La variante B. Apertura a sorpresa per il Padiglione Italia Lazio, ecco foto e video

Roma, esterno giorno. Palazzo Venezia, ore 17 e 30: un assembramento all’ingresso del Museo transennato. Vietato l’accesso anche alla stampa. Arriva in sordina qualche artista ritardatario, non può entrare. Gli altri – ci informa l’addetta stampa- sono già  posizionati in bell’ordine davanti alla propria opera: Berlusconi ha promesso che li saluterà uno per uno durante […]

Roma, esterno giorno. Palazzo Venezia, ore 17 e 30: un assembramento all’ingresso del Museo transennato. Vietato l’accesso anche alla stampa. Arriva in sordina qualche artista ritardatario, non può entrare. Gli altri – ci informa l’addetta stampa- sono già  posizionati in bell’ordine davanti alla propria opera: Berlusconi ha promesso che li saluterà uno per uno durante la sua visita privata alla mostra del Padiglione Italia – Lazio. Alle sette le autorità ancora non si vedono e non abbiamo alcuna speranze di entrare. Scoppia qualche polemica e interviene il capo della sicurezza a riprendere una giornalista del Sole 24ore: “non ci crei  problemi signora, non vede come sono tranquilli i ‘nostri’ (i giornalisti politici ndr) fate come loro, aspettate”. Aspettiamo: inutile spiegargli che siamo interessati solo all’Arte.

Infine eccoli, il presidente Berlusconi, la governatrice Renata Polverini e naturalmente Sgarbi. In conferenza stampa illustra il progetto curatoriale che si basa fondamentalmente sulla quantità spropositata di artisti presenti (purtroppo a discapito della qualità ndr) e sulla soddisfazione di “aver strappato alla mafia del sistema dell’arte la selezione degli artisti e quindi la possibilità di portare avanti i loro protetti”.
Eccoci infine all’agognata meta: la mostra. È una fotocopia, in positivo, del Padiglione Italia a Venezia. Lo stesso allestimento raffazzonato, ridondante  e privo di progettualità. Sembra piuttosto frutto dell’horror vacui, questo colmare ogni spazio vuoto soffocando le opere, anche quelle che meriterebbero più attenzione: di Alessandro Cannistrà o Stefania Fabrizi o Paolo Angelosanto – solo per citarne alcuni- “peccato – confida il critico d’arte Lorenzo Canova –, fino a qualche giorno fa la mostra aveva un suo percorso, una sua dignità, ma poi all’ultimo hanno aggiunto ancora opere – spesso inguardabili – su ogni parete disponibile. Ed ecco il risultato”. Eccomi foto e video by L. Adragna & K. Tacconi…

Lori Adragna

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Lori Adragna
Lori Adragna nata a Palermo, vive e lavora a Roma. Storico dell’arte con perfezionamento in simbologia (Arte e simboli nella psicologia junghiana). Critico e curatore indipendente, dal 1996 organizza mostre ed eventi culturali per spazi privati e pubblici tra cui: Museo Nazionale d’Arte orientale di Roma; Villa Piccolomini, Roma; Museo D'Annunzio, Pescara; Teatro Palladium, Università Roma Tre; Teatro Furio Camillo, Roma; Palazzo Sant’Elia, Palermo; Museo di Capodimonte, Napoli; Complesso monumentale di San Leucio, Caserta; Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma. In veste di consulente editoriale e artistico ha collaborato inoltre per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (realizzando cataloghi e mostre nel Complesso monumentale di S. Michele a Ripa). I suoi testi sono pubblicati su enciclopedie, libri, cataloghi, in Italia e all’Estero. Scrive come free lance per numerose riviste specializzate nel settore artistico.

13 COMMENTS

  1. Leggo sul Corriere della Sera: “Sgarbi ha fatto da Cicerone, illustrando al premier ogni singolo pezzo, poi Berlusconi ha preso la parola: «È bello – ha detto – che si dia spazio a giovani talenti selezionati, mentre ci sono quelli che premiano sempre i soliti sinistri»”.
    Ora, con tutto il rispetto per i partecipanti, ma mi chiedo cosa sia stato spiegato a Berlusconi, visto che proprio giovani-giovani tanti artisti non sono, sia anagraficamente che come curriculum espositivo; aver presentato la rassegna come una mostra “di giovani” sarebbe l’ennesima – consapevole e strumentale – scorrettezza nei confronti del pubblico e degli artisti. Avere venti o quarant’anni di carriera alle spalle sarebbe dunque una macchia?
    Non mi spingo a chiedermi cosa abbia capito il “premier” di ciò che ha visto e sentito, perché l’impossibile non è il mio campo.
    Grazie Lori per il tuo servizio, aspetto quelli di altri collaboratori dalle varie regioni.

