Da Vermeer a Kandinsky a Goldin

Il secondo appuntamento con la rubrica di recensioni e opinioni curata dall’Osservatorio Mostre e Musei della Scuola Normale di Pisa ha per protagonista la mostra “Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini”, aperta fino al 3 giugno a Castel Sismondo. La rassegna muove da un forte, pressante presupposto scientifico: celebrare il compleanno di Linea d’ombra.

Marco Goldin durante la presentazione della mostra Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini - Castel Sismondo, Rimini 2012
Marco Goldin durante la presentazione della mostra Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini - Castel Sismondo, Rimini 2012

Recensire una mostra come quella di Rimini pone alcune difficoltà d’impostazione. Cosa si giudica di norma di un’esposizione? L’ordinamento delle opere, la coerenza del percorso, le eventuali assenze e l’opportunità delle presenze, la qualità dell’allestimento, le intenzioni e i risultati del progetto espositivo e la tenuta dell’insieme. È chiaro che il progetto della mostra concepito dal curatore costituisce il nocciolo fondamentale di ogni rassegna e che, se è traballante, tutta l’impalcatura finisce per scricchiolare.
Il movente alla base della mostra di Rimini è celebrativo dei quindici anni di attività dell’associazione Linea d’ombra, agenzia/industria culturale che firma da anni alcune delle mostre di maggior successo di pubblico in Italia. Linea d’ombra è creatura di Marco Goldin che, oltre a esserne presidente, è curatore di tutte le esposizioni prodotte dall’associazione.
L’autocelebrazione è un’operazione estremamente pericolosa, e suggerisce a chi la guarda e la giudica una presa di distanza. Nel caso specifico, ci si chiede che cosa ci sia da celebrare nell’attività di Linea d’ombra, che ha sì inanellato una serie di mostre strepitose per successo di pubblico e qualità delle opere esposte, ma del cui spessore critico è legittimo dubitare.

Castel Sismondo - Rimini

Il modello proposto da Linea d’ombra, fatto di nomi di grande richiamo e opere provenienti da musei lontani, che colonizzano città la cui fisionomia storica non ha niente a che vedere con i periodi e i temi trattati, ha inaugurato un filone di rassegne di grande fortuna commerciale. La mostra di Rimini riprende il medesimo paradigma portandolo alle estreme conseguenze: qui non si ha neppure la presentazione piana e acritica di un movimento o di un periodo della storia dell’arte, ma le opere vengono usate solo come strumento celebrativo di chi le mostre le organizza.
Che non ci sia un intento critico preciso, d’altra parte, è evidenziato dal susseguirsi dei comunicati stampa che ogni volta proponevano chiavi di lettura differenti per l’evento: inizialmente una sorta di manuale di storia dell’arte in cui, per ogni secolo, venivano illustrate le scuole ritenute più importanti (in base a quale metro di giudizio resta ancora da chiarire), mentre in seguito, forse alla luce delle lampanti lacune che tale impostazione avrebbe generato, si è preferito dare un taglio differente, giocato sull’evidenza del genio pittorico nei secoli. Un taglio che non significa nulla e che non spiega nulla, e di cui il ponderoso saggio introduttivo di Goldin alla mostra, ripreso anche nel pannello iniziale, è la spia evidente: confondere le idee al pubblico utilizzando il tono messianico di chi consegna una verità assoluta.

Jan Vermeer - Cristo in casa di Maria e Marta - 1654-55 ca. - olio su tela - Edimburgo, National Gallery of Scotland

L’idea che l’arte si parli attraverso i secoli è incarnata, nelle dichiarazioni stesse del curatore, dalla sala centrale, dove La Ballerina di Degas balbetta parole che un trittico di Bacon non capirà mai, e la Cantante di strada di Manet intona una melodia che il Cristo deposto di Tintoretto non vuole ascoltare. Rispetto al modello del grande evento, l’esposizione di Rimini presenta un numero ridotto di opere: in dieci sale una cinquantina di pezzi che dovrebbero essere pietre miliari dell’arte universale. La pretesa eccellenza della selezione, però, da una parte asseconda gli standard di attenzione del pubblico e dall’altra cade sonoramente di fronte ad alcuni dipinti che tutto sono meno che capolavori.
Alla luce di un’operazione come questa, diventa inutile commentare l’eventuale coerenza del percorso o le qualità dell’allestimento: se l’intento è extra-artistico e puramente commerciale/pubblicitario, ogni soluzione è ammessa. Ma la storia dell’arte resta un’altra cosa.

Luca Giacomelli, Francesco Guzzetti, Francesca Santamaria
mostreemusei.sns.it

Rimini // fino al 3 giugno 2012
Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini
a cura di Marco Goldin
CASTEL SISMONDO
Piazza Malatesta
0422 429999
[email protected]
www.lineadombra.it

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Luca Giacomelli
Luca Giacomelli (1983) ha studiato storia dell'arte presso le Università di Firenze e Torino, occupandosi principalmente di storia dei musei e del collezionismo. Dal 2010 frequenta il Corso di Perfezionamento in Storia dell'arte presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, con una ricerca sull'attività collezionistica del barone Hector de Garriod e sul mercato artistico fiorentino di metà Ottocento.