NFT, crypto arte e bolle speculative

Il fenomeno degli NFT, Non Fungible Token, è sulla bocca di tutti. Ma perché? E con quali prospettive per il mercato dell’arte?

Beeple, Everydays. The First 5000 Days, 2021
Beeple, Everydays. The First 5000 Days, 2021

Da qualche mese, il tema degli NFT è letteralmente esploso sulle riviste di settore. Sono molte le prospettive attraverso le quali guardare al fenomeno: il consumo energetico, il significato teorico del medium, le modalità di creazione di un NFT, i software distributivi, i top-lot, le origini del fenomeno, e via dicendo. Chi non ha ancora idea di cosa realmente sia un NFT può approfondire tutti gli aspetti principali in uno dei tantissimi articoli che sono stati pubblicati.
Qui basterà comprendere che per NFT si intende un Non Fungible Token, che è, a tutti gli effetti, un certificato di autenticità digitale, attraverso il quale si certifica come “originale” un contenuto che può quindi poi essere venduto come tale e che sarà sempre distinguibile dalle sue “riproduzioni”.

NFT, BLOCKCHAIN E VENDITE RECORD

Ora, gli NFT sono in uso già da qualche anno, ma negli ultimi giorni hanno raggiunto rapidamente la notorietà perché, banalmente, la vendita di alcuni NFT ha raggiunto livelli record tra i quali sicuramente l’opera d’arte di Beeple battuta da Christie’s per 69.3 milioni di dollari. Nello stesso periodo dell’asta, che si è tenuta tra il 25 febbraio e l’11 marzo, non sono mancate altre “azioni” anche un po’ sensazionalistiche, come quella realizzata il 4 marzo da un sedicente membro di un “gruppo di appassionati di arte e tecnologia” in cui si dava alle fiamme un’opera di Banksy lasciandone in circolazione la sola opera digitale. Attività che, tuttavia, non ha ottenuto quel gran clamore che forse ci si aspettava: a oggi, il filmato su YouTube conta memo di 180mila visualizzazioni, più o meno quanto un brano di musica elettronica di un (‘) artista emergente. Ma a cosa è dovuto tutto questo interesse?
Sostanzialmente, il mondo dei Non Fungible Token rappresenta, come detto, un sistema di autentica attraverso il quale contenuti digitali “originali” o “rari” possono essere scambiati su un mercato digitale, utilizzando una valuta digitale. Quindi un sistema di autentica che si accompagna a un altro sistema di autentica, legato piuttosto alle transazioni, che è quello della blockchain e che consente al legittimo possessore di detenere e scambiare sul mercato dei “beni autenticati” e che monitora la correttezza di ogni transazione. Siano essi audio, video, gattini oppure opere d’arte, o qualsiasi altra tipologia di contenuto esistente o ancora da inventare.

Elemento realmente interessante è che gli NFT possono garantire la remunerazione dell’autore a ogni vendita successiva dell’opera”.

Questo può portare all’estensione di nuovi mercati, come è avvenuto nel caso della vendita del primo tweet mai realizzato, o portare a sotto-mercati di nicchia all’interno di mercati già esistenti, come ad esempio potrà accadere nel settore musicale, in cui l’artista che guadagna sempre meno dalla vendita dei cd potrà mettere in vendita per i suoi fan delle registrazioni inedite fatte “fuori” dal contratto della casa discografica, o, come nel campo delle arti visive, in cui artisti emergenti hanno già avviato la loro diversificazione di opere con il tentativo di “scalare le vette” anche attraverso la produzione digitale, o cross-mediale.
Elemento realmente interessante è che gli NFT possono garantire la remunerazione dell’autore a ogni vendita successiva dell’opera. Condizione questa che è fortemente caldeggiata da quegli artisti che all’inizio della propria carriera vendono le proprie opere a valori che, in futuro, sono destinati a salire e che remunereranno l’artista soltanto parzialmente dal cosiddetto diritto di seguito.

CULTURA E SPECULAZIONE

Per tale motivo il fenomeno è stato così fortemente associato a una dimensione “culturale”, sebbene sia doveroso ricordare che quello degli NFT è uno strumento tendenzialmente contrattuale. Come tale, può dare vita a innovazioni importanti, ma può anche essere portatore di tantissime distorsioni e di questo bisogna tenere dovutamente conto. E, per inciso, le bolle speculative sono soltanto una minima parte di esse.

Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.