I musei, si sa, sono il luogo educativo per eccellenza. Veri e proprio scrigni della storia e della cultura, conservano milioni di documenti e di oggetti di inestimabile valore, permettendoci di preservare la memoria della civiltà umana e di comprenderne lo sviluppo. Non tutti gli studenti, tuttavia, hanno la possibilità di accedere a questi luoghi, e anche quando ce l’hanno, magari non riescono a goderne appieno a causa di un allestimento anonimo e respingente e a materiali esplicativi difficili o inesistenti.
Nasce da questa serie di considerazioni il progetto Museum in a Box, lanciato dall’omonima startup londinese. Si tratta di un dispositivo elettronico in grado di leggere informazioni direttamente dagli oggetti, che possono essere riproduzioni in miniatura di opere e reperti, ma anche schede e disegni. L’obiettivo è duplice: portare i musei dentro le scuole, nel caso in cui non siano fisicamente raggiungibili, e coinvolgere i più giovani in un percorso di scoperta interattivo e stimolante, che includa anche il senso del tatto e la manipolazione degli oggetti, favorendo così la comprensione e la memorizzazione delle nozioni apprese.

www.museuminabox.org

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.