Uno scultore trascurato. Giacinto Cerone a Milano

Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano – fino al 21 gennaio 2017. Una selezione ragionata di grandi opere bianche esprime tutta la drammatica intensità della ricerca di uno scultore un po’ trascurato, ma portatore sano di una ricerca frenetica sulla materia e la forma. Guardando alla natura e al suo disfacimento.

Giacinto Cerone – Santo e contrario - exhibition view at Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano 2016 - photo F. Stipari
Giacinto Cerone – Santo e contrario - exhibition view at Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano 2016 - photo F. Stipari

In Caramellone del 1993 c’è già tutto il suo mondo: la costruzione delle forme sfatte, drammatiche; l’accumulazione e le ritorsioni della materia, il sospirato avvicendarsi di sovrapposizioni, piani formali grezzi e il dialettico confronto tra progetto e tumulto. Questa scultura di gesso, alta circa due metri, è una delle opere che compongono la genealogia di una mostra da non perdere, perché palesa l’universo di Giacinto Cerone (Melfi, 1957 – Roma, 2004) con efficacia, merito di un’idea curatoriale – quella di Raffaele Gavarro – anche rivelatrice, poiché restringendo la selezione a un numero relativamente esiguo di opere riesce comunque a esaltare la nomenclatura della sua ricerca.

UN ARTISTA TRASCURATO
La mostra Giacinto Cerone. Santo e contrario – promossa dalla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, in collaborazione con l’Archivio Cerone, coordinato dalla moglie Elena – è un omaggio riuscito a un maestro della scultura italiana troppo spesso trascurato nelle mostre di ricognizione e dalla storiografia del contemporaneo. Se non addirittura ignorato, e questo appare oltre che ingiusto anche paradossale, considerando l’estrema vivacità della sua scultura, sempre incline a una dialettica ricostruzione di una realtà frantumata, che non a caso – come suggerisce lo stesso Gavarro – trova alcune affinità con qualche artista contemporaneo, come Alis/Filiol e Roberto Cuoghi, ma si potrebbe nominare, per esempio, anche Luca Monterastelli.
Per Gavarro, le letture che includono Cerone in un’area post-informale sono da rivedere, poiché il corpus che compone l’itinerario dell’artista è autonomo rispetto a certi generi della scultura: Cerone, infatti, è più drammatico, vivo, anche ironico, ha un rapporto fisico con la materia, guarda alla storia dell’arte (Medardo Rosso, per esempio), ma è un solitario, rimane appartato proprio per questo. E poi “l’origine del suo lavoro è legata all’architettura ma anche all’idea di una modernità non pacificata”.

Giacinto Cerone – Santo e contrario - exhibition view at Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano 2016 - photo F. Stipari
Giacinto Cerone – Santo e contrario – exhibition view at Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano 2016 – photo F. Stipari

MATERIA AL CENTRO
Dopo la retrospettiva alla GNAM del 2011 – con un catalogo, edito da Electa, che ricostruisce tutto il percorso dell’artista lucano, attraverso diversi testi, tra cui quello di Peppino Appella, che fu il primo a interessarsi alla sua opera – e quella del MACRO sulle carte di qualche tempo dopo, questa mostra si concentra esclusivamente su sculture bianche di varie datazioni, completandosi con una ristretta selezione di grandi carte. La considera ironicamente “poco ortodossa”, Gavarro, che ha così concepito un percorso con connotazioni anche installative evidenti. Nel candore del bianco c’è una frenetica esasperazione di brandelli di materia, tra gessi e ceramiche, anche dell’ultimissimo periodo. Così come emerge dalle pagine del catalogo, edito da Manfredi edizioni, questa mostra è anche l’incontro tra un artista che non c’è più e un curatore con cui ha condiviso una parte importante della sua storia. “Ogni volta lavorare con Giacinto era un impegno molto intenso dal punto di vista teorico”, sottolinea lo stesso Gavarro.

Lorenzo Madaro

Milano // fino al 21 gennaio 2017
Giacinto Cerone – Santo e contrario
a cura di Raffaele Gavarro
GALLERIA GRUPPO CREDITO VALTELLINESE
Corso Magenta 59
02 48008015
[email protected]
www.creval.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57451/giacinto-cerone-santo-e-contrario/

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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di belle arti di Catania. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e di “Robinson”, settimanale culturale del quotidiano Repubblica; collabora anche con Arte Mondadori, Artribune, Espoarte, Atp Diary e altre riviste ed è consulente del Polo biblio-museale di Lecce per attività curatoriali e di comunicazione. Nel 2021 è stato membro della commissione di selezione del Premio Termoli, insieme a Giacinto Di Pietrantonio, Alberto Garutti e Paola Ugolini, a cura di Laura Cherubini; e nello stesso anno Advisor del Premio Oliviero curato da Stefano Raimondi. Nel 2020 è stato tra gli autori ospiti del Festival della letteratura di Mantova, con un intervento incentrato su alcune lettere inedite di Germano Celant dedicate a due artisti italiani degli anni Sessanta, Umberto Bignardi e Concetto Pozzati. Tra le mostre recenti curate o coordinate, Gianni Berengo Gardin. Vera fotografia (Castello, Otranto 2020); Umberto Bignardi. Sperimentazioni visuali a Roma (1963-1967) (Galleria Bianconi, Milano 2020); Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (Galleria Fabbri, Milano, 2019); ‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana (Castello di Otranto, 2018); To Keep At Bay (Galleria Bianconi, Milano 2018); Spazi igroscopici (Galleria Bianconi, Milano 2017); Mario Schifano e la Pop Art italiana (Castello Carlo V, Lecce, 2017); Edoardo De Candia Amo Odio Oro (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); Natalino Tondo Spazio N Dimensionale (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); Andy Warhol e Maria Mulas (Castello Carlo V, Lecce 2016), Principi di aderenza (Castello Silvestri, Calcio - Bergamo 2016), Leandro unico primitivo (promossa dal Mibact in diversi musei pugliesi, 2016); Spazi. Il multiverso degli spazi indipendenti in Italia (Fabbrica del Vapore, Milano 2015). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce. Ha pubblicato diversi cataloghi, saggi e contributi critici su artisti del Novecento e della stretta contemporaneità e insegnato Storia dell’arte contemporanea, Fenomenologia delle arti contemporanee e Storia e metodologia della critica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Lecce.