A una prima lettura, potrebbe sorprendere la scelta di ribattezzare l’intervento di riqualificazione di un’ala del Carcere di Pescara, realizzato in auto-costruzione dai detenuti dello stesso, con l’Associazione VIVIAMOLAq e Voci di Dentro Onlus, proprio “La città”. La detenzione limita la partecipazione alla vita attiva, mentre la condizione dell’edilizia penitenziaria italiana – con un tasso di affollamento superiore al 113,2% -, salvo alcuni casi, impedisce di considerare queste strutture come una presenza di rilievo del tessuto urbano. Eppure, nessuna denominazione sarebbe stata in grado di sintetizzare in maniera più adeguata il principale tra i desideri condivisi dai detenuti coinvolti nei laboratori: progettare “un dentro che potesse apparire un fuori, un luogo se non vero, almeno verosimile, dove poter dialogare su una panchina, passeggiare lungo un corso fatto di colore, natura, e veri materiali, tangibili da poter davvero toccare”. Presenze, insomma, capaci di evocare la dimensione urbana.

UN DENTRO CHE POSSA SEMBRARE UN FUORI

Operando in coerenza con le norme di sicurezza carceraria vigenti, detenuti e membri di VIVIAMOLAq – studenti ed ex studenti dell’ateneo aquilano che portano avanti iniziative per la rinascita del capoluogo abruzzese -, sono intervenuti in un corridoio di circa 40 metri, largo 2,5 metri. Insieme hanno realizzato una sartoria e un’area multidisciplinare. A ciascuna delle stanze che si aprono lungo il corridoio, interpretate come le vetrine dei negozi di un corso urbano, è stata conferita una nuova identità cromatica: solo “toni distensivi, che richiamassero la natura”. Accanto a ogni porta è stato inoltre posizionato un arredo, in linea con le esigenze dell’attività ospitata all’interno. “In una società che, anche a causa di obiettivi problemi di logistica urbana, confina istituzioni del genere ai margini ambientali, il progetto La Città centra l’insperato l’obiettivo di far entrare la società nel carcere”, hanno dichiarato gli organizzatori, sottolineando anche l’effettiva replicabilità dell’intervento altrove.

– Valentina Silvestrini

http://viviamolaq.blogspot.it

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.