Un giardino incantato sta per aprire a Mito, in Giappone, dove la natura centenaria del Kairakuen Garden ha incontrato la creatività di teamLab.

IL DIGITIZED KAIRAKUEN GARDEN DI TEAMLAB

Aprirà il prossimo primo febbraio e resterà visibile fino alla fine di marzo 2022 questo nuovo strabiliante lavoro dello studio giapponese, in occasione dei 180 anni del meraviglioso giardino. Otto installazioni luminose e interattive si fondono con le piante e le bellezze del parco, uno dei tre più grandi del Giappone. Ciascuna di esse intende mettere in comunicazione l’uomo e la natura circostante, in un dialogo che viene esaltato da suoni, luci e immagini, a dimostrazione che si può creare arte senza danneggiare l’ambiente circostante. Il fil rouge delle opere Digitized Kairakuen Garden è la ciclicità del tempo, testimoniato da alberi centenari, che supera le possibilità di vita di noi umani.

LE OTTO OPERE VISIBILI NEL GIARDINO

La prima installazione vede la presenza di numerosi ovoidi luminosi lungo il percorso che attraversa la foresta di cedri: toccando ciascun elemento, questo cambia colore e trasmette una scia alla moltitudine di lampade che adornano i rami dei maestosi alberi. Da un capo all’altro della foresta è possibile così comunicare la propria presenza agli altri.

Attraversando la foresta di bambù è possibile ammirare la processione di figure tipiche marciare al fianco dei visitatori e interagire con esse: non si tratta di una replica infinita, ma di proiezioni sempre diverse che rispondono agli stimoli esterni.

Sulle oltre 3000 piante di susine, di cui il Kairakuen Graden è famoso, i creativi di teamLab hanno invece installato una moltitudine di luci che brillano autonomamente, come a rappresentare il respiro vivo di ciascuna pianta. Se qualcuno passa accanto ai susini, la luce cambia colore e risuona un tono sonoro specifico. La luce dell’albero si irradia verso l’esterno e viene trasmessa agli alberi circostanti.

Nel giardino c’è un enorme albero di cedro che si stima abbia 800 anni. A lui è stata dedicata una poetica installazione luminosa, che vede lungo il suo arbusto sbocciare migliaia di fiori colorati.

Tra il concreto e l’astratto, tra lo ying e lo yang, la quinta installazione vede l’incontro di luci e ombre attraverso la creazione di un reticolo che muta al mutare dei presenti. Un gioco di luci e forme, di pieni e di vuoti sempre diverso, coinvolge gli spettatori che stazionano nello spazio ad esso dedicato.

Anche i pini e le azalee rare e centenarie vengono valorizzati attraverso luci colorate. Ciascuna di esse riproduce una tonalità e un suono intimamente legati, che variano al tocco delle persone, per irradiarsi alle piante circostanti. Si crea così un’armonia visiva e uditiva che coinvolge.

All’interno del tronco di un grande albero caduto a causa di un forte tifone nel 1964, una videoproiezione riproduce un anno di fiori stagionali della zona, che sbocciano nel corso di una sola ora, spargendosi e cambiando continuamente. I fiori nascono, crescono, germogliano, sbocciano e alla fine si disperdono, appassiscono e scompaiono.

L’ultima installazione è dedicata all’acqua e ad una delle tanti sorgenti presenti in questo straordinario giardino. Attraverso la tecnica della calligrafia spaziale, con una proiezione luminosa, viene riprodotto un Enso, ovvero la pratica Zen di disegnare un cerchio con una sola pennellata.

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Roberta Pisa
Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.