Fotografi in trincea. In mostra a Siena

Santa Maria della Scala, Siena – fino al 15 gennaio 2017. La Grande Guerra rivive attraverso gli scatti amatoriali dei soldati senesi spediti a combattere al fronte. E la memoria intreccia le “piccole” storie personali con la Storia del Paese.

Archivio Gerardo Neri, Bombardiere serie Caproni
Archivio Gerardo Neri, Bombardiere serie Caproni

LA GUERRA VISTA DA DENTRO
Erano studenti e borghesi, artigiani e boscaioli, mezzadri e aristocratici. Tra loro c’era chi sarebbe diventato Podestà di Siena (Fabio Bargagli Petrucci) e chi avrebbe fondato l’Accademia Chigiana (il conte Guido Chigi Saracini), c’era chi, rivestiti gli abiti civili, avrebbe trascorso un’esistenza normale e “anonima”, c’erano perfino gli artisti, come Mino Maccari. Partirono in 36 dalla provincia di Siena: due di loro furono congedati per le gravi ferite riportate, 27 tornarono alle loro case, 7 morirono, stroncati dalla Grande Guerra, dai colpi dei tedeschi o dalla malattia.
Avevano in comune la capacità di fotografare e, grazie alla caparbietà di aver fissato quei momenti, seppur nell’orrore di quel loro presente, oggi al Santa Maria della Scala è possibile ricostruire la Grande Guerra come l’hanno vista loro. Da vicino, dalla trincea.

Enrico Barbera, L’anima di un cannone fotografata, 1916
Enrico Barbera, L’anima di un cannone fotografata, 1916

UN PERCORSO INTIMO
La mostra è un piccolo racconto che si dipana attraverso una galleria di immagini. I loro scatti si mescolano ai loro diari, alle lettere e cartoline spedite a casa, mentre il filo rosso del racconto storico collega date e luoghi, trasportando il visitatore lassù a nord, dalle offensive sull’Isonzo alla disfatta di Caporetto fino a quell’ultimo grido liberatorio: la guerra è finita.
Un percorso intimo nell’animo – a tratti affranto, a tratti baldanzoso – di uomini tra gli uomini, ricostruito attraverso 100 fotografie amatoriali, per la maggior parte inedite, selezionate tra ben 2500 immagini appartenenti a 22 archivi privati e 18 archivi cartacei composti da lettere, cartoline, diari. Non si vedono i momenti della battaglia – sarebbe stato impossibile d’altronde, in quelle fasi, pensare all’apparecchio fotografico – ma sono ben ritratti, invece, i momenti di riposo, perfino di “leggerezza” o di comunità. Come lo sono, altrettanto, gli effetti crudi e drammatici che quelle battaglie si lasciarono dietro, i corpi mutilati, i prigionieri dagli abiti sdruciti, i palazzi sventrati, le trincee colme di soldati esanimi.

Giulio Aristide Sartorio, Attacco di Venezia del 5 febbraio 1918 alle ore 6.30 visto da Murano, olio su tela
Giulio Aristide Sartorio, Attacco di Venezia del 5 febbraio 1918 alle ore 6.30 visto da Murano, olio su tela

NON SOLO ORRORE
Non è però, questa mostra, una discesa nell’orrore, per quanto l’orrore della guerra ci sia, certo. È piuttosto uno sguardo intimo e privato sulla vita dei singoli, squassata dal richiamo alle armi ma mai annientata; un mosaico vero delle “piccole” storie che, tutte insieme, contribuiscono a formare, ricordare e tramandare la grande Storia.
Le campane sonore – che rimandano brani tratti da memorie e diari – e l’esposizione di sedici dipinti di Giulio Aristide Sartorio (in prestito dalla collezione del Ministero degli Affari Esteri) completano un percorso delicato, attraverso la memoria di quella guerra, spartiacque dell’era contemporanea.

Giulia Maestrini

Siena // fino al 15 gennaio 2017
Fotografi in trincea
SANTA MARIA DELLA SCALA
Piazza Duomo 1
0577 534511 
[email protected]
www.santamariadellascala.com

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57247/fotografi-in-trincea/

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Giulia Maestrini
Giulia Maestrini è nata a Firenze ma vive e lavora a Siena e le sente entrambe "sue" città. Laureata in Scienze della comunicazione, è giornalista pubblicista dal 2004 e lavora come freelance collaborando con varie testate e su temi diversi, dalla politica culturale all’economia. Scrive di non-fiction per la rivista femminile Abbiamo le Prove e anche su vari blog, tra cui il suo. Negli ultimi dieci anni si è avvicinata allo studio della comunicazione d’impresa e dei nuovi media. Così, per vivere, scrive come copywriter.