Un monolite alto sei metri ricoperto da schermi LED. Sulla sua superficie prendono vita immagini e animazioni prodotte da un algoritmo di intelligenza artificiale che rielabora dati provenienti da uno dei più antichi siti archeologici al mondo, il tempo di Göbekli Tepe, in Anatolia, i cui resti risalgono all’inizio del Neolitico (9500 a.C. Circa).
La spettacolare installazione, attualmente in mostra al Mori Art Museum di Tokyo, è stata realizzata dal team dello studio statunitense ouchhh che con questo progetto vuole mettere in connessione passato e presente, costruendo un ponte ideale che attraversa i millenni: “la nostra domanda principale è: cosa succederebbe se la coscienza generata dai dati più antichi sulle origini del mondo si materializzasse in un progetto di arte pubblica ibrida? Non siamo uno studio che si occupa di data visualization ma usiamo i dati e l’intelligenza artificiale per fare arte. Abbiamo cercato di creare un’esperienza oscura, epica e cinematica per la vita del futuro”.

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.