La mostra digitale sulla Fiber Art in versione 2.5 D

Solo meno di un anno fa risultava difficile immaginare una riunione di lavoro in veste completamente virtuale, figuriamoci pensare a una mostra allestita esclusivamente per l’accesso tramite smartphone. E invece, tra i grandi insegnamenti di questa pandemia, c’è stata anche la scoperta delle infinite possibilità comunicative del mondo delle arti visive.
Tra queste, l’ultima in ordine di tempo, è la mostra appena lanciata dalla Tsinghua University di Pechino su una piattaforma in 2D e mezzo. Avete capito bene, una piattaforma tra le due e le tre dimensioni, provare per credere.

2020 USA and China Technology and Innovation in Fiber Art è una mostra che indaga le interazioni della tecnologia con l’arte tessile, una rassegna pensata per essere fruita completamente in digitale. Promosso da Beijing Culture & Art Fund in collaborazione con la University of Arts di Filadelfia e l’Art and Design Academy della Tsinghua University di Pechino, il percorso espositivo digitale presenta le interpretazioni di quaranta artisti sui temi della contemporaneità indagati attraverso innovativi approcci della lavorazione tessile.
L’evento, che inizialmente era stato pensato per essere allestito al Tsinghua University Museum, è un itinerario digitale che permette al visitatore virtuale di spostarsi tra due padiglioni dove sono disposte le opere elaborate da venti artisti cinesi e venti artisti americani. Con il supporto di nuovi materiali e della tecnologia dell’informazione, la Fiber Art ha ampliato la portata del suo linguaggio espressivo, passando da output bidimensionali a opere che sfidano la terza e la quarta dimensione, attraversando culture, conoscenze artigiane ed epoche storiche.

UNA MOSTRA IN 2.5 D

Una raccolta di opere che, grazie alla tecnologia multimediale progettata dall’Arts and Design Academy di Tsinghua University, accompagna il pubblico in un viaggio esperienziale e sensoriale che sfida la bidimensionalità dello schermo. Immagini, video, contenuti si sviluppano in un susseguirsi di sale espositive virtuali. La sensazione è quella di avere accesso a un percorso museale privilegiato che mette in evidenza opere, pattern, strutture, materiali, tecniche e concept. Il 2.5 D aiuta ad aumentare l’esperienza di visita, grazie allo sbalzo in primo o secondo piano dei materiali a seconda dello scorrimento del punto di vista.
A stupire, quindi, non è solo il contenuto, ma anche, e soprattutto, la piattaforma. Viene, però, spontaneo chiedersi come sia possibile che un medium artistico così materico come il tessuto possa essere esperito in digitale. È forse questa un’esasperazione della corsa al virtuale portata dalla pandemia?

2020 USA and China Technology and Innovation in Fiber Art. Guanghui Ren, Xiaoming Tao,2010 20. Courtesy of the artist
2020 USA and China Technology and Innovation in Fiber Art. Guanghui Ren, Xiaoming Tao,2010 20. Courtesy of the artist

FIBER ART E DIGITALE

La Fiber Art si codifica nel panorama artistico tra gli Anni Sessanta e Settanta, quando il ricamo e il cucito ‒ stereotipati dalla Storia come attività riservate al genere femminile ‒vengono rivendicati dal movimento femminista e reintrodotti nel campo delle arti visive non più come arte minore, ma come espressione artistica degna di rientrare tra le Fine Arts.
Una tradizione millenaria di tessitura, annodatura, avvolgimento e intreccio che arriva fino a noi. Da archetipo della condizione subordinata della donna diviene, dopo essere stata sublimata, un linguaggio contemporaneo delle arti visive che dialoga con le tecnologie più avanzate per continuare a farsi portatore di temi legati al sociale.
La genialità della mostra, il perfetto dialogo tra contenuto e contenitore, stanno proprio qui, nell’essere riusciti a trasportare su una piattaforma digitale una sapienza millenaria, capace di coinvolgere tutte le latitudini del globo, contemporaneamente, in un’esperienza che trascende la materia, ma che ne fa percepire la forza. Forse la digitalizzazione di una rassegna artistica come questa apre molteplici immaginari sul dopo e paradossalmente restituisce all’arte il suo posto e la sua potenza comunicativa.

IL FUTURO DELLA FIBER ART

Su queste riflessioni cadono a pennello le parole del curatore Yue Song: “Ho riflettuto e interrogato profondamente l’impatto della nuova tecnologia e dei nuovi materiali nel campo della Fiber Art, che tipo di opportunità e di espressione creativa si manifesteranno in futuro? In che modo la nuova tecnologia e i nuovi materiali influenzeranno e trasformeranno processi tradizionali come il lavoro a maglia? Cosa c’è dopo?”.
Anche se la mostra non risponde in maniera esaustiva al posto che assumerà la Fiber Art nella società del domani, perlomeno il format aiuta a visualizzare possibili scenari su ruoli e modalità che potranno divenire meno speciali e più abituali nel futuro delle arti visive.
Di certo è impensabile che la fruizione digitale sostituisca l’esperienza fisica di un’opera, ma non è da sottovalutare il peso che questo tipo di format espositivi possano avere in futuro. Come accade per i concerti ‒ recente è quello di Travis Scott che ha fatto discutere per il tripudio di gamer assembrati digitalmente sulla piattaforma di Fortnite ‒ così potrebbe accadere per il mondo dell’arte.
Ecco che nel “dopo” saranno presenti tutti gli elementi, i significati, le tradizioni e i ruoli del “prima”, ma in una dimensione ancora più diffusa, accessibile e democratica. L’arte tessile, portatrice di valori antichi, impregnata di significati sociali e ideologici, si riscatta dal ruolo di arte minore, in cui era stata a lungo rilegata dalla Storia, per approdare con maggiore forza al mondo del domani in una veste anche digitale.

Giorgia Cestaro

https://fibertechart.ad.tsinghua.edu.cn/

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Giorgia Cestaro
Giorgia Cestaro (Padova, 1988) è una Storica dell’Arte e dell’Architettura che dal 2015 vive a Pechino. Dopo anni di esperienza nell’ambito della didattica museale in Italia, lavora come Art Educator presso lo Ullence Center for Contemporary Art nel 798 Art District della capitale cinese. Decide poi di trasferire le sue competenze artistiche in ambito educativo e ricopre il ruolo di Coordinatore Didattico della Scuola Paritaria Italiana d’Ambasciata di Pechino fino al 2018. Il suo vivo interesse per la metropoli che la circonda e le continue domande che questo contesto quotidianamente le suscita, la spinge a entrare nel mondo della ricerca. Da ottobre 2018 è PhD Candidate in Architettura. Storia e Progetto tra il Politecnico di Torino e la Tsinghua University di Pechino, spostando così, semestralmente, la residenza nei suoi due Paesi: l’Italia e la Cina. Nel tempo libero coltiva il suo interesse per le arti visive, vivendo attivamente il panorama artistico cinese che dal 2015 racconta sulle pagine di Artribune.