Una delle gif animate più famose del mondo, quella del gattino arcobaleno che vola in un cielo stellato, è stata venduta all’asta per 300 Ethereum, che corrispondono a 590mila dollari circa. Ma come funziona il mercato della crypto art? Viaggio nei nuovi mercati dell’arte digitale, ormai affidati ai sistemi blockchain.

In ogni collage di meme storici che si rispetti, nella costellazione di figure è inevitabile trovare un piccolo Nyan Cat fluttuante insieme alla sua scia di pixel colore arcobaleno. Creato da Chris Torres nel 2011, il Nyan Cat – originariamente chiamato Pop-Tart Cat – è una delle gif animate più amate, condivise e remixate di sempre. A dieci anni dalla sua nascita, a questo oggetto digitale è stato associato un NFT (Non Fungible Token) venduto all’asta per 300 Ethereum, equivalenti a 590mila dollari circa. Tuttavia la correlazione tra arte digitale e criptovalute non è nuova; si inscrive infatti nel filone della crypto art, un genere sviluppatosi da diversi anni, basato appunto sulla correlazione tra arte e tecnologia blockchain.
Alla proverbiale aura di Walter Benjamin si sostituisce l’NFT, un token crittografato che viene associato a un’immagine digitale e, una volta acquistato, funge da attestato di proprietà. Per certi versi, l’NFT è estremamente concreto e al tempo stesso completamente immateriale. È fondamentale ricordare che l’NFT non blocca l’immagine digitale in sé, che può continuare a circolare, riprodursi e trasformarsi, come nel caso del Nyan Cat, e non blocca nemmeno la sua variante fisica, che può essere immessa in un mercato secondario.

COSA SONO GLI NFT E COME VENGONO USATI

Ci sono due standard di NFT: il primo e maggiormente utilizzato ‒ denominato LRC721 ‒ ha la caratteristica di unicità, per cui un contratto vale un token, vale a dire che un’opera venduta attraverso questo standard equivale a un pezzo unico. Due esempi di questo NFT possiamo trovarli nei Cryptopunks – primo progetto in assoluto di opere con un NFT –, costituiti da 10mila volti/avatar creati algoritmicamente con caratteristiche tutte differenti, e i più recenti Cryptokitties, una versione 3.0 per chi è allergico ai gatti ma li ama platonicamente. Il secondo standard – LRC1155 – ha la caratterista per cui un contratto vale più token. In questo secondo caso è come se la proprietà dell’opera si dividesse tra più persone, diventando l’equivalente di un’opera fatta in serie a tiratura limitata. Un esempio dell’utilizzo di questo standard lo troviamo nell’asta della serie di Andy Warhol 14 Small Electric Chairs (1980) ‒ bandita dalla piattaforma Maecenas e dalla crypto art gallery Dadiani Syndicate nel 2018 –, in cui è stata venduta quasi metà della proprietà dell’opera.

Cryptokitties
Cryptokitties

ANCHE CHRISTIE’S NEL MONDO DELLE CRYPTO-VALUTE

Le NFT vestono dunque una creazione digitale di tutti i diritti che avrebbe fisicamente come opera d’arte: unicità/rarità, autenticità, proprietà. In questi nuovi abiti, le opere crypto sono legittimate a persuadere i collezionisti, e lo fanno: questo mese, dal 25 febbraio all’11 marzo, si terrà la prima asta di Christie’s di un’opera completamente immateriale. L’opera in questione è Everydays, dell’artista e graphic designer Beeple (Mike Winkelmann). Everydays è un progetto che raccoglie nel suo archivio un’immagine al giorno prodotta dall’artista, il quale dichiara: “These pictures are all done from start to finish every day. The purpose of this project is to help me get better at different things. A oggi Everydays è composta da 5048 immagini, di cui le prime 5000 verranno messe all’asta da Christie’s, che ha deciso di raccoglierle in un singolo collage digitale, rendendo questa moltitudine un pezzo unico. L’asta partirà da 100 dollari, ma si prevede l’impossibile se pensiamo all’ultima vendita all’asta di Beeple: 3,5 milioni di dollari e, rullo di tamburi, si trattava solo di alcune opere selezionate tra le 5000.
La crypto art negli ultimi anni ha attirato diversi collezionisti e investitori da tutto il mondo, senza mai entrare nel circuito di mercato “tradizionale” delle grandi case d’asta come Christie’s. Questa nuova intromissione potrebbe segnare una nuova legittimazione delle opere digitali nel mercato dell’arte riconosciuto, generando ripercussioni nel sistema, nella concezione e nei display dell’arte stessa.

IL PROBLEMA ECOLOGICO: QUANTO CONSUMA LA BLOCKCHAIN?

