Gallarate senza direzione

Dopo Modigliani e Giacometti, battuta d’arresto per il MAGA di Gallarate. “Alchemica” di Floreani è una mostra che non evolve, che s’aggira su se stessa e lì decade. In cerca di un centro pittorico che non trova né risposte né soluzioni, né tantomeno slancio.

Roberto Floreani - Alchemica - veduta della mostra presso il MAGa - Museo d’Arte di Gallarate, 2011

Dopo la sortita di Aurora occidentale, progetto di Roberto Floreani (Venezia, 1956) esposto due anni fa al Padiglione Italia della 53. Biennale di Venezia, il pittore veneto si ripresenta in Italia con un tributo interamente dedicato a sé e ai suoi dipinti. Le stanze al piano terra del Maga di Gallarate ospitano un cammino estetico di tipo retrospettivo, e a tratti retrogrado. Una mostra che, attraverso l’allestimento di 25 opere di medio e grande formato, ripartisce gli spazi del museo in tre sezioni, tre compartimenti cupi dalle andature astrattamente omotetiche. Tre sale da attraversare solo se adeguatamente preparati e inesorabilmente vigili.
La prima sezione esibisce tele composte nel 2007-2008, lavori già esposti a Palazzo Ducale di Mantova, ad Aschaffenburg e Gelsenkirchen in Germania e a Lubiana alla Galerija Mestna. Qui campeggia Concentrico Mitomacchina, tela di quasi tre metri di lunghezza per due di altezza; il dipinto è una sorta di trittico unificato che, per la prima volta, inserisce un elemento monocromo color arancione (in un riquadro sul lato sinistra, alla base del lavoro). Unico spiraglio ispirazionale di tutta la rassegna.

Roberto Floreani - Alchemica - veduta della mostra presso il MAGa - Museo d’Arte di Gallarate, 2011

Nella sala mediana, invece, sono stati posti dodici lavori di grande formato appartenenti alla serie Alchemica; dipinti coriacei, ufficialmente inediti seppure assimilabili (tecnicamente e formalmente) gli uni agli altri. L’elemento che dovrebbe innegabilmente contraddistinguere e marchiare questa sala dovrebbe essere un nuovo tono color magenta. Un elemento cromatico di estremo richiamo, che dovrebbe essere in grado di accendere l’ermeneutica ripetitiva di Floreani, da anni impegnato ad accumulare strati su strati di colore per comporre De mirabilibus mundi della materia pittorica. Ma il percorso lascia affiorare senza entusiasmo le ennesime campiture; raschiamenti codificati da rune oblunghe e da rituali cerchi concentrici (i Concentrici) di tipo totemico; ricorsioni che si ripetono (quasi nella medesima posizione) da quadro a quadro.
Nella terza sezione, infine, sono esposte alcune tele che rievocano le ricerche pittoriche cominciate nel 2009, dialoghi inventati con l’occasione della Biennale e delle susseguenti scelte di Luca Beatrice. Qui, alla fine di Alchemica, gli spazi rivelano una breve serie di ceramiche in altorilievo: monolitici e decorativi souvenir di Tavole della Legge.
Per ultimo, per chi volesse sedersi, è stata allestita una sala video dove si proietta un documentario su Floreani.

Ginevra Bria

Gallarate // fino al 2 ottobre 2011
Roberto Floreani – Alchemica
www.museomaga.it

 

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.