Classicità apocalittica. Alexey Morosov a Napoli

MANN, Napoli– fino al 31 agosto 2016. Divergenze e confluenze visive al Museo Archeologico di Napoli con “Pontifex Maximus”, una importante personale del russo Alexey Morosov. Una visione contemporanea, che descrive un futuro in cui la classicità incontra scenari postapocalittici.

Alexey Morosov – Pontifex Maximus - installation view at MANN, Napoli 2016
Alexey Morosov – Pontifex Maximus - installation view at MANN, Napoli 2016

PONTI DECISIVI
Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli continuano i confronti tra l’arcaico e l’attuale con una nuova personale di Alexey Morosov, classe 1974, che per l’occasione realizza una serie di opere specifiche la cui natura plastica intreccia dialoghi felici con la storia della classicità, con le forme della tradizione, con i modelli dell’antico.
Nata da una collaborazione con il Museo d’Arte Moderna di Mosca, la mostra realizzata da Morosov crea ponti decisivi (il titolo è, non a caso, Pontifex Maximus) e si riallaccia a un mondo scomparso per utilizzarne le sfere iconografiche, per spingere il discorso tra le presenze pulsanti del quotidiano. La riproposizione del classico è infatti per lui strategia di avvicinamento al presente e sconfinamento verso il futuro, “luogo deputato alla rimozione della mancanza collettiva” (De Vero).

CLASSICISMO E APOCALISSE
Con una serie di proposizioni linguistiche che collegano le abituali forme del bello a una serie di modelli visivi attuali – è il caso di novelli gladiatori i cui carri si trasformano in bighe elettriche biruote pilotate da soldati post-atomici armati di mitra – l’artista concepisce un’atmosfera futurologica, un transclassicismo postapocalittico che non solo volge lo sguardo al mondo delle fantasie ma si appropria radicalmente della realtà.
Si tratta di una inedita visione dell’antico, di una neoantichità la cui natura dechirichiana frulla momenti diversi per offrire fragranze compositive che trasformano il mitologema in pretesto, in disegno che parla del repertorio ideologico d’oggi.

Alexey Morosov – Pontifex Maximus - installation view at MANN, Napoli 2016
Alexey Morosov – Pontifex Maximus – installation view at MANN, Napoli 2016

UNA SCOSSA ESTETICA
Mediante una trentina di opere – tra queste Artemisia, Cantata iTunes, i Core, Tarquin le Superbe e Ericius (tutte del 2016) – Morosov aziona dunque una scossa estetica, apparentemente estraniante, che amalgama, fonde, mescola figure diverse del sapere con lo scopo di creare esseri neoantichi e postumani, di tratteggiare il ciclo immaginifico della storia futura, di mettere sotto scacco le tecnocrazie attuali e gli attuali sistemi del controllo planetario, di mostrare le distopie sociali, di leggere i documenti e trasporli in un processo indicativo di novità.

Antonello Tolve

Napoli // fino al 31 agosto 2016
Alexey Morosov – Pontifex Maximus
a cura di Alessandro Romanini e Kristina Krasnyanskaya
MANN
Piazza Museo 19
081 4422149
http://cir.campania.beniculturali.it/museoarcheologiconazionale

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/54824/alexey-morosov-pontifex-maximus/

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.