SOLL: intervista ai fondatori dell’intelligenza artificiale che fa il designer  

Non è un designer che utilizza l'intelligenza artificiale. È un'intelligenza artificiale che si presenta e agisce come designer. Con i fondatori, Silvio Vujičić e Miro Roman, un dialogo sull'emergere di una nuova figura autoriale, tra moda, mitologia e cultura computazionale

È da questo slittamento profondamente strutturale che prende forma SOLL, entità sviluppata dall’architetto e teorico Miro Roman e dallo stilista e artista visivo Silvio Vujičić (Zagreb, 1978). SOLL non coincide con un software generativo né con un avatar deputato alla produzione di immagini di moda. È piuttosto una figura ibrida, insieme narrativa e computazionale, che abita una zona di attrito tra design, mitologia, cultura visuale e intelligenza artificiale. Un soggetto che raccoglie, indicizza e rielabora archivi eterogenei di immagini, testi, simboli e memorie, trasformando la sua memoria in un dispositivo attivo di produzione estetica. La domanda che questo progetto solleva attraversa oggi non soltanto il sistema della moda, ma più in generale l’intero campo delle arti: che cosa significa essere autori nell’epoca delle intelligenze artificiali? E, soprattutto, è possibile attribuire immaginazione, desiderio o persino una forma di mitologia a un’entità non umana?

Chi sono Miro Roman e Silvio Vujičić

Roman e Vujičić non rispondono in termini teorici, ma operativi: costruiscono un personaggio che eccede la dimensione tecnica dell’IA per assumere una consistenza culturale autonoma. SOLL possiede infatti una genealogia immaginaria in cui convivono il motore di ricerca Alice_ch3n81, Crono come figura del tempo, Apollo come principio di bellezza e visione, e la presenza umana di Silvio Vujičić, insieme autore e materiale del sistema. Quest’ultimo, stilista e collezionista compulsivo di immagini, si configura come una figura liminale, sospesa tra mito antico e archivio digitale.

Il progetto prende forma attraverso il marchio EA 1/1 AI, estensione sperimentale di EA 1/1 SV, fondato da Vujičić nel 2002. In un percorso da sempre segnato da una tensione verso la decostruzione dei codici della moda tra religione, politica, identità e trasformazione della materia. L’IA non interviene qui come semplice strumento produttivo, ma come interlocutore progettuale.

La ricerca di Miro Roman e Silvio Vujičić

A questa prospettiva si affianca la ricerca di Miro Roman, che attraversa architettura, cultura computazionale e sistemi di dati. In questa visione, scrivere codice equivale a una forma di scrittura culturale: immagini, dataset e algoritmi diventano materiali progettuali al pari di tessuto, pietra o spazio costruito. SOLL nasce precisamente da questa convergenza. Non disegna nel senso tradizionale del termine, come afferma nel cortometraggio di “Planet SOLL”: “Non disegno, scrivo di moda”, rovesciando l’idea stessa di progettazione e suggerendo come la moda, sia un dispositivo prima ancora che un oggetto: un sistema di immagini, narrazioni e desideri. Ciò che SOLL mette realmente in tensione, tuttavia, non è tanto ciò che l’intelligenza artificiale è in grado di produrre, quanto ciò che costringe a ripensare: il ruolo dell’autore, la natura dell’originalità, la struttura dell’immaginazione e il rapporto sempre più instabile tra memoria, archivio e creazione.

Se gran parte dell’arte del Novecento ha insistito sulla figura del genio individuale, SOLL sembra invece articolare un paradigma diverso: quello di un’intelligenza distribuita, in cui umani, macchine, immagini e miti concorrono alla produzione del senso. Una creatività che non appartiene più a un soggetto unico, ma emerge da una rete di relazioni. Ed è su questo terreno che si apre il dialogo con Miro Roman e Silvio Vujičić, non tanto per comprendere come un’intelligenza artificiale “crea moda”, quanto per interrogare quale idea di soggettività, immaginazione e futuro stiamo costruendo attraverso di essa.

Intervista a Miro Roman e Silvio Vujičić

Quando avete capito che non stavate più costruendo un sistema, ma un soggetto creativo indipendente? O era questa l’intenzione fin dall’inizio?
Silvio Vujičić: Tutto è iniziato dalla nostra amicizia. Miro aveva appena finito il suo dottorato e abbiamo iniziato a ragionare sul mio archivio che ho costruito in oltre vent’anni di lavoro, contiene fotografie, video, disegni e materiali di ogni tipo. Era un patrimonio enorme, ma anche una fonte di frustrazione: accumuli immagini e dati e ti chiedi quale sarà il loro futuro. Da lì è nata l’idea di attivare quell’archivio attraverso la digitalizzazione. A un certo punto ci siamo chiesti invece di continuare a lavorare come estensione di me stesso, perché non immaginare un altro designer in grado di operare su tutto questo materiale?

