Passato e presente si incontrano nella mostra di Ai Weiwei al Museo di Arte Cicladica di Atene. L’artista cinese, di cui si è molto discusso nelle scorse settimane per via di una serie di grandi installazioni dedicate al tema dei profughi realizzate usando giubbotti di salvataggio e gommoni (prima a Berlino, poi a Vienna e prossimamente a Firenze), ha progettato per il museo greco una mostra che dialoga con la collezione permanente. Si tratta della prima esposizione di Ai Weiwei in un museo archeologico ed è frutto di un processo di ricerca svolto in stretta collaborazione con lo staff dell’istituzione greca, anche grazie alla permanenza dell’artista nel Paese nel suo studio temporaneo di Lesbos, uno dei punti di arrivo dei profughi in fuga verso l’Europa.
In questo video, pubblicato dal magazine Nowness, possiamo godere di una panoramica sulle opere in mostra e ascoltare un commento dell’artista, che spiega il suo impegno e la sua visione umanitaria dell’arte. Un impegno che non sarà soltanto simbolico: il museo ha infatti annunciato che devolverà il 10% dei proventi della mostra (in corso fino al 30 ottobre) a due ONG che stanno lavorando per aiutare i rifugiati: Medici senza Frontiere e METAdrasi.

– Valentina Tanni

http://aiweiwei.cycladic.gr/en

 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

1 COMMENT

  1. Ai Wewei è uno dei più grandi bluff degli ultimi anni. Non ha neanche delle idee. Come pensa di aiutare i rifugiati? Non è meglio chiedere a professionisti di aiutare i rifugiati? Lo deve fare una persona improvvisata? I suoi ready-made, sgabelli, luci ecc, cosa ci dicono dei diritti umani? Ma esistono veramente redattori che pubblicano con serenità queste stupidaggini? Cosa ci dice l’artista dei soldi che guadagna vendendo canotti e salvagenti per diversi milioni di euro? I galleristi , tipo la Continua, che vendono canotti sono forse come scafisti??

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