La tradizione antichissima della scultura reinterpretata dagli artisti contemporanei. L’arte della terza dimensione, che come afferma Sarah Sze in questo video, “ha come punto di partenza l’oggetto” diventa una pratica multiforme e sfaccettata, che si manifesta attraverso materiali e pratiche molto diverse. Si va dalle sculture metalliche di Antony Gormley, che sintetizzano la figura umana usando forme geometriche primarie, alle grandi concrezioni in legno, cartone e cartapesta di Phyllida Barlow (protagonista quest’anno del Padiglione Britannico alla Biennale di Venezia), passando per le installazioni eteree e disgregate della già citata Sarah Sze, le imponenti strutture minimali di Richard Serra e le “sculture viventi” di Doug Aitken, che reagiscono agli input dell’ambiente circostante.
In questo video, pubblicato dal Louisiana Museum of Modern Art di Copenhagen, questi cinque artisti spiegano la loro personale interpretazione del concetto di scultura, connettendo il proprio lavoro con la lunga e gloriosa storia che li precede.

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

2 COMMENTS

  1. Questo diffuso malinteso nell’ambito dell’Arte Contemporanea dove qualsiasi presenza, purché tridimensionale , possa venir considerata Scultura alla stregua, ma su di un altro piano, dell’Orinatoio di Duchamp il quale viene considerato Opera d’Arte per il solo fatto di essere stato posto all’interno di un contesto culturale, ha prodotto e produrrà innumerevoli e spiacevoli conseguenze di là da venire.
    Dei 5 scultori, i lavori di Antony Gormley rappresentano un autentico tentativo di ridefinire, in modo corretto, i rapporti spaziali tra un oggetto e lo spazio intorno ad esso e le interazioni tra queste entità.
    I lavori di Serra, che pur tendono a ridefinire la scultura ed i suoi rapporti spaziali nell’ambito allargato tipico della Land Art, anche se rappresentando un momento di eccellenza, esprimo spesso brutalità ed eccesso.

    • Le mie opere scultoree ….sono ” nuvole al vento ” ….forme in movimento…..e forme ” senza forma “……! Il lato migliore di queste ” opere ” è che non si possono esporre……!

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