Pensare per oggetti. Steven Claydon a Ginevra

CAC, Ginevra – fino al 22 novembre 2015. Autore di un dadaismo romantico e sperimentale, Steven Claydon è alla sua prima personale svizzera. Un viaggio nei fondamenti della civiltà occidentale attraverso trenta installazioni, sculture, fotografie e dipinti. Ieri l’intervista, oggi la recensione.

Steven Claydon – Analogues, Methods, Monsters, Machines - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015
Steven Claydon – Analogues, Methods, Monsters, Machines - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015

DADAISMO 2.0
Nella mostra che gli dedica il CAC – Centre d’Art Contemporain di Ginevra, l’opera di Steven Claydon (Londra, 1969) appare come un manifesto di dadaismo romantico e sperimentale; un dadaismo 2.0, interconnesso, stocastico e frattale, che mette in discussione la logica lineare su cui si fondano il pensiero e la civiltà occidentale.
Il programma dell’artista britannico si pone a cavallo tra Duchamp e il mash-up d’ispirazione musicale: l’oggetto preso dalla realtà, riprodotto e manipolato, diventa elemento costruttivo per installazioni che condensano sensi e intuizioni tratti da mondi tra loro distanti. Procedendo per analogie, Claydon impone salti quantici e condensazioni di elementi tratti dalla filosofia, dalla scienza, dalla storia, dal cinema, dalla sci-fi e dall’arte antica, oltre che da un approccio diretto alla città di Ginevra.

Steven Claydon – Analogues, Methods, Monsters, Machines - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015
Steven Claydon – Analogues, Methods, Monsters, Machines – veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015

PENSARE PER OGGETTI
Come fa notare l’artista durante la sua presentazione della mostra (intitolata Analogues, Methods, Monsters, Machines), ogni opera è creata a partire da flussi concettuali che si avvitano attorno agli oggetti come se essi stessi fossero pensieri concretizzatisi in materia.
Da un’intuizione paleontologica tratta dal film Jurassic Park, ad esempio, Claydon trae una un paradigma costruttivo per una “macchina concettuale” (De-extension Ark, 2015) che tenta un discorso sull’origine delle idee. Il Grande Vetro di Duchamp sembra essere l’antesignano del processo creativo di Claydon, teso a far collidere idee impalpabili dentro campi gravitazionali nuovi come il museo o la galleria d’arte. In questi luoghi la filosofia, la scienza e l’estetica possono dialogare alla pari producendo nuovi rimandi e similitudini di cui l’oggetto artistico si fa catalizzatore.
Claydon vuole “pensare per oggetti”. Al tempo stesso riflette sulla vita, lo statuto e il destino degli oggetti. Come in uno dei suoi dipinti dedicato a Solaris, il film di Andrej Tarkovskij in cui viene ritratto un pianeta “senziente”, emblema limite di quanto Claydon cerca di dire con le sue opere: gli oggetti possono diventare “soggetti” e caricarsi di una identità “propria”, andando oltre i limiti imposti da una visione antropocentrica che li “pre-vede” come dotati di senso, attraverso una tassonomia utilitaristica (il discorso heideggeriano sull’“ente” appare in sottofondo). Contro di essa l’artista tenta una propria “crociata estetica”, al fine di rivendicare il potere di un pensiero “altro” sulle cose e sul mondo.

Steven Claydon – Analogues, Methods, Monsters, Machines - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015
Steven Claydon – Analogues, Methods, Monsters, Machines – veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015

DA SENECA A WILLIAM MORRIS
La fase decostruttiva è molto presente nelle sue installazioni, che prevedono l’utilizzo di ritratti scultorei capovolti di William Morris, figura fondamentale dell’Art and Craft, amico e sostenitore di Karl Marx. Anche Nietzsche è presente, con il capo mozzato in una installazione site specific che aspira ad essere una macchina trasportatrice di aleatorietà (Stochastic Conveyor, Engendering Monsters). Il filosofo stoico Seneca appare invece in Voyager sospeso dentro una struttura tubolare che lo accoglie nudo e disorientato.
Alcune opere dedicate alla città di Ginevra riflettono in senso problematico sulle pratiche di conservazione e stoccaggio delle opere. La mostra è ritmata da “cortine di memoria” e da “ostruzioni compassionevoli” che creano un’atmosfera minimalista dentro un’esposizione pensata come l’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra e dove le opere compattano e condensano idee distanti fra loro, creando le condizioni per nuovi e impensati assembramenti concettuali.

Nicola Davide Angerame

Ginevra // fino al 22 novembre 2015
Steven Claydon – Analogues, Methods, Monsters, Machines
a cura di Andrea Bellini
Catalogo Mousse
CAC
Rue des Vieux-Granadiers 10
www.centre.ch

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Nicola Davide Angerame
Nicola Davide Angerame è filosofo, giornalista, curatore d'arte, critico della contemporaneità e organizzatore culturale. Dopo la Laurea in Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sotto la guida di Gianni Vattimo con una tesi sul pensiero di Jean-Luc Nancy, inizia la collaborazione con quotidiani e riviste scrivendo d'arte ma anche di cinema, architettura e cultura contemporanea. In vent'anni di attività ha fondato e diretto, su modello delle Kunsthalle tedesche, la Galleria Civica di Alassio e la Galleria Civica di Andora. Ha fondato e diretto l'associazione culturale "whitelabs. Culture in progress" con sede e spazio espositivo a Milano. Fino ad oggi ha progettato e curato decine di eventi culturali e più di cento mostre personali e collettive di artisti e fotografi, italiani e stranieri, collaborando con istituzioni private e pubbliche in Italia e all'estero. Ha tenuto conferenze sui temi dell'arte e della filosofia in istituzioni italiane e straniere ed ha curato progetti culturali e mostre a New York, Seoul, Bangkok, Parigi, Berlino e Londra. Dopo aver vissuto e lavorato tra Milano e New York, attualmente vive e lavora a Torino, dove insegna Storia dell'Arte Contemporanea presso il Collegio Universitario Luigi Einaudi e dove tiene seminari presso l'Università degli Studi di Torino (cattedra di Estetica). Suoi articoli sono apparsi su Robinson (La Repubblica), L'Unità, Il Manifesto, Art Presse (Paris), Il Mucchio Selvaggio, Exibart, Arte e Critica, Artribune, Segno, FC Fotografia e [è] Cultura.