Su Internet l’aggettivo “weird” corrisponde a un vero e proprio genere. Sotto questa etichetta finiscono tutte quelle immagini e quei video che si distinguono per bizzarria, surrealtà, nonsense. Nicchia tra le nicchie, poi, c’è il genere dell’animazione 3D surreale.

Su Internet l’aggettivo “weird” corrisponde a un vero e proprio genere. Sotto questa etichetta finiscono tutte quelle immagini e quei video che si distinguono per bizzarria, surrealtà, nonsense. Contenuti che fanno commentare il navigatore medio con un’altra espressione tipica dello slang della Rete, ossia “wtf did I just saw” (che ca**o ho appena visto?). Numerosissimi sono i blog che collezionano questi contenuti, sia per attirare click sia per un disinteressato, e sempre più diffuso, amore per l’assurdo. 
Nicchia tra le nicchie, poi, c’è il genere dell’animazione 3D surreale: un sempre crescente corpus di brevi video realizzati con software di grafica tridimensionale che sfidano qualsiasi principio di realismo e qualsiasi logica narrativa. Ambientazioni misteriose, esseri metà uomo e metà animale, corpi che si smontano e rimontano, mostri che mangiano panini, oggetti che si replicano all’infinito. Sono cortometraggi che farebbero invidia a qualsiasi autore surrealista, realizzati servendosi degli stessi software che vengono usati per costruire immagini in movimento dotate di un altissimo grado di verosimiglianza. Ed è proprio su questo contrasto tra il (quasi) realismo della forma e l’assurdità del contenuto che si costruisce la cifra estetica di questi video, che se da un lato strizzano l’occhio al mondo dei videogame e del cinema commerciale, dall’altro finiscono per stravolgerne fini e procedimenti.

Wendy Vainity
Wendy Vainity

ATMOSFERE SURREALI

D’altra parte perché, avendo a disposizione uno strumento potente come l’animazione 3D, limitarsi a riprodurre la realtà? Perché non indugiare nel sogno, nel delirio, nell’assurdo? Campioni assoluti del genere sono Brian Tessler e Jon Baken, autori del progetto Cool 3D World. Iniziata sulla piattaforma Vine nel 2015, questa incredibile raccolta di videoanimazioni è poi migrata anche su Facebook, Instagram e Youtube, dando vita a un fenomeno virale di proporzioni inaspettate. Un fenomeno che ha di gran lunga scavalcato i limiti angusti del settore artistico, atterrando sulle bacheche di migliaia di utenti dei social network in tutto il mondo. Gli ingredienti che rendono il mix così affascinante sono molti: l’estetica rétro, le atmosfere oniriche, le musiche ipnotiche e un tocco di ironia, sempre presente anche nelle produzioni più inquietanti. 
Ma Cool 3D World non è l’unico progetto di questo genere. I video di Seinfeldspitstain (pseudonimo di Bryan Smithee), postati sul suo canale Youtube, sono caratterizzati dallo stesso tipo di atmosfera surreale, anche se qui l’uso del 3D è volutamente più rozzo e indugia spesso sull’estetica del glitch e dell’errore. Il suo filmato più famoso, Jimmy Neutron Happy Family Happy Hour (2013), ha totalizzato oltre 10 milioni di visualizzazioni, diventando uno dei contenuti più citati e remixati di Yotube. Simile anche il canale di andywilson92, affollato di video inquietanti realizzati con uno stile approssimativo e ibrido, che mixa 3D e 2D, spesso citando personaggi della cultura popolare come SpongeBob e i Simpson. Ad accompagnare le immagini, una colonna sonora a dir poco sinistra, fatta di voci cavernose, distorsioni e fischi. 
Per concludere la carrellata di autori underground (che sono però delle piccole celebrità nel loro ambito di riferimento), citiamo l’australiana Wendy Vainity, nota anche come madcatlady, una signora di mezza età che dalla sua casa di Adelaide si diverte a sperimentare con tutti i possibili software di animazione, producendo piccoli gioielli di arte surrealista del nuovo millennio. Con un mix eccezionale di elementi autobiografici, remix di contenuti esistenti e riferimenti al mondo dei videogame e della cultura popolare, i video di Wendy Vainity costituiscono uno degli esempi più brillanti del genere.

Ed Atkins
Ed Atkins

ARTE E ANIMAZIONE 3D

C’è infine un altro risvolto della questione che va preso in considerazione. L’uso dell’animazione 3D sta diventando sempre più popolare anche in ambienti artistici più mainstream, spesso con caratteristiche stilistiche simili a quelle che ritroviamo nei video degli “outsider”. Basti pensare alle produzioni di Hito Steyerl, Jon Rafman, Ed Atkins e Cecil B. Evans, praticamente il gotha della videoarte contemporanea. Le forme sono volutamente essenziali, i movimenti rallentati e innaturali; le voci sono rese robotiche dall’uso di effetti come il vocoder; le ambientazioni e gli schemi narrativi sono di chiara ascendenza surrealista. Le figure umane, in particolare, devono il loro aspetto straniante a un effetto noto come uncanny valley, una sensazione mista di attrazione e repulsione che l’essere umano prova di fronte alle riproduzioni artificiali delle fattezze umane. Riproduzioni che sono simili al modello di partenza ma che in qualche modo, anche sottile, se ne discostano, svelando la propria natura di robot, di fantoccio, perfino di impostore. Si può ben capire come questa dinamica sia divenuta ormai una costante della produzione videoanimata contemporanea: in un momento storico in cui il fotorealismo delle immagini digitali si fa sempre più accurato, gli artisti si interrogano su questioni cruciali come le dinamiche della rappresentazione, il rapporto tra vero e falso e l’essenza stessa dell’essere “umani”.

Valentina Tanni

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #36

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AutoriEd Atkins, Hito Steyerl, Jon Rafman
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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