The Hillary Clinton Emails. Kenneth Goldsmith alla Biennale di Venezia

Tra i tanti eventi collaterali della prossima Biennale Arte di Venezia, ci sarà anche un’installazione inedita del poeta e artista americano Kenneth Goldsmith. Tutte le e-mail dello scandalo Hillary Clinton in una location insolita: un cinema-supermercato.

Kenneth Goldsmith, Rainbow Hillary 2019_
Kenneth Goldsmith, Rainbow Hillary 2019_

Le email di Hillary Clinton sono il più grande poema del ventunesimo secolo”, ha scritto Kenneth Goldsmith (1961) in un post su Facebook nei giorni scorsi, annunciando la sua imminente mostra veneziana. Il poeta, critico e artista americano, che da decenni porta avanti una stimolante attività di sperimentazione sul tema del linguaggio, sarà in Italia, in occasione della 58esima Biennale d’Arte di Venezia, con un progetto espositivo inedito.
HILLARY. The Hillary Clinton Emails porterà negli spazi del Cinema Teatro Italia, sala di proiezione storica che dal 2016 ospita un supermercato Despar, un’installazione composta da tutte le e-mail che sono state inviate da Hillary Clinton dal dominio clintonemail.com al tempo in cui era segretario di stato, tra il 2009 e il 2013. Le oltre 60mila pagine, stampate in doppia copia, saranno esposte nella galleria e nella lobby al secondo piano, insieme a un’installazione scultorea che traduce in formato lo-fi alcuni arredi dello Studio Ovale della Casa Bianca. Questa documentazione, per la quale la Clinton è finita sotto accusa (per aver usato un server personale e non federale) durante un momento cruciale come quello della sua campagna elettorale per la Presidenza contro Donald Trump nel 2016, viene utilizzata da Goldsmith come materiale grezzo per la sua opera poetica. Applicando le tecniche di appropriazione, collage e remix teorizzate nel suo libro Uncreative Writing (che uscirà a breve in italiano per i tipi di Nero), il poeta americano vuole creare un “anti-monumento alla brutale campagna diffamatoria che l’attuale presidente degli Stati Uniti ha condotto contro Clinton”, riflettendo su temi cruciali come il rapporto tra pubblico e privato nell’era di Internet e le distorsioni del sistema democratico innescate dai nuovi sistemi di propaganda online. Questi sono i documenti politici più importanti della nostra epoca. Sono stati discussi a tutti i livelli dell’opinione pubblica, ma quasi nessuno li ha letti. Nascoste in bella vista, tutte le e-mail sono disponibili online eppure sono una specie di fantasma. HILLARY è la loro prima apparizione pubblica”, ha commentato l’autore.

TRA FISICO E DIGITALE

Non è la prima volta che Goldsmith cerca di riportare il mondo del digitale verso una dimensione fisica. Questo processo di traduzione, portato avanti con installazioni e performance, diventa una strategia efficace per accendere il dibattito sulle questioni più importanti della nostra epoca, spingendo il pubblico a confrontarsi, anche visivamente e materialmente, con le conseguenze di una sempre più massiccia digitalizzazione dei processi di comunicazione e archiviazione dei dati. Nel 2013, ad esempio, con il progetto Printing out the Internet, Goldsmith aveva invitato tutti a stampare documenti scaricati dalla rete e a spedirli presso la galleria Labor di Città del Messico, che si riempì, dal pavimento a soffitto, con oltre dieci tonnellate di carta. L’anno successivo, in Germania, alla Kunsthalle Düsseldorf e alla Kunstverein di Hamburg, Goldsmith replicò l’esperienza utilizzando 250mila pagine prelevate illegalmente dal database di pubblicazioni accademiche JSTOR come omaggio ad Aaron Swartz, giovane programmatore e attivista suicidatosi nel 2013 dopo essere stato messo sotto processo – rischiando ben 35 anni di carcere – per aver scaricato senza autorizzazione quasi cinque milioni di articoli.

IL DESPAR TEATRO ITALIA

La mostra è anche l’occasione per riportare il Cinema Teatro Italia, inaugurato per la prima volta nel  1916, alla sua funzione originaria. Il grande schermo del cinema, infatti, che permane sopra a uno dei banchi del supermercato Despar, verrà utilizzato, durante tutta la durata dell’esposizione per mostrare una selezione di video e film. Si tratta di una piccola parte del vastissimo database di UbuWeb, portale dedicato alle produzioni d’avanguardia – video, testi e musica – fondato dallo stesso Goldsmith nel 1996 e tuttora attivo. La programmazione, che sarà visibile ogni giorno dalle 18 alle 19 e che ruoterà con cadenza settimanale, includerà, tra gli altri, opere di Peggy Ahwesh, Johanna Bruckner, Alex Da Corte, Cheryl Donegan, Shadi Habib Allah, Bek Hyunjin, Lev Manovich, Alix Pearlstein, People Like Us, Christine Rebet, Sabrina Röthlisberger, Sara Sackner, Leah Singer, Stan VanDerBeek, Jennifer West e Jordan Wolfson.
La mostra di Kenneth Goldsmith, a cura di Francesco Urbano Ragazzi, inaugurerà il prossimo 9 maggio, sarà aperta fino al 24 novembre ed è stata realizzata da The Internet Saga e Zuecca Projects con la collaborazione di Circuitozero, The Bauers, NERO e Despar Aspiag Service.

Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.