A volte un semplice cambio di lente può far apparire il mondo totalmente diverso. È quello che succede nel cortometraggio Las Vegas in Infrared, girato dal filmmaker britannico Phillip Bloom con una macchina fotografica Sony RX100 IV modificata. La città del peccato, questo è il soprannome di Las Vegas, impero americano dell’intrattenimento e della trasgressione, viene ripresa usando una lente a infrarossi e uno straniante effetto di rallentamento. Lo slow motion, insieme a una palette di colori sbiaditi e alieni, crea una sensazione di sospensione e di sogno, mista a un senso di catastrofe imminente.

Non avevo un progetto preciso”, commenta l’autore, “e come con ogni nuovo giocattolo, mi sono divertito a sperimentare e filmare. Mentre lo facevo, mi sono reso conto di come l’effetto funzionasse bene con le palme, i prati e i cieli azzurri. Il risultato finale, specialmente dopo l’aggiunta dello slow motion, fa sembrare Vegas un luogo sinistro, con un’atmosfera post-apocalittica”.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

3 COMMENTS

  1. “Non avevo un progetto preciso”. Direi che si vede. È riuscito ad annoiarmi in meno di 3 minuti.

  2. I colori slavati dell’infrarosso
    esprimono abbastanza bene
    il livore che si prova
    dopo aver perso tutto al gioco;
    si cammina per strada
    col pensiero stravolto
    guardandosi intorno
    senza vedere niente.

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