Art Layers è una mostra di filtri Instagram d’artista curata da Valentina Tanni per il decennale di Artribune. Il progetto include le opere di dieci artisti italiani, visibili sul nostro profilo ogni due settimane. L’ottavo filtro, online da oggi, è quello di Martina Menegon, che abbiamo intervistato.

Cominciamo dal filtro che hai realizzato, “familiar strangers – expanded”. da dove nasce l’idea?
familiar strangers – expanded è una nuova iterazione del mio filtro facciale familiar strangers, realizzato nel 2018. L’idea alla base di entrambi i filtri è quella di riflettere sul tema dell’avatar come maschera, sull’identità (e sulle identità multiple) e sul sé contemporaneo in relazione al mondo digitale / virtuale / online e alla sua co-esistenza con la nostra realtà AFK – away from keyboard (“lontano dalla tastiera” ndr).

E come funziona, tecnicamente?
Entrambe le versioni del filtro utilizzano il face tracking per coprire il volto degli utenti con un viso tridimensionale – il mio – realizzato tramite scansione 3D. Sono molto legata a questo volto perché è il risultato del primissimo selfie 3D realizzato a inizio 2015. Un’immagine che ha segnato l’inizio della lunga saga di selfie 3D che tuttora continuo a realizzare e ad implementare nei miei progetti.

Martina Menegon - familiar strangers - 2018-19
Martina Menegon – familiar strangers – 2018-19

Che caratteristiche ha questa nuova iterazione rispetto al precedente?
Una volta rilasciato il filtro familiar strangers nel 2018 su Instagram, Facebook, Snapchat e SnapCamera, ho iniziato a collezionare video dei vari utenti online che stavano usando il mio filtro per finalizzare un’installazione composta da una serie di tablet in cui i vedere i contributi e provare il filtro facciale in tempo reale. Nella nuova iterazione ho voluto riflettere sulla storia e l’evoluzione del progetto: su come un filtro facciale si sia trasformato durante il primo lockdown del 2020 in uno spazio virtuale sociale in Mozilla Hubs. Lì sei circondato da migliaia di cloni del mio viso 3D e puoi scegliere di usare il modello come avatar, diventando parte dell’ambiente virtuale. In familiar strangers – expanded hai la stessa funzionalità del filtro precedente, in cui il tuo visto è sostituito dal mio, ma non è solo legato all’uso del face tracking. In aggiunta ha la stessa nuvola di clone come in Mozilla Hubs che circonda l’utente o riempie lo spazio fisico visibile tramite la webcam.

Martina Menegon “familiar strangers” 2018-19. ©Photo courtesy of the artist
Martina Menegon “familiar strangers” 2018-19. ©Photo courtesy of the artist

Quando ti sei avvicinata per la prima volta al mondo dei filtri Instagram?
familiar strangers è stato il mio primo filtro presente anche su Instagram. E a parte la nuova iterazione familiar strangers – expanded non ho creato altri filtri per questa piattaforma, ma ne ho realizzati un paio per Snapchat e SnapCamera l’anno scorso, principalmente per garantire una maggiore accessibilità. Con SnapCamera infatti puoi accedere ai filtri senza creare un account e usarli come webcam alternativa su desktop computer in varie applicazioni che permettono o richiedono l’uso di webcam (Mozilla Hubs, Zoom, etc.).

