Due grandi installazioni animano fino al 31 dicembre la Grande halle de la Villette di Parigi in occasione del Festival d’Automne. Quella analogica del coreografo americano William Forsythe (1949), che ha riempito lo spazio con centinaia di pendoli, e quella digitale dell’artista e musicista Ryoji Ikeda (1966) che presenta una versione monumentale del suo famoso Test Pattern project, un sistema generativo che trasforma qualsiasi flusso di dati in pattern geometrici che ricordano i codici a barre.
Entrambe le opere, seppur molto diverse tra loro, richiedono la partecipazione diretta dello spettatore, che è invitato a interagire con il proprio corpo all’interno dello spazio. Nel caso dell’installazione di Forsythe, che si intitola Nowhere and Everywhere at the Same Time N°2 , il tentativo di attraversare l’opera senza essere colpiti dai pendoli genera una serie di involontarie coreografie, come spiega l’autore: “Le persone sono libere di inventare la propria personale navigazione all’interno di questo ambiente imprevedibile. Il compito, che accende nello spettatore le sue innate facoltà predittive, finisce per produrre una vitale coreografia formata dalle diverse strategie di elusione”.

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AutoriRyoji Ikeda, William Forsythe
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).