The World of Gilbert & George (1981) è un manifesto di poetica più che un documentario. Un’opera che in ogni inquadratura restituisce, così come dichiarato dal duo, “tutti i nostri pensieri, sentimenti, speranze, timori, sogni, amori, incubi, disastri, profezie, ricordi e lacrime”. Ed è vero: seppure il film non abbia alcuna struttura narrativa, dalla visione il loro mondo risulta chiaro e diretto.
La presentazione della pellicola alla Festa del Cinema di Roma è stata un’occasione per incontrarli, e l’intervista che volevamo fargli si è trasformata in una performance. Gilbert & George hanno iniziato a leggere a vicenda le domande che abbiamo dato loro, in modo che anche questa volta il loro dialogo ininterrotto non subisse alcuna interferenza. Chiedere loro di farsi le domande dinanzi a degli specchi ha poi annullato lo spazio asettico assegnato per l’intervista e moltiplicato la loro immagine interiore. Queste sono le domande che gli abbiamo suggerito. Le risposte le potete ascoltare dalla loro viva voce.

Il restauro di questo straordinario film è l’occasione per parlare di come il vostro lavoro si è evoluto negli ultimi 35 anni. Il film è del 1981, ma si rinvengono elementi costanti della vostra poetica. Quali considerate dei punti fermi, e cosa invece è ormai distante?

Mi dite qualcosa riguardo all’importanza del movimento delle foglie che si vede nell’incipit?

Gilbert&George, Roma, 2016 - foto di Lucilla Loiotile
Gilbert&George, Roma, 2016 – foto di Lucilla Loiotile

Nella prima parte del film recitate il Padre nostro, e poi una preghiera laica, “La Bellezza è la mia arte”. La ricordate a memoria? Potete declamarne una parte?

Il film è un manifesto più che un documentario. Pensate di realizzare un volume 2?

Gilbert&George, Roma, 2016 - foto di Lucilla Loiotile
Gilbert&George, Roma, 2016 – foto di Lucilla Loiotile

La sceneggiatura è incredibilmente complessa e credo che sarebbe straordinario pubblicarla. Pensate di farlo?

La scelta di dirigere il vostro film è un modo per avere un controllo totale sul lavoro?

Come il paesaggio di Londra ha influenzato voi e la vostra poetica? Il modo di vestire, danzare, pensare?

Il fatto che il vostro lavoro sia il risultato del mix di due menti simbiotiche vi ha mai creato problemi di identità?

Gilbert&George, Roma, 2016 - foto di Lucilla Loiotile
Gilbert&George, Roma, 2016 – foto di Lucilla Loiotile

Sono consapevole che intervistare gli artisti sia un rischio perché dicono già ciò che ritengono importante con il loro lavoro. Nello stesso tempo, per tanti, la vita e l’arte coincidono, e questo vale per voi in particolare. Così non vi farò più domande sulle vostre opere o sul documentario.

[a Gilbert]: Ricordi qual è la cosa più folle che hai fatto prima di incontrare George?

[a George]: Qual è il tuo fiore preferito?

Intervista a cura di Mariagrazia Pontorno
foto di Lucilla Loiotile

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