Schmid e Parisi: la magia della luce sul Garda

Mag, Riva del Garda – fino al 20 luglio 2014. Entro la cornice della tradizione figurativa italiana, una mostra fatta di sequenze astratte, colori e istanti. Anelito al “non-colore” e a un’impalpabile leggerezza. I protagonisti sono Aldo Schmid e Michele Parisi.

Aldo Schmid, Senza Titolo Labirinth), 1973

Artisti di diversa generazione dialogano tra opere del Romanticismo italiano e suggestivi paesaggi di proprietà della Pinacoteca del MAG – Museo Alto Garda). Aldo Schmid  (Trento, 1935 – Bologna, 1978) celebra il colore attraverso uno studio rigorosissimo, mentre il giovane Michele Parisi (Riva del Garda, 1983), a metà tra fotografia e pittura, dissolve il paesaggio in aeree composizioni.
Si parte dalle Sequenze della fine degli Anni Sessanta di Schmid. Riecheggiano suggestioni futuriste, interazioni segnico-luminose in cui l’analisi su luce e colore si fonde con simultaneità e dinamismo. Con le Strutture colore e le Sequenze complementari l’attenzione si concentra sul colore e sulla forma. Il colore, non più steso in maniera piatta, si dissolve spesso nel suo complementare, incorporando la profondità. Un colore che diviene invece unico protagonista nella sequenza Spazio colore. Uno spazialismo alla Fontana che forzando i limiti bidimensionali del quadro si fonde con il colore e la luce. I cangiantismi spesso lasciano il posto a monocromi interrotti da squarci di luce che “tagliano” la tela al centro. Il colore si fa esperienza razionale, controllata, diversa da quell’energia cosmica che pulsa in artisti come Mark Rothko, a cui Daniela Ferrari si richiama nel testo in catalogo.

Aldo Schmid - Rapporti di tensione (1975). Mart e Cassa di Risparmio Trento e Rovereto
Aldo Schmid – Rapporti di tensione (1975). Mart e Cassa di Risparmio Trento e Rovereto

Nell’imponente Rapporti di tensione il coinvolgimento ambientale appare più evidente e l’opera avrebbe avuto forse necessità di uno spazio maggiore per una corretta percezione. La scansione tra fasce cromatiche costruite sulla base di contrasti e gradazioni sottolinea come in Schmid pratica operativa e momento teorico siano strettamente connessi. In mostra anche il celebre Non colore:1976 litografie a colori su carta in cubo di plexiglass. Si tratta di 720 permutazioni ottenute da sei colori esplorando le loro possibili variazioni.
L’intervento site specific di Michele Parisi Dalla finestra entrava il mattino consiste in tre carte che rappresentano una veduta del lago di Garda secondo istanti successivi. Si va da riprese fotografiche su lastra, al fissaggio su carte trattate con gelatina fotosensibile, per approdare alla pittura. Una sorta di acquerello che si serve della terra della spiaggia da cui è avvenuta la ripresa. L’effetto raggiunge l’astrazione, rievoca quasi un mare aperto in cui il colore si fa rarefatto e trasparente, esaltato dal leggero supporto della carta stropicciata, ricordando la pratica delle carte piegate di Vermeer. Anche per Parisi interviene poi la luce, stavolta soffusa, ad accrescere il senso di profondità dello spazio.

Antonella Palladino

Riva del Garda // fino al 20 luglio 2014
Aldo Schmid – Astrazioni cromatiche
a cura di Daniela Ferrari
Riva del Garda // fino al 2 novembre 2014
Michele Parisi. Dalla finestra entrava il mattino
a cura di Denis Isaia e Federico Mazzonelli
MAG – MUSEO ALTO GARDA
Piazza Cesare Battisti 3a
0464 573869
[email protected]
www.museoaltogarda.it

 

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Antonella Palladino
Ha studiato Storia dell’arte presso le Università di Napoli e Colonia, laureandosi in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi dal titolo “Identità e alterità dalla Body Art al Post-Human”. Ha proseguito la propria formazione alla Fondazione Morra e poi al Mart di Rovereto. Ha collaborato come assistente con la Galleria Umberto di Marino e con Filippo Tattoni -Marcozzi, ex direttore della Goss- Michael Foundation. Nel 2009 si è trasferita in Trentino–Alto Adige dove ha iniziato l’attività di critico scrivendo per Artribune, Juliet Art Magazine, Exibart, Kulturelemente, Salto.bz. Ha curato la mostra Noisy di Gianluca Capozzi, Lichtkammer di Harry Thaler, Walking in Beuys Woods di Hannes Egger e i relativi eventi collaterali. È critico d’arte e docente di Storia dell’arte titolare nella provincia di Pavia.