Magnum, l’Italia e gli italiani

Tra speranze, pessimismi e dati di realtà, l’Italia ritratta da nove fotografi della famosa agenzia internazionale Magnum. Sguardi e soprattutto visioni, perché l’Italia non è una cosa sola. Mamma, amica, zia o sorella, il Bel Paese è tante cose al tempo stesso. Ma soprattutto è l’insieme dei suoi abitanti. Gli italiani in mostra a Torino a Palazzo Reale. Fino al 26 febbraio.

Mark Power - Luoghi della memoria

Cos’è l’Italia oggi? A spiegarlo ci provano le immagini catturate dall’obiettivo di nove fotografi della nota cooperativa Magnum fondata a Parigi da Robert Capa nel 1947.
Commissionato, promosso e sostenuto da Banca Intesa Sanpaolo nell’ambito del Progetto Cultura, e a conclusione delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unità nazionale, il report fotografico ha impegnato sette professionisti stranieri e due italiani in un moderno Gran Tour della durata di sei mesi. In giro per la penisola gli autori hanno così immortalato e collezionato più di quattrocento scene. E tra istantanee rubate alla quotidianità e fotografie più elaborate o in posa, il panorama che emerge appare vasto e diversificato, come ampio è l’immaginario visivo e stereotipato dell’Italia stessa.

Bruce Gilden - Noi gli altri - veduta della sezione presso Palazzo Reale, Torino 2011

Christopher Anderson mette a fuoco con il suo obiettivo Mare e le sue derive, percepito come luogo/non luogo, ma soprattutto come confine che ha segnato storicamente la nostra civiltà. Donovan Wylkie riflette invece sulle Nuove Mura, ossia le catene di tangenziali e viadotti che delimitano e ridisegnano gli assetti delle nostre città. Luoghi della memoria sono inoltre gli scenari proposti da Mark Power: monumenti e centri aulici che insieme creano una cosmografia di identità uniche e spazi da vivere. Ma da cosa è unita l’Italia? Questione aperta a cui Richard Kalvar risponde invece con immagini certe. È unita dagli italiani e dal loro essere antichi e moderni, dalla cultura del cibo, del calcio, della vacanza a Ferragosto e della televisione. E ancora Noi, gli altri, L’artificiale e L’ingegno che, nelle visioni di Bruce Gilden, Harry Gruyaert e Alex Majoli, tracciano intime geografie visive lontane da pregiudizi e immagini precostituite.

L'Italia e gli italiani - veduta della mostra presso Palazzo Reale, Torino 2011

Gli spaccati presentati nella cornice di Palazzo Reale (non documentabili nella loro ineccepibile qualità poiché le foto sono protette da copyright) sono così racconti di un paese con le sue eccellenze e difficoltà, sia attraverso l’emarginazione sociale, la solidarietà, il mondo del volontariato, ma anche segnato dalla speranza dell’innovazione. Infine, i ritratti dei giovani presentati nella sezione Domani di Paolo Pellegrin – parentesi anche sonora che chiude il percorso – testimoniano le ansie e le paure per un futuro non chiaro. Di un mondo fatto di vincitori e vinti, di santi e diavoli: di un’Italia stanca percepita come orologio in ritardo. Perché a tratti l’Italia non è.

Claudio Cravero

Torino // fino al 26 febbraio 2012
L’Italia e gli italiani. Nell’obiettivo dei fotografi Magnum
a cura di Gianfranco Brunelli e Dario Cimorelli
PALAZZO REALE

Piazzetta Reale
[email protected]
www.italiaitaliani.com


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Claudio Cravero
Claudio Cravero (Torino, 1977). Curatore di base a Dubai, dal 2014 al 2018 è direttore artistico della sezione contemporanea del Museo King Abdulaziz Center in Arabia Saudita. La sua ricerca indaga l’arte contemporanea quale forma di resistenza contro la censura pubblica nell’area del Golfo e del Medio Oriente. Dal 2008 al 2014 è co-direttore artistico presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino dove, con Piero Gilardi, si è occupato di ecologia culturale e socially engaged art. Nel 2014 è curatore di Onufri Prize, promosso dalla National Gallery of Fine Arts di Tirana, Albania. Ha inoltre collaborato con il Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea (2004-2006) e con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2002-2004). È membro di comitati di giuria internazionali (Coal e Domaine de Chamarande, entrambi a Parigi) ed è lecturer e coordinatore del Master in Curatorial Practice presso lo IED di Venezia. È infine autore di saggi raccolti in diversi cataloghi e articoli pubblicati su art magazine e blog (Artribune, Roma; Sleek Magazine, Berlino; Freemuse, Copenaghen).

2 COMMENTS

  1. Interessante articolo, ma non posso soffermarmi sull’ultima frase:
    “Perché a tratti l’Italia non è.”
    Sarebbe preferibile riscriverla così:
    “Perché a *lunghi* tratti l’Italia non è.”

  2. Ho visto stamattina la mostra e sarei curiosa di sapere che cosa ne pensano gli altri visitatori. Non mi sono riconosciuta in quella visione dell’Italia a tratti condita di stereotipi e dove la sottolineatura di quello che “non va” ha superato largamente la visione di quello “che va” . Abbiamo città bellissime paesaggi mozzafiato e invece mi è toccato vedere delle ragazze che fanno il bagno tra l’immondizia e di Roma! evidenziato il fatto che il traffico passa tra i resti dell’antichità. Quello che mi ha più amareggiato è stato il gruppo di fotografie “together” dove gli italiani (tutti bruttissimi e la maggior parte sovrappeso) avevano momenti di convivialità popolare in posti orrendi. In compenso i giovani alla fine erano tutti bellissimi non un uno con i dentini in fuori o qualche foruncoletto che dire………. irreali.

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