Il cinema può diventare l’appendice di un museo, se la cinematografia si pone al servizio dell’arte per avvicinare il grande pubblico al fantastico mondo di uno dei pittori più enigmatici di tutti i tempi. Il documentario El Bosco. Il giardino dei sogni è un magnifico esempio di divulgazione culturale, un’ennesima iniziativa di successo del Museo del Prado, che per celebrare degnamente il quinto centenario di Hieronymus Bosch non solo ha organizzato una splendida mostra (la prima in Spagna, in corso fino a settembre), ma ha scelto di raccontare una sola opera, il trittico del Giardino delle delizie, con i più sofisticati mezzi audiovisivi.
Da domani, 9 giugno, in Spagna – e poi in molti altri paesi europei tra cui l’Italia, e anche negli Stati Uniti – è visibile nelle sale cinematografiche il film documentario di 90 minuti prodotto dal museo spagnolo in collaborazione con Lopez-Li Films, con il patrocinio della fondazione bancaria BBVA e l’appoggio di Movistar+ e di Rtve, RadioTelevisione Spagnola. La regia porta la firma di José Luis López-Linares, già direttore della fotografia con Carlos Saura e Fernando Trueba, che dagli anni Novanta si dedica a tempo pieno al genere documentario.

LA GENESI DEL PROGETTO
Il film nasce da un’idea di Reinaert Falkenberg, storico dell’arte ed autore del libro The land of unlikeness. The garden of earthly delights, che è anche la voce narrante del documentario. Lo studioso olandese ha pensato di rianimare il dibattito intorno al quadro più famoso di Bosch, costellato da una miriade di piccole scene, la maggior parte animate da personaggi fantastici, uomini e animali, spesso incomprensibili nel loro più profondo significato.
Credo che il quadro sia stato pensato già nel Cinquecento con il proposito di stimolare discussioni all’interno della corte dei Nassau” , spiega Falkenberg, “come oggetto di conversazione, per aprire dibattiti di carattere sociale o etico; sono convinto cioè che i contemporanei di Bosch lo contemplassero alla ricerca di stimoli multisensoriali”.
Ecco allora l’idea di costruire un documentario che sia una sorta di riflessione corale, alla luce delle conoscenze contemporanee sull’autore e sull’epoca in cui visse, per approfondire le diverse chiavi di lettura di uno dei dipinti più complessi ed enigmatici di tutta la storia dell’arte. Un capolavoro che, da sempre, lascia lo spettatore attonito e stupefatto di fronte alla sua contemplazione.
Protagonista del documentario, dunque, da un lato è Il giardino delle delizie visto attraverso primi e primissimi piani che ne inquadrano i dettagli più curiosi, più significativi o le figure più ricorrenti. Dall’altro lato, una serie di intellettuali, artisti, scrittori e musicisti sono chiamati ad esprimersi dinnanzi alla stravagante maestria del pittore olandese: una selezionata intellighenzia internazionale si trova a tu per tu con il celebre trittico, nel museo a porte chiuse. Ciascuno commenta l’opera con le proprie chiavi di lettura, artistiche e culturali, ma tutti in generale reagiscono più o meno come il pubblico che affolla le sale del Prado ogni giorno, con il medesimo stupore e con la stessa affascinata attrazione verso i misteri di Bosch.

Ludovico Einaudi di fronte all'opera di Bosch
Ludovico Einaudi di fronte all’opera di Bosch

TUTTI I GRANDI NOMI CHE HANNO CONTRIBUITO
Hanno partecipato al progetto gli scrittori Cees Nooteboom, Salman Rushdie, Orhan Pamuk e Nélida Piñon; i musicisti William Christie, Renée Fleming e Ludovico Einaudi; gli artisti Miguel Barceló, Isabel Muñoz, Cai Guo-Qiang e José Manuel Ballester. Ma anche molti storici e storici dell’arte, restauratori, direttori di musei e di collezioni, e persino medici neurologi che hanno voluto raccontare la propria visione personale del Giardino delle delizie di Bosch. Unica presenza italiana della produzione, quella del musicista Ludovico Einaudi, del quale è stato scelto anche il brano Passaggio (dall’album Le Onde) come sottofondo musicale dell’opera.
Girato tra la Spagna e l’Olanda, il film è montato con grande ritmo, con il contraltare di una colonna sonora fatta di brani originali e non, diversissimi fra loro – classici, rock e pop – ma in assoluta sintonia con le immagini che scorrono sul grande schermo. Il documentario del Prado è un appassionante viaggio attraverso l’arte e la cultura del tardo Medioevo, considerato erroneamente un’epoca di oscurità intellettuale e di cupo rigore nei costumi, in realtà fonte di ispirazione inesauribile per la fantasia e il gusto di Bosch, che fu un magnifico disegnatore e un eccellente pittore.

– Federica Lonati

www.museodelprado.es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.

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