Marx può aspettare racconta della morte di Camillo, mio gemello, il 27 dicembre del 1968. Una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere “universale” (altrimenti che interesse potrebbe avere?) per almeno due motivi: una riflessione sul dolore dei sopravvissuti (eravamo abbastanza sani noi fratelli per sentire dolore?), ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia. E perciò il teatro nella tragedia. Il secondo motivo è che la morte di Camillo cade in un anno ‘rivoluzionario’, il 1968. L’anno della contestazione, della libertà sessuale, del maggio francese, dell’invasione della Cecoslovacchia, ma tutte queste rivoluzioni passarono accanto alla vita di Camillo, non lo interessarono. ‘Marx può aspettare’ mi disse l’ultima volta che ci incontrammo…”. Con queste parola Marco Bellocchio (Bobbio, 1939) introduce al pubblico il suo ultimo film, una storia autobiografica che tuttavia gli permette di ricostruire un’intera epoca.
Il film, presentato in anteprima mondiale ieri al Festival di Cannes, è già nelle sale italiane grazie a 01 Distribution e il regista verrà premiato ufficialmente domani con la Palma D’oro d’Onore, il riconoscimento che il Festival di Cannes assegna per suggellare carriere incredibili come la sua.
Nella clip che vi mostriamo in esclusiva la sorella di Marco Bellocchio legge una lettera scritta dalla madre dopo la visione del suo capolavoro del 1965, I pugni in tasca.

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