Corpo a corpo con la fotografia. Paolo Gioli a Napoli

Villa Pignatelli, Napoli – fino al 1° giugno 2014. Con la mostra di Paolo Gioli curata da Giuliano Sergio, la Casa della Fotografia propone un nuovo importante percorso. Che celebra un altro grande innovatore del secondo Novecento.

Paolo Gioli, Maschera, 1990, Polaroid Polacolor trasferita su carta da disegno, matita, cm 60x50

Materica e carnale, erotica ed eroica, pungente e pensante, la fotografia di Paolo Gioli (Sarzano di Rovigo, 1942) invita a riflettere su uno spazio estetico che, se da una parte si nutre di procedimenti tecnologici e di matrici sensibili a una elegante ars combinatoria, dall’altra sviluppa un metodo personale e passionale, aperto a contrade stilistiche di stampo fotomaterico. Il suo itinerario attraversa vari codici dell’arte – cinema, fotografia, grafica, disegno, pittura – per costruire una narrazione camaleontica e plurivoca, una sperimentazione estesa, una parabola visiva coltissima e consapevole tesa a creare “un gesto fotograficamente puro, etimologicamente accreditato e accreditabile” (Ando Gilardi).
Con Abuses. Il corpo delle immagini Villa Pignatelli – Casa della Fotografia di Napoli celebra oggi il percorso intellettuale di questa brillante figura per porre l’accento su una prassi volta “a fare commistioni di tecniche creative con tecniche della storia della creatività”. Gioli muove, difatti, da un vero e proprio riesame fotostorico, da un processo teso ad attraversare la materia in tutte le sue varie declinazioni e a costruire, via via, uno spazio di natura fotomaterica. “Quello che mi interessa enormemente”, suggerisce l’artista, “è la formidabile capacità che le materia fotosensibile ha nel manomettere e immaginare, quasi sempre drammaticamente, ogni cosa tocchi. Dunque, una esplorazione insistente su ciò che è successo in tutta la storia della fotografia ed altro, attraverso ciò che l’ha manipolata nutrendola, vale a dire la chimica”.

Paolo Gioli in mostra a Villa Pignatelli
Paolo Gioli in mostra a Villa Pignatelli

Dal ciclo delle nature morte (1986‐1997) alle Autoanatomie (1986‐1987), dalle nuove Naturae (2007‐2010) ai vari Torsi (1997‐2007), dalle Vessazioni (2009-2010) agli Sconosciuti (1994) e ai Luminescenti (2006‐2010), la mostra – curata da Giuliano Sergio – ricostruisce l’instancabilità di un pensatore che trasforma l’immagine in riflessione, in esercizio vivace, in tecnica avanzata.
Promossa e organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta con Incontri Internazionali d’Arte, la mostra di Gioli invita lo spettatore in un mondo magico, in una galleria di possibilità e di frammenti – L’annegato a Hyppolite Bayard (1981), Autoritratto (1985) Maschera (1990), Volti chiusi (1994) e Fiori secchi (1997) sono alcuni straordinari lavori in mostra – che si allunga oltre i bordi del mondo per raccontare via via un paesaggio esclusivo la cui atmosfera divarica le gambe del tempo e spinge in un territorio sovraepocale e transcromatico, densamente aggrappato alla storia e a quello che storia non è.

Antonello Tolve

Napoli // fino al 1° giugno 2014
Paolo Gioli – Abuses. Il corpo delle immagini
a cura di Giuliano Sergio
VILLA PIGNATELLI
081 2294478
[email protected]
http://www.polomusealenapoli.beniculturali.it/

 

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.