Un braccio robotico enorme che manovra una spatola intenta a cercare di arginare una pozza di liquido rosso sangue. Con movimenti repentini e aggressivi, la macchina mette in scena una danza ipnotica e infinita, riportando continuamente la materia liquida verso il centro.
Can’t Help Myself è la prima opera d’arte robotica commissionata dal Guggenheim di New York per la sua collezione permanente e fa parte della mostra Tales of Our Time, personale dedicata alla coppia di artisti cinesi Sun Yuan e Peng Yu, in corso fino al 10 marzo 2017. “Gli esseri umani devono imparare dalle macchine se vogliono essere in grado di controllarle”, spiegano gli autori, “le persone vissute in altre epoche fanno fatica a comprendere le narrazioni del presente, e allo stesso modo per noi sarà difficile immaginare le narrazioni del futuro. Questo accade perché le macchine, che ormai sono una parte integrante della nostra cultura, cambiano continuamente e così facendo accelerano i cambiamenti del genere umano”.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.