Lunatick, la prima opera in realtà virtuale di Antony Gormley

La prima commissione dell’era Birnbaum ad Acute Art è quella di Antony Gormley. Lo scultore britannico ha realizzato un’opera in realtà virtuale in collaborazione con un’astrofisica. Il tema? Un viaggio sulla luna.

Antony Gormley, still da Lunatick , 2019. Courtesy Antony Gormley Studio e Acute Art 4
Antony Gormley, still da Lunatick , 2019. Courtesy Antony Gormley Studio e Acute Art 4

Con il mio lavoro ho sempre cercato di esplorare la relazione dialettica che si instaura tra il corpo visto come oggetto nello spazio, e il corpo come luogo che contiene l’infinito. Il luogo a noi più vicino nello spazio è la Luna; questo progetto ci permette di vederla come un oggetto trovato nello spazio e di esplorare i suoi vasti territori librandoci tra le creste e le valli dei suoi crateri”. Descrive così il suo primo progetto in realtà virtuale lo scultore inglese Antony Gormley (Londra, 1950), che ha realizzato l’opera grazie a una commissione di Acute Art, startup britannica impegnata nella sperimentazione artistica con le tecnologie di realtà estesa. L’organizzazione, che dalla fine del 2018 è diretta dal curatore svedese Daniel Birnbaum, aveva già coinvolto in passato grandi nomi dell’arte contemporanea internazionale come Jeff Koons, Olafur Eliasson, Marina Abramović e Anish Kapoor, mettendo a loro disposizione gli strumenti tecnologici e un team specializzato.

LUNATICK, UN VIAGGIO SULLA LUNA

L’artista britannico in questa occasione ha lavorato con un’astrofisica americana di origini indiane, Priya Natarajan, e ha usato come materiali di partenza dati e immagini forniti direttamente dalla NASA. Usando un apposito visore, gli spettatori potranno imbarcarsi in prima persona in un viaggio nello spazio, che parte dalla Terra, attraversa l’atmosfera per arrivare a mettere piede sulla superficie lunare, esplorabile nei minimi dettagli. L’esperienza quindi replica l’avventura della missione Apollo 11, avvenuta esattamente cinquant’anni fa, il 20 luglio del 1969. Gormley ha sviluppato l’idea dopo un incontro con Natarajan, un’esperta in buchi neri e materia oscura che insegna alla Cambridge University: “avendo già avuto alcune esperienze con la realtà virtuale, sapevo che questo tipo di tecnologia è più efficace nell’evocare lo spazio piuttosto che nel descrivere gli oggetti; per questo ho iniziato a considerare la possibilità di trasformare il corpo in una navicella spaziale”, racconta Gormley, che spiega anche come l’ispirazione per l’opera venga dai suoi ricordi d’infanzia, in particolare dalla lettura di alcuni libri di science-fiction di C. S. Lewis, autore inglese molto noto per aver scritto Le Cronache di Narnia.

DOVE VEDERE LUNATICK

Per chi voglia provare l’esperienza in prima persona, l’appuntamento è negli spazi di The Store X di Londra al 180 The Strand, iconico edificio brutalista nel centro della città che negli ultimi anni è diventato la sede di tante realtà creative del territorio, tra arte, musica design e fashion. Lunatick sarà visibile dal 5 al 25 aprile pagando un biglietto di 5 sterline.

– Valentina Tanni

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AutoreAntony Gormley
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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