Tutto il pop d’Italia. A Parma

Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo – fino all’11 dicembre 2016. Anni di straordinario fervore artistico, anni in cui la cultura di massa e quella giovanile dilagano e sembrano essere in grado di travolgere il Paese con una cascata colorata e dissacrante: ora quella cascata si riversa sulla Fondazione Magnani Rocca, dove è di scena la Pop Art italiana.

Giangiacomo Spadari, Escambray monumento, 1968 - collezione privata, courtesy Galleria d’arte Niccoli
Giangiacomo Spadari, Escambray monumento, 1968 - collezione privata, courtesy Galleria d’arte Niccoli

SCUSE POP
In chiusa al suo testo in catalogo, il curatore Stefano Roffi, che con amorevole attenzione si occupa degli spazi della “Villa dei Capolavori”, chiede scusa a Luigi Magnani, storico proprietario, collezionista raffinato e ideatore della Fondazione omonima: scusa per aver invaso con giganti sculture di metacrilato coloratissimo le austere sale che conservano gli antichi dipinti di Goya, Tiziano, Dürer. Forse Magnani non avrebbe approvato, lui che nei suoi oculatissimi acquisti ricercava la purezza, la forma perfetta e l’assenza di agitazione e che non si interessò mai, pur avendone certamente occasione, ai tanti pittori della Scuola di Piazza del Popolo che negli anni del boom hanno rappresentato l’autentico pop italiano, o l’Italia popular, a seconda della prospettiva da cui li si guarda.
Quei pittori – oltre ai tanti altri disseminati in un Paese che negli Anni Sessanta scopriva i nuovi codici linguistici della televisione, della pubblicità, del giornalismo – sono presenti nella mostra parmense (e al Macro di Roma in questi stessi mesi) con opere di notevole impatto e importanza, che si succedono costruendo un racconto organico di quel decennio.

Franco Angeli, 25 luglio 1963, 1963
Franco Angeli, 25 luglio 1963, 1963

BIENNALE CHIAMA ITALIA
Non solo. Inevitabilmente, se si parla di pop, il pensiero corre ai grandi esponenti statunitensi che furono protagonisti della Biennale di Venezia del 1964, e allora ecco il prezioso approfondimento sulle basi classiche che sottendono alle opere di Franco Angeli con la sua lupa capitolina, di Giosetta Fioroni con Botticelli rivisitato, di Roberto Barni che riprende Paolo Uccello, fino a una delle famose tele con cui il vulcanico Mario Schifano rende omaggio ai futuristi.
Altri versanti si aprono percorrendo le sale, che dimostrano la tesi dell’autonomia linguistica della Pop Art italiana rispetto a quella internazionale. In primis quello forse più naturale, cioè la quotidianità e l’attenzione verso le novità che in quel periodo entrarono nelle case di tutti, dall’apparecchio televisivo ai prodotti industriali alle automobili – prima fra tutte la proverbiale Fiat 500 – e non ultima la pubblicità di massa: proprio un collage di Mimmo Rotella è diventato, con un gioco ironico e intelligente, manifesto della mostra.

Giangiacomo Spadari, Escambray monumento, 1968 - collezione privata, courtesy Galleria d’arte Niccoli
Giangiacomo Spadari, Escambray monumento, 1968 – collezione privata, courtesy Galleria d’arte Niccoli

POP ARTE E POLITICA
E se è doveroso citare le ricerche pop nell’ambito del libro d’artista, l’attenzione è senza dubbio catturata dalla sala conclusiva dedicata alla “Po(p)litica”: a partire dalla metà degli Anni Settanta, in particolare a Milano, arte e impegno politico diventano un binomio da cui non restano estranei gli artisti pop. Roma non rimane a guardare, se Franco Angeli nel 1963 dipinge la stella, la falce e il martello, simboli che dopo cinque anni diventano bandiere rosse, ma il gran finale è riservato a Giangiacomo Spadari: suo il dipinto con un Che Guevara armato di tutto punto, a cavallo e stagliato su un fondo blu elettrico squisitamente pop. Ma è già il 1968, e gli “anni della leggerezza e dei colori acidi e sgargianti pop s’accingevano a confluire in quelli dell’ideologia, dei colori cupi, dei materiali poveri e poi del piombo” (A. Carnevale).

Marta Santacatterina

Mamiano di Traversetolo // fino all’11 dicembre 2016
Italia Pop. L’arte negli anni del boom
a cura di Stefano Roffi e Walter Guadagnini
Catalogo Silvana Editoriale
FONDAZIONE MAGNANI ROCCA
Via Fondazione Magnani Rocca 4
0521 848327
www.magnanirocca.it
[email protected]

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55594/italia-pop/

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.