    • sinceramente cara/o a.p. il Cavaliere ha fatto una figura mica male .. la lezioncina appresa alla perfezione, feeling inossidabile con l’amato sgarbi e sul tema giovani ha fatto perfino la solita battutina autoreferenziale dei 35 anni ;)

  2. Inizio a pensare che sgarbi non sia nemmeno così inconsapevole di quello che ha fatto: la mostra aveva un percorso, ha aggiunto altre opere last minute. Gli artisti e le opere sono volutamente poste in una situazione secondaria ed accessoria, il vero artista è Sgarbi, e tutta l’operazione padiglione ha come unico artista sgarbi.

    Se prendiamo la sovraproduzione delle migliori biennali e manifeste del mondo e la mettiamo in un capannone, il calderone non sarebbe diverso. E come in questo caso non ci sarebbe nessuno, nessun critico che si prende la briga di spiegare cosa debba essere la qualità e perchè sgarbi no, e cattelan sì, o perchè fischer sì e tullio puppini del padiglione puglia no….

    L’operazione di sgarbi è il migliore specchio dell’italia (in negativo) e dentro ci finisce anche il filone controbiennale capeggiato nel 2009 da milovan farronato e compagnia…penso che invece avremo bisogno di buoni positivi…

    http://whitehouse.splinder.com/

  3. Al di là della qualità dei singoli lavori del Padiglione Italia, pensiamo a tutte le opere prodotte nelle migliori biennali del mondo in un solo anno e mettiamole in un grande capannone. L’effetto non sarebbe così diverso. L’avanzata delle moltitudini creative e la crisi della rappresentazione, la crisi del ruolo di artista. Peccato che l’operazione di Sgarbi sia ignorante, volgare e non consapevole (il karaoke come dice Bonito Oliva). Questo ha determinato una riflessione profonda degli artisti sul partecipare o meno (partecipazione che in questo calderone è totalmente irrilevante). L’ufficio di Mariano Pickler a Milano (noto mecentate della migliore arte contemporanea nostrana ma ora con problemi finanziari, credo) non è diverso da questo calder one – rimando alla mostra One Calder in questo stesso ufficio nel 2009:

    http://whitehouse.splinder.com/post/21590517/_

    One Calder presentava decine di opere di giovani artisti italiani ammassate, quasi a compenetrarsi l’una nell’altra. A mio parere si trattava del vero Padiglione Italia 2009, anticipatore di questo del 2011. One Calder è ospitata all’interno di un ufficio immobiliare deputato alla vendita degli stabili della Zona Ventura, acquistata per poco da Pickler, messa a nuovo e rivenduta come zona cool riqualificata. Quell’ufficio era sintomo anch’esso di un periodo storico, forse di un ‘illusione immobiliare che ha determinato poi una crisi globale, e non solo economica.

    Per non parlare di come questa operazione di Sgarbi giochi sapientemente con i complessi di inferiorità del “migliore” sistema italiano: ci dobbiamo vergognare o siamo veramente noi allo specchio? Un effetto e una rappresentazione perfetti della realtà.

    Pensiamo agli italiani invitati nella rassegna internazionale, ai giovani: sono epigoni che scimmiottano coetanei esteri, quando non direttamente maestri del passato (vedi camminata di Giorgio Andreotta Calò da Amsterdam a Venezia, speriamo che poi a Venezia non installi delle pietre raccolte come faceva Richard Long…).

    Quindi non ha senso parlare di padiglione italiano. Forse sarebbe stato interessante ed utile averlo dato ad un solo giovane o mid career che abbia determinato un reale scarto e che possa essere interessante per la scena internazionale, ma in italia non è facile. Anche se una crisi del linguaggio è ormai dato sovranazionale.

