Dal 3 marzo arriva nelle sale italiane, distribuito da Double Line, Voyage of Time, documentario diretto dal geniale regista Terrence Malick (La sottile linea rossa, The Tree of Life), con la voce narrante di Cate Blanchett e prodotto da Brad Pitt.

UN FILM CHE CELEBRA LA TERRA E LA SCIENZA

Si tratta di una esplorazione del pianeta tra passato ed eventuale futuro, un inno alla vita, alla natura e alla storia stessa della vita sulla Terra. Malick, che ha presentato questo film alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia, offre un ennesimo spunto interessante di riflessione riguardo la nostra esistenza come ospiti e protagonisti del mondo. “La bellezza estetica del film non fa che valorizzare la scienza sottostante in uno scambio dinamico, un dare e ricevere, tra il romanticismo dell’arte e il rigore della ricerca scientifica. La scienza è stata erroneamente considerata nemica del mistero e del senso di meraviglia è piuttosto il contrario, in realtà. La conoscenza non diminuisce il senso della bellezza e del mistero; lo accresce. In quanto scienziati, il nostro compito è tuffarci in quel mistero e cercare di formare per consentire la comprensione. Ciò che fa anche Terry con questo film” dice Andrew Knoll, Fisher Research Professor di Storia Naturale presso l’Università di Harvard, consulente della NASA e responsabile della veridicità e accuratezza dal punto di vista scientifico della rappresentazione.

UNA NUOVA FRONTIERA CINEMATOGRAFICA TRA SCIENZA E ARTE

Prima di iniziare la produzione di questo film, Malick si è immerso in studi astronomici, biologici e filosofici, raccogliendo appunti e parlando con professori, ricercatori e innovatori in campi in rapida evoluzione, spaziando dalla fisica all’antropologia. Tale lavoro preparatorio è confluito in un film che sa ritagliarsi una nuova forma espressiva, intersecando scienza e arte. Voyage of Time consente allo spettatore di sperimentare in modo diretto ciò che la scienza ha compreso del nostro mondo, della nostra storia, della nostra esistenza, e lo fa attraverso il grandissimo potenziale che ha il cinema nel documentare e mostrare la cruda realtà.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival, rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità, è giornalista pubblicista e content creator. Coordina il video magazine di Cinecittà, collabora tra gli altri con le Rivista 8 1/2 e Mediterraneo e dintorni, ed è autrice del programma tv Luce Social Club (Sky Arte).