forse da approfondire.

    Andreotta Calò: la sua opera è il cammino da Amsterdam a Venezia, sua città di origine. Il ritorno. Troppo retorico l’intervento sonoro dove spiega tutto. Se è così importante l’esperienza perchè mettere suono e casse? Troppo debitore da Richard Long. Opera come esperienza, ma perché non l’immobilità? Ogni opera è testimone di un esperienza. Come dire quale sia la migliore? Servono scale valoriali? A mio parere è più difficile e significativo stare immobili e mantenere la distanza, credo.

    Benassi: nel suo caso Smart relativism, recentemente diventato story story I lov yu. Passa da un’idea a quell’altra. Interessante indagare il retro delle foto. Buona idea che poteva essere di Biscotti o Arena. O della stessa curatrice. Chi è oggi l’artista? Un pescatore di buone idee?

    Piscitelli: altro caso di Smart relativism: nel suo percorso precedente ed attuale tante idee disparate. Tutto può andare. Cosa succedeva a queste opere se fossero state nel calderone di Sgarbi?

    Bonvicini: meglio altre volte. In questo caso scale a caso, di ogni fattura. E quindi? Le possibilità della scala? In questo caso podi non funzionali. Non si capisce cosa sia successo.

    Angioletti: luce e voce. Da approfondire meglio.

    Norma Jeane: ennesima opera interattiva per il pubblico. La primavera egiziana, come quella dell’ africa del nord, ha avuto come protagonista internet e i blog. Scrivere su un muro a caso sarebbe servito a poco. Non e’ questa la libertà negata, ma semmai quella dei blogger, vedi il caso Wei Wei. Quindi opera retorica che stona con altre sue soluzioni più incidenti.

    I nostri giovani sono anche bravi e volenterosi ma tendono a scimmiottare i collegi esteri, senza proporre scarti. La curatrice straniera, pagata con soldi italiani, deve dedicare almeno un 8% della mostra all’Italia. Perché gli stessi curatori stranieri non invitano italiani quando lavorano fuori dall’Italia? Forse perché non esiste confronto critico e approfondimento interni per ottimizzare la qualità? Forse perché i curatori italiani invece che approfondire e promuovere gli artisti desiderano anche loro essere artisti e autori?

    Dopo tutto dell’italia salvo: lo scandaloso (ma estremamente significativo per l’ italia e non solo) padiglione di Sgarbi (anche se lui è inconsapevole come i suoi “intellettuali”) e i piccioni di catty catty…..

  2. invece passepartout su rai 5 non è male . spesso me lo vedo perchè mostra interni di palazzi molto belli in tutta italia . impara rossi impara . poi perchè scrivi le stesse frasi in loop in ogni post? i piccioni di cacchelan che torna sempre subito sono la roba più insulsa di tutta la biennale. non fanno nemmeno la cacca . inoltre che sgarbi sia inconsapevole è solo una tua maldestra supposizione .

  3. daverio mi fa ridere!
    qualsiasi cosa gli si chieda dell’intero scibile umano…le risposte si assomiglian un po’ tutte

    • come presentatore è ok . non si occupa nemmeno di arte contemporanea del resto . la roba più efficace secondo me è quando va a mangiare al ristorante e mostra tutto il cibo che ingurgita .

  4. Concordo pienamente con luca rossi, anzi aggiungo che, Tintoretto a parte, era l’unica cosa che valesse la pena vedere nel “padiglione curiger”… (brava, precisa, proprio Svizzerra… ma noiosa e scontata come il tic-tac di un orologio del suo bel paese… come disse quel tale “con lei non se ne andrá il miglior curatore che la Biennale abbia avuto!)

    • l’unica cosa che valesse la pena vedere dei piccioni insulsi su un cornicione? se uno trova i piccioni stupidi e inutili poi non mi sembra il caso di ammazzarli per rendere il fastidio noto a tutti, sono uccelli come altri solo più grossi e sgraziati . cmq ‘cattenal el mona dea biennal’ è giustissimo come hanno prontamente fatto notare gli animalisti con cartello apposito . un conto è ammazzare qualche esemplare un altro decine e decine, secondo me sarebbe stata un’opera efficace se fossero stati piccioni vivi visto che anche i ricordi lasciati sarebbero stati reali e fastidiosi, io mi aspettavo fossero vivi .

Comments are closed.