Intervista a Jeff Koons
Fondazione Bayeler, Basilea – 14 giugno 2012, ore 10.15
servizio di Valentina Grandini, in collaborazione con Gino Pisapia
riprese e montaggio: Valentina Grandini
produzione: Artribune Television

Dal 13 maggio e fino al 2 settembre 2012 la Fondazione Bayeler di Basilea presenta per la prima volta in Svizzera una grande mostra dedicata all’artista americano Jeff Koons (York, 1955).
L’esposizione curata da Theodora Vischer e Sam Keller intende ricostruire le tappe più significative dell’attività artistica di Koons, attraverso un percorso tra le ampie e luminose sale della splendida architettura progettata da Renzo Piano nel 1992. Intento che si concretizza mediante una serie di grandi opere proposte seguendo una cronologia ben precisa; dal 1980 al 2011, sono  tre i macro gruppi di lavori su cui si sofferma il progetto: The New, Banality e Celebration.
Da sempre considerato l’erede naturale di Andy Warhol, Jeff Koons ha elaborato fin dagli esordi della sua carriera un linguaggio in bilico tra realtà e fantasia, impiegando una diversificata gamma di materiali che gli consente di spaziare dalla figurazione pittorica e scultorea a quella fotografica, fino a ibridare il Pop con il concettuale e il neo-barocco. Punto di partenza certo e riferimento dichiarato del suo lavoro resta pur sempre il ready made, frutto del genio duchampiano: trasposto e ri-editato, l’oggetto è al centro di un’attenzione speciale che Koons riserva alla materia seducente, alle forme da modellare, ai simboli carichi di riferimenti e pathos, alle superfici che si complicano e ai volumi che si espandono.

Persona distinta e affabile, Jeff Koons sembra un’agente di cambio di Wall Street, elegante, in  giacca e cravatta, perfettamente sbarbato, alto e dall’aspetto armonioso. Con un’espressione particolare, difficile da definire . L’intelligenza dello sguardo e il sorriso sereno trasmettono una strana ambivalenza: su quel viso tutta la consapevolezza di chi sa di valere moltissimo, mista a  un’estrema umiltà. Ecco come ci appariva, quel mattino dello scorso 14 giugno, una delle più grandi star dell’arte contemporanea internazionale. Lo abbiamo incontrato a Basilea, negli uffici della Fondazione Beyeler, proprio nei giorni di “Art Basel 43”. E i quindici minuti di intervista che ci ha regalato, non mostrando mai il suo volto alla telecamera, sono l’eccezionale voice over che accompagna una panoramica video della mostra. Buona visione.

Valentina Grandini e Gino Pisapia

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.