“Il sublime nel porno, tra etica ed estetica”
Cicciolina superstar – Con Francesco Cascino
23 maggio 2013
Studio Legale, Roma

Gli artisti usano il pennello come Ilona usa la sua…“. Parola di Jeff Koons. Che dell’esuberante pornodiva ungherese amò quel mix tra trasgressione e modi naif, un po’ da bambina: tanto spregiudicata quando a suo agio nella dimensione della nudità e della sessualità ostentata, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ilona come musa, materia grezza nella mani del Principe del Pop, con cui tirar fuori, alla fine degli anni Ottanta, una serie di opere dal itolo “Made in Heaven”: lui e lei, protagonisti di dipinti, foto e sculture, nell’estasi del sesso e nella leggerezza del gioco erotico. Colori squillanti, matmnosfere tra l’onirico, l’ironico e il ludico, pornografia plastificata ed edulcorata, per un trionfo di lingerie, seduzione, tenerezza, spregiudicatezza e joie de vivre, in chiave pop-mediatica. Qualcosa che, in verità, Koons non ha mai voluto inquadrare nell’ambito dell’estetica porno: “Era innocente – ha affermato qualche tempo fa – era davvero un lavoro sulla purezza, sull’accettare il proprio corpo”.

Sposatisi nel 1991, Jeff e Ilona mettono subito al mondo un figlio, Ludwig, e nel 1994 sono già alla rottura definitiva, con tanto di traversie legali per questioni economiche e di affidamento. A raccontare di questo sodalizio amoroso, erotico e artistico è la stessa Cicciolina, durante un evento ospitato da Studio Legale, a Roma. L’ormai sessantenne ex attrice porno, sempre scintillante con la sua frangetta biondo platino, il suo make up di scena e nemmeno l’ombra di una ruga, si lascia intervistare dal noto art dealer e operatore culturale Francesco Cascino. Una conversazione per ripercorrere quello che fu, qualche decennio fa, un capitolo speciale nella storia dell’arte contemporanea di fine secolo, mix di ironia, trasgressione, indagine sociale e intellettuale: l’arte e il sesso, tema antico e in mille maniere declinato, nelle mani di Koons diventava una provocazione briosa con cui dissotterarre gli ultimi tabù e le ultime resistenze ipocrite di una società – quella statunitense, ma anche quella europea – evolutasi nel recinto di codici fortemente borghesi, tra senso di colpa, strategie del controllo, repressione e ambiguità culturali. Una questione politica, morale, religiosa, afferente ai costumi di un Occidente dilaniato da stridenti contraddizioni e da velocissime alterazioni.
Trenta minuti di memorie nostalgiche e disinibite, tutti da ascoltare.

– Helga Marsala

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.