Chain Reaction, al MAXXI la rassegna sulla videoarte ucraina

La rassegna “Chain Reaction” è composta innestando un video sull’altro, rimandi interni alle pellicole. Dispute, conflitti, paure si mescolano nella Videogallery del museo romano

MAXXI_ChainReaction_DanaKavelina_StillVideo Dana Kavelina, Mark Tulip, who spoke with flowers, 2018 - still da video Courtesy l’artista
MAXXI_ChainReaction_DanaKavelina_StillVideo Dana Kavelina, Mark Tulip, who spoke with flowers, 2018 - still da video Courtesy l’artista
Ha aperto lo scorso 3 maggio al MAXXI di Roma la rassegna Chain Reaction dedicata alla videoarte ucraina, a cura di Alessandra Troncone e di Mykola Ridnyi, visibile nella Videogallery fino al 15 maggio. Il progetto è iniziato nel 2021: l’intenzione dei curatori era presentare il primo focus sull’arte contemporanea ucraina in Italia. Con l’invasione del 24 febbraio 2022, l’urgenza di condividere i frutti di questa ricerca si è manifestata in tutta la sua gravità. Il progetto evidenzia il valore della produzione culturale-artistica indipendente ucraina, attraverso le testimonianze dirette di portavoce dell’ultima generazione. “Con Mykola Ridnyi abbiamo iniziato a lavorare a Chain Reaction in tempi non sospetti”, racconta Troncone. “Dal 2016 sono stata più volte in Ucraina e ho co-curato lì due progetti con Kateryna Filyuk e in collaborazione con l’Ambasciata italiana a Kiev: una mostra collettiva con artisti italiani e ucraini presso Izolyatsia nel 2019 e nel 2020 il progetto di Gian Maria Tosatti vincitore di Italian Council, Il mio cuore è vuoto come uno specchio “.

L’URGENZA DI UNA RASSEGNA SULLA VIDEOARTE UCRAINA

“Ho sempre pensato che in Italia si sapesse troppo poco della scena artistica ucraina e per questo con Mykola, già promotore del progetto Armed and Dangerous avevamo pensato a un approfondimento che privilegiasse il mezzo filmico e video per la sua implicita capacità narrativa”, continua Alessandra Troncone. “Sono tanti i temi che emergono: dalla trasformazione delle città ucraine e del paesaggio circostante alla guerra nelle regioni di Donetsk e Luhansk che va avanti dal 2014 ma per lungo tempo è stata dimenticata dai media europei. La nostra speranza è che progetti come questo aiutino a mantenere viva l’attenzione su quanto sta accadendo”.

LA RASSEGNA CHAIN REACTION, REAZIONE A CATENA

11 pellicole si susseguono, creando una concatenazione e alimentandosi dei rimandi reciproci. Si apre con la sequenza di una zona paludosa, la riserva di Zamglai, per terminare con un’immagine distopica e apocalittica che contempla la scomparsa dell’essere umano sulla terra. Le tematiche toccate sono molteplici: ansie sociali, conflitti bellici, flusso migratorio, rivendicazioni del movimento LGBTQIA+, lotte femministe, cambiamento climatico, metamorfosi urbana. Spiccano tre cortometraggi: Temerari (Daredevils) di Mykola Ridnyi (Kharkiv, 1985) cerca connessioni tra fenomeni culturali e politici dell’Italia e dell’Ucraina, scavando nel passato fascista e approfondendo dinamiche interne al Futurismo. Sotto indagine il soldato ucraino Vitaliy Markiv, la casa editrice di estrema destra Iron Dad, Matteo Salvini e un gruppo di reclute filorusse nel Donbas. In Diorama di Zoia Laktionova (Mariupol, 1984) la routine quotidiana di Mariupol viene interrotta da un evento improvviso: le tracce mnemoniche dei locali, restituite da una voce fuori campo, sono l’unico appiglio per preservare la normalità. Ciò che rimane è una landa desolata “minata e pericolosa a causa di esplosivi nascosti sott’acqua”. La guerra in Donetsk e Luhansk informa infine il video di Dana Kavelina (Melitopol, 1994) Mark Tulip, who spoke with flowers, che sfrutta l’animazione stop-motion. Mark L. Tulip, nato e cresciuto a Luhansk, è un personaggio dalla testa-bocciolo orgoglioso del proprio orticello e di ciò che ha costruito: ha figli, una nipote, un gatto di nome Donbas, un cane di nome Malva, un giardino con rose e viole. Gli eventi politici distruggono però il suo stile di vita, riducendo in frantumi le sue certezze, costringendolo ad abbandonare per sempre il suo microcosmo di tranquillità e bellezza.
– Giorgia Basili
Mark Tulip, who spoke with flowers di Dana Kavelina: https://youtu.be/mkn54J66cIo
Non ci sono mostre o eventi a “roma” in questo periodo
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.