Bye Bye Ai Weiwei. Anzi, arrivederci

Un fulmine estetico a ciel sereno. “Bye Bye Ai Weiwei”, la nuova opera di Giuseppe Stampone – corredata da una piattaforma online – si pone come un richiamo luminoso per il popolo dell’arte che ha attraversato (e continua ad attraversare) Venezia. Un faro della speranza, anche e soprattutto ora che Ai Weiwei è stato liberato. Perché difendere la libertà d’espressione resta un tema attualissimo.

Giuseppe Stampone - Bye Bye Ai Weiwei - 2011

Bye Bye Ai Weiwei (2011), opera site specific che hai realizzato alla Giudecca, non è soltanto una scritta monumentale, un potente lightbox, ma anche un segnale. Al di là del saluto, cosa indica precisamente questo progetto?
Bye Bye Ai Weiwei
è il mio modo di dire al mondo “svegliamoci”. Evitiamo il silenzio. Prendiamo coscienza, perché Ai Weiwei ha il destino segnato da una volontà che non è la nostra. Ci sono troppi interessi economici in ballo. Ogni minuto, ogni ora o giorno che aspettiamo, aumentiamo in noi stessi le illusioni di cambiare le cose e perdiamo la lucidità rispetto a quello che sta accadendo nel mondo. Più tempo aspettiamo, più siamo complici e sempre meno utili. Ad Ai Weiwei e a noi stessi. In futuro potremmo perdere anche noi molti dei (già pochi) diritti che abbiamo.

Giuseppe Stampone - Bye Bye Ai Weiwei - 2011

Quest’opera crea un terremoto visivo. Sembra pensata per modificare gli statuti tranquilli della tipica cartolina veneziana…
È proprio quello che volevo fare. Volevo cortocircuitare l’ordinario. Volevo evitare il luogo comune e mettere sotto scacco la tranquillità quotidiana. Una tranquillità che distoglie tutti dai grandi problemi – e ce ne sono davvero tanti – del mondo. L’arte, certo, non cambia la storia, ma almeno la racconta a modo suo, da un altro punto di vista. E pur non avendo alcun potere decisionale, l’arte fa capire meglio quello che succede nella quotidianità.

Giuseppe Stampone - Bye Bye Ai Weiwei - 2011

Attraverso questa tua nuova avventura estetica elabori un messaggio personale con il quale schiudi un discorso pungente su una necessaria e inedita libertà…
La libertà è necessaria tanto per l’arte quanto per la vita quotidiana. Penso che Bye Bye Ai Weiwei debba spingere, come ti dicevo, verso una “presa di coscienza”. Oggi, più che mai, bisogna mettere da parte la rassegnazione. Bisogna puntare verso un nuovo inizio. Soltanto questo può portare un bagliore di speranza. La speranza, ad esempio, di sapere dove si trova Ai Weiwei. Di poterlo incontrare per strada. Se non fossi stato convinto e speranzoso di questo, non avrei mai mandato un “Bye Bye”.

Antonello Tolve

www.byebyeaiweiwei.com

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.