Letizia Moratti, la campagna elettorale per Palazzo Marino e il “museo d’arte contemporanea unico al mondo”…

Vabbeh, non ci possiamo sempre lamentare di tutto. Anzi, quando in una campagna elettorale all’ultimo sangue un candidato sindaco di una importante città decide di utilizzare, tra le altre cose, anche l’arte contemporanea come veicolo di propaganda, non possiamo che gioire. Ehssì perché dieci o quindici anni fa se qualcuno a Milano avesse fatto battage […]

Vabbeh, non ci possiamo sempre lamentare di tutto. Anzi, quando in una campagna elettorale all’ultimo sangue un candidato sindaco di una importante città decide di utilizzare, tra le altre cose, anche l’arte contemporanea come veicolo di propaganda, non possiamo che gioire. Ehssì perché dieci o quindici anni fa se qualcuno a Milano avesse fatto battage politico affermando “aprirò un museo d’arte contemporanea” avrebbe riscosso, nella migliore delle ipotesi, l’indifferenza di tutti.
Oggi non è più così, e anche l’elettore medio percepisce l’importanza, per una moderna città occidentale, di certi elementi. Dunque punticino in più per la Moratti e per i suoi poster luminescenti che puntellano la capitale morale con tanto di rendering del museo di Daniel Libeskind. Certo che magari si poteva evitare di parlare di “museo unico al mondo”, perché qualche maligno potrebbe chiosare “unico al mondo per le dimensioni completamente inadeguate alle aspirazioni di una grande metropoli contemporanea”…

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