  4. Il Padiglione Lazio sarà anche stato stracolmo Di laborious ma nel bistro video se ne vedono in totale dodici di cui tre per oltre metà del video stesso : vostri amici? guasto camera? scarpe strette? Mi dispiace ma ci avete abituati a molto meglio di cosí!!

    • sicuramente scarpe strette.. ..anzi con il tacco e 4 ore di attesa in piedi prima di poter visitare la mostra non hanno favorito la ripresa .. comunque per chi è interessato, altre opere sono visibili in foto. saluti

  5. La quantità…
    Non importa che siano assenti ad una prima visione nessi stilistici e di contenuti, non è ciò che deve interessare il curatore.
    La quantità dunque, perchè stordisce, perchè impressiona.
    La riflessione, il significato profondo dell’opera singola è un approccio datato.
    Quello che qui viene presentato è lo specchio dell’Italia di oggi.
    Non ci piace il riflesso e non ci piace l’originale.
    Ma non per questo perde significato.
    L’artista è Sgarbi, e la performance è il trionfo della quantità non sulla qualità ma sulla possibilità di discernere tra ciò che di qualità ci sia.
    Una possibile risposta a questo attacco potrebbe essere l’indignazione, che vedo in molti commenti.
    Un’altra una maggiore capacità critica.
    Io preferisco la seconda.

  6. Scrive Pino Boresta sulla rivista d’arte JULIET:

    Ancora una?

    La domanda giusta non è “Gli artisti più bravi sono quelli che fanno più mostre?”, bensì “Gli artisti bravi fanno le mostre?” o meglio “Gli artisti migliori fanno ancora le mostre?” Ma si, fatevi pure tutte le biennali e quadriennali che volete, tanto l’essenziale per un artista non è quello che mostra ma quello che dimostra, in quanto l’importante è ciò che riesce a fare e dire senza aspettare che qualcuno glielo chieda. Non si diventa grandi artisti per committenza ma per passione. Oggi giorno tutti gli artisti possono fare mostre più o meno importanti, tutti gli artisti possono ottenere pubblicazioni, interviste, articoli su riviste più o meno prestigiose (spesso basta pagare), ma pochi sono quelli che dicono e fanno opere realmente interessanti e di valore.
    QUINDI, ESSERE DENTRO O FUORI A QUESTO SISTEMA NON È INDICE DI VALORE COME NON LO È PARTECIPARE A MOLTE DI QUELLE AMMUCCHIATE COLLETTIVE CHE SPESSO NON SERVONO NÉ AGLI ARTISTI NÉ TANTO MENO A CHI LE VA A VEDERE. COME NON SERVE NEANCHE FARE PERSONALI UNA DIETRO L’ALTRA SENZA DIRE NIENTE DI NUOVO O SENZA REALI OBBIETTIVI SE NON QUELLO DI ALIMENTARE IL MERCATO. A COSA SERVE PAVONEGGIARSI A DESTRA E A SINISTRA MOSTRANDO SEMPRE IL SOLITO LAVORO, SPESSO SIMILE SE NON UGUALE A QUELLO DI 10, 100 ALTRI ARTISTI CHE IN GIRO PER IL MONDO FANNO LE STESSE COSE E HANNO LE STESSE IDEE? A cosa serve stare lì ad aspettare che qualcuno prima o poi ti dia un premio? A cosa serve aspettare che un critico ti chiami per fare una mostra? Pensate che sia questo l’unico modo per farsi conoscere? Ebbene, vi sbagliate, è solamente il modo più comodo, il meno faticoso utilizzato da coloro che hanno limitate capacità d’iniziativa.
    Qualcuno sostiene che non è il valore di un artista che fa sì che questi emerga ma il fatto che se ne parli molto e più se né parla più salgono i prezzi, e non importa come se ne parli l’importante e che se ne parli. Se realmente fosse così, cosa significa quando questo non avviene? Cosa significa quando un artista pur diventando un fenomeno sociale e culturale invece di essere premiato continua a essere ignorato dal sistema? Forse che ogni rapporto interpersonale di questi operatori culturali è guidato solo dalla logica del potere e del profitto? Probabilmente come dice Harry Potter “Non esiste il bene e il male, ma il potere bello e brutto, utile e inutile, superfluo e necessario.”

Comments are closed.