La realtà virtuale in fiera. Daniel Birnbaum cura una mostra a Frieze New York

Si chiama Electric la sezione di opere in realtà virtuale e aumentata che Daniel Birnbaum porterà tra gli stand della fiera Frieze a New York. Sette progetti di artisti giovani e affermati, per una carrellata sulle possibilità offerte da questo nuovo medium.

Quando emerge un nuovo medium e gli artisti iniziano a utilizzarlo, si crea una finestra di pochi anni che permette lo sviluppo di uno sperimentalismo libero. Per la realtà aumentata e la realtà virtuale quel periodo sembra essere proprio ora”. A parlare è il curatore svedese Daniel Birnbaum, che alla fine dello scorso anno ha lasciato il mondo dei musei e delle biennali per mettersi alla guida di una startup che produce progetti d’artista basati su tecnologie di realtà estesa. Dopo aver presentato la prima opera della sua stagione curatoriale, il viaggio sulla Luna di Antony Gormley, Birnbaum porta una selezione di progetti in realtà virtuale e aumentata dentro le mura di una fiera d’arte. Durante Frieze New York, dal 2 al 5 maggio, la sezione Electric offrirà al pubblico la possibilità di fare esperienza, usando dei visori e la app di Acute Art, delle opere di Nathalie Djurberg e Hans Berg, Anish Kapoor, Koo Jeong A, the Städelschule Architecture Class (SAC), R. H. Quaytman, Rachel Rossin e Timur Si-Qin. Due programmi, intitolati Alternating Current (AC) e Direct Current (DC) si alterneranno ogni ora. Electric presenta artisti di generazioni diverse, come Rachel Rossin e Anish Kapoor. Alcuni dei lavori contengono riferimenti a opere d’arte storiche, come il Grande Vetro di Marcel Duchamp, che in qualche modo anticipava dimensioni divenute visibili soltanto oggi. Altri esplorano possibilità immersive del tutto inedite, ha commentato Birnbaum.

 

1. ANISH KAPOOR

Anish Kapoor, Into Yourself, Fall (still), 2018. Courtesy of Anish Kapoor and Acute Art

Into Yourself, Fall è il primo progetto in realtà virtuale di Anish Kapoor. L’opera è una specie di viaggio all’interno del corpo umano che vuole offrire allo spettatore la sensazione di una discesa vertiginosa e labirintica all’interno della propria realtà fisica e mentale.

2. NATHALIE DJURBERG E HANS BERG

Nathalie Djurberg & Hans Berg It Will End in Stars Courtesy of the artists and Acute Art

It Will End in Stars è un’esperienza immersiva che unisce le caratteristiche figure scolpite di Nathalie Djurberg con i disegni a carboncino, i testi e la colonna sonora di Hans Berg. Una visione onirica che si conclude in una specie di panorama stellato che ben rappresenta la natura mistica e surreale dell’opera dei due artisti svedesi.

3. STÄDELSCHULE ARCHITECTURE CLASS (SAC)

Städelschule Architecture Class (SAC), The Third Glass, 2017. Technology developed and image produced by Damjan Jovanovic

The Third Glass è un progetto speculativo basato sulla famosa opera di Duchamp Il Grande Vetro ed è prodotta dalla scuola di Architettura di Francoforte. Ogni elemento nell’opera del maestro francese viene trasformata in una forma 3D, animata secondo le istruzioni lasciate dallo stesso Duchamp nella Scatola Verde.

4. RACHEL ROSSIN

Rachel Rossin, Man Mask

Man Maskè un’opera commissionata da Rhizome insieme al New Museum di New York in occasione della mostra First Look: Artists’ VR (2017). Si tratta di una meditazione guidata attraverso le ambientazioni del videogioco sparatutto Call of Duty: Black Ops, epurate da ogni segno di violenza e trasformate in un universo onirico e irreale.

H. QUAYTMAN

Installation view, R. H. Quaytman + x, Chapter 34, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, October 12, 2018–April 23, 2019. Photo David Heald
Installation view, R. H. Quaytman + x, Chapter 34, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, October 12, 2018–April 23, 2019. Photo David Heald

+ x, Chapter 34 trasporta nel dominio della realtà virtuale la ricerca modernista e formalista dell’artista americano R. H. Quaytman. Ispirato dalla cosmologia immaginaria della mistica svedese Hilma af Klint, il progetto utilizza segni e simboli astratti per guidare lo spettatore verso nuovi stati di coscienza.

5. TIMUR SI-QIN

Timur Si Qin, A New Protocol

Con il progetto A New Protocol VR v 2.0 il tedesco Timur Si-Qin invita chi guarda attraverso la fondazione di una nuova “cosmologia della pace”, una specie di spiritualità secolare per il 21esimo secolo. Un panorama generato digitalmente racchiude l’idea di una natura selvaggia in cui le opposizioni tra organico e sintetico, spirituale e materiale, naturale e culturale, vengono ricomposte.

6. KOO JEONG A

Koo Jeong A, Civilising Process, 2005, pen drawing on paper A4, courtesy the artist

Prerequisites 7 trasporta la ricerca dell’artista coreana Koo Jeong nella dimensione della realtà aumentata. Le figure dei suoi disegni prendono vita aldilà dello spazio fisico, permettendo ai visitatori di interagire con le forme utilizzando una serie di QR code installati in varie location in giro per la fiera.

www.acuteart.com

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.