Addio al Newseum: nell’era delle fake news il museo sulla libera stampa chiude per sempre

Il 31 dicembre è l’ultimo giorno per visitare il museo sulla stampa e sull’informazione che ha la sua sede a Washington DC, costretto a chiudere i battenti a causa dell’impossibilità di continuare a sostenere i costi. Ancora incertezza su un’eventuale rinascita.

Newseum, Washington DC via Wikipedia
Newseum, Washington DC via Wikipedia

We’re on deadline”: un messaggio coinciso campeggia sulla prima pagina del sito del Newseum, il museo dedicato alla storia della stampa e dell’informazione che sorge nella capitale degli Stati Unitim, Washington DC. Se nel mondo giornalistico “avere una deadline” significa dover affrettarsi a “chiudere” e consegnare la notizia su cui si sta lavorando, per questo museo significa, invece, una ravvicinata data di scadenza – il 31 dicembre per la precisione – oltre la quale non sarà più possibile accedere a quel percorso immersivo che per oltre dieci anni ha raccontato a dieci milioni di visitatori la storia dell’editoria, e con essa quella del Novecento, fino ai giorni nostri.

 

 

NEWSEUM DI WASHINGTON DC

Il Newseum ha rappresentato fin dai suoi esordi una sfida: ha inaugurato l’11 aprile 2008, anno della pesantissima crisi che ha affossato tutta l’economia americana e mondiale, senza risparmiare (anzi!) l’editoria e la stampa. Ha resistito per oltre dieci anni, arrivando fino agli ultimi tempi, caratterizzati dalla caccia alla bufala e alla fake news sul web, contraddistinti da uno scetticismo diffuso nei confronti dei canali di informazione. Sostenuto da grossi canali e gruppi editoriali, come il New York Times, Bloomberg, Hearst, Abc e Comcast, il museo sorge all’interno di un grande edificio posto al 555 di Pennsylvania Avenue North-West. Una macchina mastodontica multimediale molto costosa: formata da sette piani, contiene 15 gallerie e 15 teatri, in cui vengono illustrati i fatti più salienti della storia dell’ultimo secolo, come la Galleria dell’11 settembre, quella del muro di Berlino e quella del Premio Pulitzer, con una rassegna completa delle opere vincitrici dal 1942. Ci sono anche spazi per attività didattiche e persino due studi televisivi che ospitano programmi di ogni genere trasmessi in tutto il mondo ogni settimana.

NEWSEUM DI WASHINGTON DC: COSA SUCCEDERÀ?

La fine del 2019 decreterà anche la fine delle attività rivolte al pubblico del Newseum di Washington. Intanto, trapela molta incertezza sullo sviluppo della sua vicenda: secondo accordi già presi, l’edificio verrà venduto alla John Hopkins University, che qui svolgerà le sue attività. Questa operazione sarà preceduta dallo smantellamento degli spazi interni, per recuperare tutte le strumentazioni e i manufatti, restituendo le parti in prestito e spostando in magazzino il rimanente. Intanto, l’attività divulgativa continuerà con eventi pop-up, alcune mostre itineranti e azioni di divulgazione in ambito web. La rinascita di un museo fisico? Sì, è possibile e auspicabile, data l’importanza dell’argomento affrontato. Ma necessario sarà un profondo ripensamento sulla modalità di divulgazione della materia, dell’assetto museale e, soprattutto, sul ruolo della tecnologia e di espedienti multimediali, tanto spettacolari quanto dispendiosi. Insomma, il gioco ne varrà la candela?

-Giulia Ronchi

www.newseum.org

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.