Per oltre vent’anni ho usato il mio corpo nelle opere, ma a un certo punto ho raggiunto una specie di vicolo cieco. Avevo la macchina fotografica montata, la luce era perfetta, ma non sapevo più cosa fare di fronte all’obiettivo”. Spiega così la sua crisi creativa l’artista finlandese Elina Brotherus (1972) in questa intervista rilasciata alle telecamere del Louisiana Museum di Copenhagen. Ma la scintilla per iniziare un nuovo ciclo di lavori è presto arrivata, accesa dall’incontro con l’eredità di Fluxus, movimento che a partire dalla fine degli Anni Cinquanta ha proposto una modalità di fare arte basata sulla performance e sull’esecuzione di istruzioni.
“L’arte è l’unica attività in cui gli adulti possono continuare a giocare”, spiega, “perché sto facendo queste cose stupide? Perché posso. Vediamo che succede se mi metto a tirare limoni in una foresta…”

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AutoreElina Brotherus
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