Tutti i verdi del Cinquecento

Poche opere di Tiziano, tanti paesaggi. Da quelli bucolici ai tramonti, dai giardini alla campagna. Un secolo di pittura veneta all’insegna della relazione tra l’uomo e lo spazio che lo circonda. A Milano, nelle sale di Palazzo Reale, fino al 20 maggio.

Tiziano Vecellio - Madonna col Bambino tra i santi Caterina e Domenico, e il donatore (Sacra Conversazione) - olio su tela - 1513 ca. - Mamiano di Traversetolo (Parma), Fondazione Magnani Rocca

Tiziano, inventore del paesaggio nell’arte. È così che il curatore presenta la nuova mostra a Palazzo Reale, che si apre con una lettera autografa dell’artista all’imperatore Filippo II dove, per la prima volta, usa il termine “paesaggio” (e non più solo “paese”), offrendo quindi una nuova dignità all’ambiente naturale in cui si collocano le figure. Dai fondi oro medievali a elementi vegetali o sfondi con qualche veduta, è proprio con il Cinquecento veneto che boschi e fiumi, insediamenti fortificati e skyline urbane, montagne e colline assumono una fisionomia specifica, si collegano alla scena principale e talvolta diventano essi stessi protagonisti dei dipinti.
Scopo della mostra di Palazzo Reale è quello di offrire delle suggestioni sulla nascita del paesaggio moderno nel XVI secolo – con qualche sconfinamento nei decenni precedenti e successivi – attraverso quadri dei maggiori pittori disposti per “affinità tematiche”, senza un preciso ordine cronologico. E nella prima sala ecco comparire Giovanni Bellini, Giorgione, Cima da Conegliano e lui, Tiziano Vecellio, con la Sacra Conversazione della Fondazione Magnani Rocca. Purtroppo, quest’ultima, una delle poche opere esposte del pittore a cui è dedicata la mostra (un altro grande nome come specchietto per le allodole?). Opere che si contano sulle dita di una mano.

Giovanni Bellini - Cristo con cimitero ebraico - olio su tavola di pioppo - 1501-03 ca. - Prato, Collezione Banca Popolare di Vicenza, Galleria di Palazzo degli Alberti

Le sale si snodano in un percorso segnato da titoli di sezioni particolarmente poetici (L’ora del tempo e la dolce stagione, La capacità di guardare e Lo sguardo negato), ma le giustificazioni dei pannelli esplicativi paiono sovrapposizioni un po’ forzate a insiemi di quadri che a volte non reggono la prova del tema. Un esempio su tutti: la Madonna con Bambino di Palma il Vecchio inserita all’interno della sezione sull’Arcadia, per il resto correttamente allestita con soggetti mitologici.
E a metà percorso una sorpresa, piacevole ma per la verità difficilmente giustificabile in un’esposizione marchiata “Tiziano”: la proiezione del film di Pier Paolo Pasolini, La forma della città (1974). Riflessione sì sul territorio contemporaneo, ma non introdotta da un legame forte con i dipinti del Cinquecento.
Alcune sezioni destano tuttavia interesse e focalizzano l’attenzione su aspetti particolari del rapporto tra lo sguardo dell’artista e il territorio: Gli sconvolgimenti del mondo raduna immagini di incendi, disastri, terremoti, mettendo a fuoco paure e pericoli di città poco sicure e di una natura ribelle; proprio il contrario degli sfondi rassicuranti che ritraggono i giardini, la natura domata e modellata dall’uomo. Oppure, ancora, stimola confronti e una riflessione incrociate tra tutte le opere, la messa a fuoco sull’idea diversa di Jacopo Bassano, la sua “attitudine realista” e l’attenzione verso i protagonisti umili della vita quotidiana.

William Dyce - Tiziano bambino si prepara a fare i suoi primi esperimenti col colore - olio su tela - Aberdeen, City Art Gallery & Museums Collections

La serie di cinquanta opere si conclude con una bizzarra tela dello scozzese William Dyce del 1856 e che ha per soggetto Tiziano bambino si prepara alla sua prima prova di pittura, un omaggio di età vittoriana all’artista che più ha contribuito alla valorizzazione del naturale.
Rispetto alla mostra, il saggio introduttivo al catalogo di Mario Lucco convince meglio nell’impresa di una illustrazione narrativa del paesaggio veneto del XVI secolo, mentre in una logica pensata per il “grande pubblico” il breve viaggio, da Giotto a Francesco Guardi, pubblicato nello stesso volume da Gilberto Algranti, fornisce le coordinate di massima per chi, oltre alle “figure”, dopo questa mostra amplierà forse lo sguardo anche a quanto c’è dietro, al paesaggio.

Marta Santacatterina

Milano // fino al 20 maggio 2012
Tiziano e la nascita del paesaggio moderno
a cura di Mauro Lucco
PALAZZO REALE
Piazza Duomo 12
02 92800375
www.mostratiziano.it

 

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.