EMLibrary: su Instagram il progetto dedicato alle opere di Eliseo Mattiacci e la sua biblioteca

Una serie di post a cadenza mensile pubblicati sul profilo Instagram dello Studio Eliseo Mattiacci getta nuova luce sul lavoro dell’artista attraverso l’analisi dei libri da lui raccolti nell’arco di 60 anni: quali testi hanno influenzato la sua ricerca?

Eliseo Mattiacci, 2008, ph. Michele Alberto Sereni - courtesy Studio Eliseo Mattiacci
Eliseo Mattiacci, 2008, ph. Michele Alberto Sereni - courtesy Studio Eliseo Mattiacci

Quando si parla di artisti, qual è la prima immagine che vi viene in mente? È molto probabile che stiate immaginando un artista all’opera all’interno del proprio studio, circondato da opere e strumenti di lavoro, un universo intimo e fervido di creatività. Magari immaginiamo l’artista circondato anche da oggetti che lo hanno ispirato o che stimolano il suo estro, e tra questi non possono mancare i libri. A tal proposito, è spontaneo porsi un’altra domanda: in che modo i libri e le letture possono influenzare la ricerca di un artista? Ha provato a darsi una risposta la curatrice Cornelia Mattiacci, figlia dell’artista Eliseo Mattiacci che, impegnata nell’inventariazione dei libri appartenuti al padre – circa 2500 titoli raccolti in 60 anni – ha sviluppato un progetto pensato per la pagina Instagram dello Studio Eliseo Mattiacci, EMLibrary.

I LIBRI E LE OPERE DI ELISEO MATTIACCI SU INSTAGRAM 

Si tratta di una serie di appuntamenti a cadenza mensile che consistono in brevi teaser in cui vengono messi in dialogo le opere dell’artista con i libri della sua biblioteca: “visti in retrospettiva, questi libri di amici artisti, grandi maestri, temi ricorrenti a lui cari, penso abbiano contribuito alla costruzione di un suo orizzonte iconografico di riferimento”, ci spiega Cornelia Mattiacci. Ogni teaser è accompagnato da un breve testo, una sorta di didascalia, redatto di volta in volta da critici, storici e curatori, con l’intento di creare uno spunto di riflessione sulla relazione tra i libri e uno specifico lavoro di Mattiacci. La curatrice ci ha spiegato il progetto in questa intervista. 

A partire dall’inventario dei libri appartenuti a suo padre, come è nata l’idea del progetto EMLibrary?

In realtà è proprio il progetto stesso che sta guidando l’inventario dei libri. Finalizzando il lavoro di archivio più tradizionale, dopo aver passato in rassegna opere, foto, cataloghi delle mostre e pubblicazioni su Mattiacci, restavano le pubblicazioni di Mattiacci: un corpus di circa 2500 titoli, sparsi tra casa e studio, raccolti da mio padre in circa 60 anni. Mentre iniziavo a riunire i libri in un unico spazio, ho estratto L’Art de l’Ancienne Egypte di Kazimierz Michalowski (Mazenod, 1968) e La Grèce, Dieux et Art di Alexander Liberman (Arthaud, 1969) e, sfogliando in retrospettiva queste e altre pubblicazioni, ho iniziato a pensarle come a strumenti di indagine parallela al suo lavoro, perché penso abbiano contribuito alla costruzione del suo orizzonte iconografico di riferimento. Da qui è nata l’idea del progetto digitale EMLibrary, concepita per il profilo Instagram dello Studio (@studioeliseomattiacci). 

Che obiettivi si pone questo progetto?

L’intento è quello di veicolare lo sviluppo di questa biblioteca in fieri, e provare a diffondere il lavoro di mio padre da una prospettiva inedita, forse interessante anche perché lui non era un artista-intellettuale e neanche un lettore in senso tradizionale. L’inventario quindi si costruisce in una seconda fase, frutto dei ragionamenti e dalla selezione dei materiali che accompagna i singoli post.

Nella biblioteca di suo padre che tipo di libri si trovano? In che modo questi libri hanno influenzato e/o ispirato la sua ricerca?

Si spazia dell’interesse per il primitivismo ai grandi maestri del Rinascimento, come ad esempio Francesco di Giorgio Martini, che ha impresso un marchio indelebile alle architetture dei territori della Marche, in cui mio padre è cresciuto. Tante le pubblicazioni dedicate alle avanguardie internazionali, le monografie di maestri dell’arte moderna, figure seminali per la sua formazione, così come cataloghi di mostre di amici artisti. Temi come quello del mito del sole, presente trasversalmente in numerose culture, dalla Cina alla Grecia Classica, dall’Antico Egitto alle civiltà pre-colombiane, dagli Etruschi ai Celti. Manuali su alfabeti di civiltà scomparse, di astrofisica, mappe di vulcani e atlanti del cosmo.