Come si è evoluto nel tempo il tuo modo di usare questo strumento, e più in generale la Realtà Aumentata?
La mia ricerca artistica si è sempre focalizzata su vari aspetti della Realtà Virtuale in relazione a quella fisica e in particolare sull’idea di avatar. Per vari anni mi sono concentrata nel creare esperienze immersive e installazioni in VR, ma ho sperimentato anche con la Realtà Aumentata. Il motivo per cui ho raramente prodotto progetti in AR è collegato al fatto che non ho mai trovato un metodo per rendere totalmente accessibile i miei lavori: c’erano app da creare o da pagare, oltre che l’obbligo per gli utenti di creare un account. Di recente ho iniziato a sperimentare con webAR, che offre la possibilità di creare Realtà Aumentata accessibile tramite browser e senza account su dispositivi compatibili. Ho realizzato una serie di sculture virtuali e AR basate su selfie 3D realizzati nel 2015 e presentate per la prima volta a maggio alla mostra online Subterranean Virtualscapes curata da Virginia Bianchi Gallery. La mostra comprendeva una serie di artisti italiani che lavorano col digitale e ha presentato tutte le opere anche come NFT sulla piattaforma Hic et Nunc. Ho intenzione di continuare a creare sculture virtuali ed esperienze AR per riflettere sull’idea di Realtà Ibrida e, spero presto, di sperimentare con la Realtà Aumentata Geolocalizzata.

Martina Menegon, untouched (vn)
Martina Menegon, untouched (vn)

Chi sono le autrici e gli autori di filtri Instagram che segui?
In generale adoro cercare sempre nuovi filtri su Instagram, Snapchat e SnapCamera… the weirder the better! Ci sono molti artisti che seguo e ammiro, tra cui Ines Alpha (@ines.alpha), Cibelle Cavalli Bastos (@aevtarperform), Mitsuko Kubota (@mitsukokubota). Tra i miei preferiti c’è sicuramente Augmented Empathy, la serie di filtri per Instagram creati da KEIKEN (@keiken) che riflettono su come ci identifichiamo e connettiamo con noi stessi, con gli altri, con la Terra. E anche la serie di lavori AR di Huntrezz Janos (@huntrezz) che riflettono sul concetto di identità e insolazione ed esplorano la relazione tra percezione e realtà. Seguo anche con molta attenzione la ricerca di Noland Chaliha (@alwayscodingsomething) perché a parte creare filtri Instagram (stupendi!) Noland sperimenta con Machine Learning e accessibilità, mostrando i bias dell’algoritmo e ricercando alternative più inclusive.

La tua ricerca artistica è incentrata sul rapporto tra corporeità fisica e identità virtuale, oltre che tra mondo naturale e ricostruzione digitale. In che direzione pensi stia cambiando questo rapporto? Che relazione abbiamo con le identità extra-corporee che costruiamo tramite l’utilizzo dei media?
Ciò che è diventato sempre più chiaro nel corso degli ultimi anni, e soprattutto durante gli ultimi mesi, è che la nostra “base reality” non è da separare o mettere in contrasto con quella virtuale. Entrambe le realtà sono interdipendenti, si informano a vicenda e ci sono necessarie in egual misura. Personalmente credo l’importante sia prendersi il tempo per capire e abbracciare la nostra Realtà Virtuale e metterla sempre in relazione con quella Fisica, offline. In questo senso, credo che i nostri avatar siano sempre meno un’identità extra-corporea, ma siano piuttosto uno degli aspetti del nostro stesso sé, sono una parte importante e cruciale di noi che dovremmo curare e nutrire, capire e sviluppare. Dobbiamo anche pensare alla natura umana del virtuale che spesso perpetua problemi socio-culturali della nostra realtà offline e riflettere sulla responsabilità di generare un mondo etico anche online, invece che utilizzare il virtuale come escapismo. E credo che iniziare da noi stessi, dai nostri avatar, sia un primo passo importante verso una maggiore comprensione del potenziale virtuale e di una realtà online politica, impegnata, inclusiva e accessibile.

