Mai, mai scorderai l’attimo, la terra che tremò. L’aria si incendiò e poi silenzio”. Con queste parole, cantate dal compositore Claudio Maioli, si apriva nel 1986 la sigla di uno dei cartoni animati made in Japan più celebri, controversi e violenti degli anni ottanta: Ken il guerriero.
Nato nel 1983 dalla collaborazione tra lo sceneggiatore Buronson e il mangaka Tetsuo Hara, il mitico (se non addirittura mitologico) Kenshiro risulta ancora oggi, e non solo agli occhi dei nostalgici, un personaggio così puro e allo stesso tempo invincibile da rendere l’intera saga un prodotto di culto. Complici i molti riferimenti cinematografici (dalle ambientazioni post apocalittiche di Mad Max alle architetture di Blade Runner passando per Rocky, Conan il barbaro e Bruce Lee) e le scene di combattimento di una violenza inedita per un cartone animato, inaudita e splatter, la saga di Ken il guerriero è entrata sin da subito nell’immaginario collettivo. Un anime così epico ed emblematico, per diverse generazioni, da essersi meritato una celebrazione con i fiocchi in occasione del compimento dei suoi 35 anni di età. A distribuire nelle sale italiane la versione masterizzata in HD del lungometraggio del 2008 Ken il guerriero, la leggenda di Hokuto ci pensa la casa austriaca Koch Media, interessata da tempo anche all’animazione nipponica.
Come recitava uno dei presentatori di Celebrity Deathmatch alla fine di ogni episodio, non ci resta che augurare a tutti “buona notte e buone botte”.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.