Sono presenti anche cataloghi e riviste di settore?

Sì, alcuni libri testimoniano la fruizione diretta di manifestazioni internazionali, mostre o collezioni museali che hanno certamente avuto un impatto sul suo lavoro, come When Attitudes Become Form del 1969 alla Kunsthalle di Berna o documenta 5 a Kassel nel 1972, entrambe curate da Harald Szeemann, o il catalogo del Museum of the American Indian – Heye Foundation, visitato negli anni Settanta a New York. La presenza significativa di sezioni di saggistica testimonia che la sua considerazione verso alcuni autori – come Cesare Brandi e Giuliano Briganti – veniva alimentata anche grazie a diretti rapporti di amicizia. Si trovano numeri di importanti riviste di critica e cultura contemporanea – tra cui Bit e Cartabianca – ma anche guide turistiche di luoghi esplorati, come l’Australia, o destinazione mai raggiunte, come il Polo Nord.

Come si sviluppa il progetto su Instragram e che tipo di cadenza hanno gli appuntamenti della serie?

EMLibrary si compone di una serie di video teaser, della durata di pochi secondi, pubblicati come post dal profilo dello Studio e accompagnati da un breve testo, ogni volta di un diverso autore, invitato a esplorare la relazione tra un nucleo librario e uno specifico lavoro di Mattiacci. Visivamente si tratta di un contenuto semplice e diretto, una sequenza sincronizzata di immagini, per ragionare sull’influenza che le fonti iconografiche hanno a livello conscio e inconscio nel processo creativo. Il progetto è realizzato in collaborazione con Marco Morici e Aic.Saturn, rispettivamente per il montaggio video e audio.

EMLibrary - courtesy Studio Eliseo Mattiacci
EMLibrary – courtesy Studio Eliseo Mattiacci

Quali sono i temi degli appuntamenti di EMLibrary? 

Il tema delle civiltà pre-colombiane ha dato avvio alla serie, con la partecipazione di Sara Fontana; Sette corpi di energia, l’opera del 1973 che incorpora la statuetta azteca del dio dei fiori, conclude la sequenza di questo primo post. Il prossimo sarà dedicato al nucleo di libri su Pablo Picasso, esplorato con Francesca Cattoi. La frequenza è mensile, e il progetto si svilupperà per più di un anno. Tra i curatori, critici e storici dell’arte coinvolti, oltre a quelli già menzionati, ci sono Luca Massimo Barbero, Barbara Cinelli, Ester Coen, Lara Conte, Bruno Corà, Valérie Da Costa, Eva Fabbris, Daniela Lancioni, Gianfranco Maraniello, Sergio Risaliti, Vittorio Rubiu, Francesco Stocchi, Marco Tonelli, Riccardo Venturi, ma la lista è in divenire, e procede con la costruzione della biblioteca. Grazie al prezioso scambio, ci stiamo rendendo conto che questo nuovo e semplice punto di osservazione può aprire a inedite considerazioni sul lavoro di mio padre.

In che senso?

Solitamente si invitano gli autori a scrivere sul lavoro di un artista le cui fonti emergono di conseguenza, mentre qui il percorso è esattamente inverso. Mi interessa questo cambio di prospettiva. Lo Studio Eliseo Mattiacci, coordinato dalla responsabile dell’archivio Giulia Lotti, mette a disposizione degli autori una prima parte del materiale librario in digitale così come tutte le informazioni sui lavori, e in alcuni casi, dati i mesi di immobilità, i libri possono essere spediti per consultazione. 

Come si svilupperà il progetto in futuro?

A breve termine mi piacerebbe poter organizzare una giornata di studi dedicata alla serie EMLibrary, mentre in futuro vorrei rendere fruibile la biblioteca, anche solo digitalmente, e sto ragionando su come debba essere la biblioteca di uno scultore. Vorrei organizzare le sezioni in maniera analitica, in funzione del lavoro di Mattiacci, ma mantenere una certa apertura, evitando sistematizzazioni troppo didascaliche. Ma vorrei che potesse essere fruibile anche a un pubblico non specializzato, molti titoli sono rari o speciali di per sé, indipendentemente dalla relazione con l’artista. Fortunatamente, eliminando le coordinate di contesto – a chi apparteneva, cosa è stato sottolineato e perché – la storia dell’oggetto-libro e il suo contenuto ripartono sempre da zero, innestandosi nella vita dei nuovi lettori.

– Desirée Maida 

www.instagram.com/studioeliseomattiacci/

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.