Buone notizie per tutti coloro che hanno amato la web serie con i pupazzi più disturbanti della storia (un po’ meno positive invece per chi ne è rimasto profondamente turbato). A distanza di due anni dal suo ultimo delirante episodio, Don’t Hug Me I’m Scared riappare in rete con un breve teaser che lascia presagire l’arrivo di una seconda stagione. Per chi non lo conoscesse, Don’t Hug Me I’m Scared (Non abbracciarmi, sono spaventato) è il nome di una surreale serie nata nel 2011 dalla mente di Becky Sloan e Joseph Pelling (coppia di registi britannici nota anche per il coloratissimo video dei Tame Impala Feels like we only go del 2012) e portata a compimento grazie al successo di una campagna di crowdfunding, per niente canonica, sulla piattaforma Kickstarter. Avete presente gli spettacoli televisivi di Jim Henson, il papà dei Muppets? Immaginate ora uno di quegli show ambientato in un film di David Lynch ed eccovi servito Don’t Hug Me I’m Scared.

TRE PROTAGONISTI, TRE COLORI

Protagonisti della serie sono tre fantocci, per la precisione due pupazzi e un uomo dal volto coperto e completamente colorato di rosso, conosciuti genericamente per il colore che li rappresenta: Yellow Guy, il più giovane e meno intelligente del gruppo, Green Guy, che ha le sembianze di un germano reale in giacca marrone, e Red Guy. Strutturata come i classici programmi televisivi per bambini, con tanto di stacchetti musicali, e caratterizzata da un eclettismo registico che include marionette, claymotion e animazione 3D, la serie si sviluppa in sei episodi dove ogni volta i tre protagonisti si ritrovano a interfacciarsi con dei personaggi tanto accattivanti quanto subdoli e maligni, alla scoperta di concetti universali come la creatività, il tempo e l’amore.

UNA FEROCE CRITICA DELLA SOCIETÀ

Dietro ai tratti giocosi e grotteschi, la serie nasconde una feroce critica ai mass media e alla società consumistica, uno scenario in cui Internet e le nuove tecnologie ricoprono un ruolo centrale nella manipolazione della mente umana. Tra inquietanti tautologie, messaggi subliminali e riferimenti nascosti, ogni puntata tende a concludersi sempre con una degenerazione narrativa capace di immergere il tutto in una spiazzante dimensione metafisica di fronte alla quale è impossibile rimanere indifferenti.
Sulle nuove avventure della serie non si sa ancora molto, tranne che verranno presto trasmesse anche in televisione e che sono state prodotte dalla Conaco, la casa di produzione del noto attore e conduttore statunitense Conan O’Brien.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.