Cinema e fisica quantistica, un incontro insolito. È l’affascinante concept che sta alla base di QuantuMine, documentario diretto Carlotta Petracci che si basa sul film Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, lungometraggio nato da un co-produzione Italia, Spagna e USA, con protagonista Armie Hammer. Un survival movie, come lo hanno definito in molti, ma con un retroterra esistenzialista, come puntualizza il documentario della Petracci, che ne offre un’interpretazione “fantascientifica”, riferendosi al concetto di fantacoscienza di un certo cinema degli anni Settanta.
Di viaggio interiore infatti si parla, ma senza sostanze lisergiche, perché Mike (il protagonista), accidentalmente bloccato su una mina nell’immensità di un deserto subsahariano, si trova costretto ad affrontare i suoi drammi, abbandonando i panni del soldato e vestendo quelli dell’uomo, soggiogato dalla sua coscienza e da una Natura, che diventa progressivamente ostile. Che realtà vuole Mike, in aperto contrasto con se stesso, rispetto a quella che gli appartiene? Per dare una risposta a questa domanda, nel film la temporalità lineare collassa, il determinismo cede i posto al principio della non-località, attraverso una frequente e ricorsiva incursione di flashback e visioni, che diventano i portali attraverso cui si compie la trasformazione dell’eroe. Magia del cinema: “cambiare il passato, nel presente, per creare un nuovo futuro”, o prospettiva esistenziale realmente quantistica?

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