A oggi, la crypto art viene sempre più utilizzata come diversivo al faticoso mercato dell’arte fisico, diventando la migliore alternativa per artisti digitali emergenti ma anche per quelli più affermati. Basta visitare alcune piattaforme di vendita – come SuperRare e OpenSea – per potersi rendere conto dell’iperattività della domanda e dell’offerta. Tuttavia questa iperattività si traduce in iper-produzione e iper-consumo, portandoci a riflettere sulla questione ecologica. Come ben sappiamo, internet non si alimenta da solo, ma comporta un consumo di energia che aumenta in proporzione alla quantità di dati e a sistemi di calcolo computazionali più o meno complessi: Il problema delle criptovalute risiede proprio in questo frangente.
In un recentissimo articolo, l’artista Joanie Lemercier ha lanciato un appello in favore di una presa di coscienza etica sull’impatto climatico delle crypto. Questa infrastruttura si alimenta a elettricità, la quale viene prodotta principalmente dai combustibili fossili (64% dell’elettricità mondiale: carbone 38%, petrolio e gas 26%). L’utilizzo dei combustibili fossili comporta un’emissione di CO2, che può essere naturalmente riassorbita dagli alberi. Quando la CO2 emessa supera di gran lunga la capacità di assorbimento, si accumula nell’atmosfera, causando l’innalzamento delle temperature globali. Più elettricità viene prodotta, più CO2 viene emessa. Analizzando attraverso Offsetra le transazioni di una vendita, Lemercier ha dichiarato: “Abbiamo esaminato i dettagli delle transazioni. Si scopre che la 53esima edizione ha emesso circa 80 kg di CO2 ciascuna e, peggio ancora, ogni rivendita da parte dei collezionisti continua ancora oggi ad aumentare tale impatto”.
Una singola criptovaluta Ethereum – utilizzata per la crypto art – consuma circa l’equivalente di energia elettrica di un residente dell’UE per 4 giorni. A questo si aggiungono le NFT, che comportano operazioni più complesse e molteplici reazioni a catena quali offerte, vendite e scambi di proprietà. L’artista londinese Memo Atken ha recentemente svolto una ricerca sull’impatto ambientale degli ETH e delle NFT, creando un sito dedicato e un lungo articolo di cui riportiamo alcuni dati:
2 artisti su 3 (67%) dei 633 su SuperRare hanno NFT con un’impronta di oltre 1 tonnellata di CO2. E questo nonostante la metà degli artisti si sia unita alla piattaforma solo negli ultimi 6 mesi. […] 1 su 5 (18%) delle NFT degli artisti ha un’impronta superiore a 10 tonnellate di CO2. Per metterlo in prospettiva, ciò equivale a 12 voli transatlantici o al consumo totale di energia elettrica di un residente dell’UE per 5 anni”.

Everydays The First 5000 Days, Beeple
Everydays The First 5000 Days, Beeple

UNA PRESA DI COSCIENZA NECESSARIA

Quando crei un aeroplano crei anche gli incidenti aerei, affermava Paul Virilio. Con le criptovalute, l’ebbrezza del volo in borsa corrisponde esattamente a un disastroso schianto sull’ambiente. Sono innegabili le possibilità che la crypto art sta aprendo agli artisti soprattutto in un periodo pandemico, in cui a pagare il prezzo più caro sono i giovani, impossibilitati a farsi spazio in un sistema fisico già chiuso prima della pandemia. Basta guardare una delle piattaforme già citate o entrare nel gruppo Telegram “Criptoarte Italia” per rendersi conto della frenesia e della vivacità sia dal punto di vista creativo che di sostenibilità di mercato. Tuttavia siamo lontani da una presa di coscienza delle piattaforme ‒ che non rilasciano dati riguardo al consumo energetico ‒ e degli artisti stessi, che tendono a ignorare completamente l’impatto ambientale dell’area in cui operano. Ciò che diventa urgente – a questo punto – è una presa di coscienza da parte di tutti e un piano d’azione per ridurre i consumi. La crypto art appartiene già al futuro, ma dovrà cambiare rotta e rivoluzionarsi, pena la promozione come contributor ufficiale di un mondo sull’orlo del collasso.

‒ Christian Nirvana Damato

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Christian Nirvana Damato
Christian Nirvana Damato (Foggia, 1994) è un Visual Artist la cui ricerca si focalizza sul rapporto uomo/tecnologia/media. Le implicazioni di questo rapporto si mescolano a livello teorico in maniera interdisciplinare: i suoi interessi spaziano tra neurobiologia, neuroestetica, visual and media studies, filosofia, culture digitali e nuove tecnologie. Attualmente studia al corso specialistico di Arti Visive e Studi Curatoriali alla Naba di Milano.