“Al mio primo giorno di scuola dell’arte ci hanno portato a visitare il Baltimore Museum of Art nel Maryland negli Stati Uniti e mi sono reso conto che non sapevo nulla di arte” spiega Jeff Koons agli studenti del Polimoda. “La lezione di storia dell’arte ha trasformato la mia vita: parlava di un dipinto di Manet, Olympia, dei contatti con l’opera di Goya, del simbolismo del gatto nero e del suo significato nella Francia del XIX secolo e all’improvviso mi sono reso conto che l’arte sarebbe stata un veicolo per arrivare alla filosofia e alla psicologia, alla teologia, alla fisica e all’estetica, che oggi, davvero, ritrovo tutte contenute in questa mostra. Da quel momento, mi sveglio ogni giorno entusiasta della possibilità di trascendere attraverso l’arte”.

I CINQUE STUDENTI DEL POLIMODA

Questa è solo una delle tante rivelazioni che l’artista statunitense ha affidato ai cinque ragazzi che lo hanno intervistato in occasione dell’apertura della mostra Jeff Koons. Shine a Palazzo Strozzi. In una lunga chiacchierata informale, Koons si è raccontato come un libro aperto, senza filtri e in un’atmosfera di empatia con i giovani studenti di Polimoda, provenienti da diversi Paesi e discipline, dal fashion curation al trend forecasting, dal fashion business al brand management.

DAL DENARO ALLA TECNOLOGIA: LE RIVELAZIONI DI KOONS

Il risultato è un excursus che parte dalle esperienze personali di Koons alle sue considerazioni su arte e denaro, fino al rapporto tra pubblico e tecnologia: “Le persone vanno alle mostre e cercano di catturarle nei loro telefoni, invece di osservare semplicemente le opere e lasciarsi coinvolgere. Possiamo indagare su tutto grazie alla tecnologia, ma allo stesso tempo le persone non si aprono all’esperienza della vita e ci stiamo allontanando sempre di più da essa. Credo si debba provare invece a restare in contatto con la natura, essere aperti e interagire con le persone, e sentire la vitalità della vita, del desiderio, dei sensi e cosa significa essere umani in questo mondo”.

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Roberta Pisa
Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.