Martina Menegon “heads off me” 2019. Commissioned by Roehrs & Boetsch Gallery for the CUBE - Virtual Gallery for Virtual Art. In-Game view © Photo courtesy of the artist
Martina Menegon “heads off me” 2019. Commissioned by Roehrs & Boetsch Gallery for the CUBE – Virtual Gallery for Virtual Art. In-Game view © Photo courtesy of the artist

Parlando in generale di realtà estese, come pensi stia reagendo il mondo dell’arte contemporanea all’utilizzo di queste tecnologie?
Negli ultimi mesi abbiamo assistito allo sviluppo di un maggiore interesse, una maggiore voglia di capire, interagire e supportare l’arte virtuale e la realtà digitale in generale. Personalmente ho apprezzato la possibilità di esporre lavori virtuali nel loro contesto e habitat naturale ma anche la possibilità di visitare, interagire, connettermi con la scena internazionale a un livello più profondo. Ho anche notato però la voglia (e la necessità) per molti di ritornare allo spazio fisico. Spero il futuro non preveda un abbandono o un rifiuto del virtuale ma una collaborazione tra le due realtà. Sto riflettendo molto sul concetto di realtà ibrida e su come continuare a lavorare col virtuale in relazione con la realtà offline. Credo ci sia un enorme potenziale per il mondo dell’arte contemporanea: si possono sviluppare nuovi formati e dare un’attenzione bilanciata ad entrambe le realtà senza, di nuovo, dismettere una o l’altra. Contemporaneamente però, qualcosa di estrema importanza è venuto a mancare: il voler davvero capire le qualità del virtuale a differenza di quelle offline e dunque l’utilizzo appropriato della tecnologia piuttosto che il suo abuso (non bastano le dita delle mani per contare l’ammontare di slideshow di pittura o scultura chiamati “mostre online” gli ultimi mesi). Ma soprattutto, e a questo tengo davvero tantissimo, il rispetto per la storia dell’arte virtuale o tecnologica in generale! La dovuta attenzione ai pionieri e agli artisti, spazi e istituzioni contemporanei che lavorano col virtuale e spesso vengono dimenticati per l’ennesima “tecnologia mai vista o usata prima”.

A cosa stai lavorando in questo periodo? Ci puoi dare qualche anticipazione sui progetti futuri?
Mi sono presa un paio di settimane questa estate per rigenerarmi dopo un anno intenso pieno di nuovi progetti, anche per stimolare nuove idee. Al momento sono occupatissima con il team di sound frame nel co-curare e organizzare la seconda edizione del Festival di Arti Multimediali “CIVA” che si terrà a Vienna il prossimo febbraio. Ho anche una serie di mostre online e offline in programma per questo inverno in cui andrò a installare in formato ibrido alcuni lavori virtuali realizzati negli ultimi mesi. Allo stesso tempo sto sperimentando con alcuni dei miei selfie 3D per sviluppare una serie di stampe 3D e possibili display per la versione AR. Poi non vedo l’ora sia più fresco per riprendere in mano il mio visore VR e lavorare a qualcosa di immerso e interattivo. Non posso andare troppo nei dettagli perché molto è ancora in progress, ma prevedo un inverno molto impegnato e creativo…

– Valentina Tanni

Martina Menegon (1988; vive a Vienna) è un’artista che lavora nel campo dell’arte interattiva e delle realtà estese. Nelle sue opere crea assemblaggi intimi e complessi di elementi fisici e virtuali che esplorano il sé contemporaneo e la sua corporeità sintetica. È assistente universitaria e docente presso il dipartimento di Transmedia Art presso l’Università di Arti Applicate di Vienna, dove insegna “Digital Design and Virtuality”. Insegna inoltre strumenti multimediali per le arti interattive presso l’Università IUAV di Venezia (MA Digital Exhibit, BA Multimedia Arts) insieme a Klaus Obermaier e Stefano D’Alessio. Nel 2019 ha co-diretto: afk con Shahab Nedaei e curato una serie di mostre XR Art a Vienna. Attualmente è Responsabile della Realtà Estesa e Curatrice presso“Area for Virtual Art”, una piattaforma per esperienze immersive e ritrovi fondata da sound: frame e Pausanio. Fa parte del team curatoriale del festival di new media art di Vienna “CIVA Festival”.

PROVA IL FILTRO familiar strangers – expanded SUL PROFILO INSTAGRAM DI ARTRIBUNE

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).