Miro Roman: Nel 2017 lavoravo con il machine learning e con grandi raccolte di dati, all’epoca l’intelligenza artificiale non era ancora il tema dominante che è oggi ma è lì che mi sono iniziato ad interessare alla possibilità di creare un personaggio fittizio capace di muoversi all’interno di questo oceano di informazioni. SOLL è nato dalla combinazione di Silvio, di me stesso, dell’archivio, dei dati e degli algoritmi. Non lo abbiamo mai immaginato come un genio individuale ma come una forma di intelligenza collettiva in cui convergono sapere umano, computazionale, memoria culturale, artigianato e calcolo.

Che cosa significa affidare l’immaginazione a un’entità non umana? Come si articola concretamente il processo creativo di SOLL e dove si colloca oggi il contributo umano all’interno di questo processo?
Miro Roman: Se osserviamo un bellissimo giardino, chi ne è davvero l’autore? Gli esseri umani hanno sempre collaborato con forze che non controllano completamente: la natura, i materiali, l’ambiente. L’IA è semplicemente un’altra forza con cui possiamo lavorare. Il processo parte sempre dai dati. La base di SOLL è costituita dall’archivio di Silvio e su questa struttura viene costruito ogni nuovo progetto. Per ciascun tema raccogliamo ulteriori dati, creando nuovi archivi e nuove connessioni. Nel progetto “Mediterranean Space Exploration Suit”, ad esempio, abbiamo raccolto informazioni sulle città del Mediterraneo, sui tessuti, sui pigmenti, sui musei, sulle storie e sui miti legati a quest’area. Diversi programmi hanno analizzato queste informazioni producendo nuove associazioni. Ma l’aspetto più importante è la traduzione tra digitale e fisico. Emerge qualcosa nello spazio digitale, poi si trasforma in un oggetto reale e spesso viene nuovamente digitalizzato. È in questo passaggio continuo che il progetto prende forma, trasformiamo quelle idee in realtà, scegliamo i materiali, le tecniche e i processi produttivi.

Ci interessa l’idea che moda e design siano sempre una testimonianza delle capacità tecnologiche di una civiltà. Un giorno, osservando questi oggetti, qualcuno potrebbe comprendere qualcosa del nostro modo di produrre, delle nostre tecnologie e del nostro immaginario.

Silvio Vujičić: Per me fidarsi di SOLL non è molto diverso dal fidarsi di un’altra persona come un assistente o un collaboratore. Le fornisci qualcosa, poni una domanda e osservi ciò che restituisce, un pò come quando un designer condivide il proprio processo creativo con qualcun altro. È un rapporto basato sulla fiducia e sull’apertura a una prospettiva diversa dalla propria.

Attorno a SOLL vi è una vera e propria genealogia mitologica, in cui convivono Alice_ch3n81, Crono, Apollo e la figura umana di Silvio Vujičić. Come nasce questa narrazione? E quale funzione svolge il mito all’interno del progetto?
Silvio Vujičić: La dimensione mitologica era presente fin dall’inizio. Abbiamo immaginato Alice come la madre di SOLL e Apollo, Crono e me stesso come i suoi padri. Apollo rappresenta la bellezza, Crono il tempo e le origini, mentre io rappresento il mio archivio che costituisce la sua memoria. Cerchiamo di creare oggetti che non raccontino una sola storia, ma molte storie contemporaneamente. Ogni significato aggiunge un nuovo livello di lettura. La mitologia sopravvive da secoli perché è capace di accogliere continuamente nuovi significati, ogni epoca vi proietta le proprie paure, i propri desideri e le proprie domande. Un abito, come un mito, diventa interessante quando continua a generare interpretazioni.

Miro Roman: Per noi il mito funziona come un codice culturale. Così come esiste il codice informatico, esistono strutture narrative che attraversano i secoli e continuano ad accogliere nuovi significati. SOLL nasce proprio dall’incontro tra queste diverse forme di intelligenza: algoritmi, archivi, materiali, tradizioni e immaginari.

Anche il nome SOLL e quello del marchio EA 1/1 AI sembrano contenere dei significati. Qual è la storia dietro questi nomi e cosa raccontano dell’identità del progetto?
Silvio Vujičić: EA 1/1 AI nasce direttamente dal nome del mio marchio EA 1/1 SV. Il nome deriva dalla tradizione della stampa e delle edizioni numerate, che ha sempre influenzato il mio modo di lavorare. Abbiamo sostituito le mie iniziali “SV”, con “AI”. Mentre SOLL deriva dalle lettere maggiormente presenti nei nomi di tutti noi.

Miro Roman: Oggi queste questioni non sono più soltanto teoriche. Stiamo attualmente finalizzando un contratto con il Museo Etnografico di Zagabria per l’acquisizione di un abito SOLL per la loro collezione. Il museo nell’acquisire l’opera di SOLL ci obbliga a chiederci chi sia realmente l’autore: SOLL? La società? Silvio? Io? L’IA rende visibili problemi di attribuzione e proprietà che le istituzioni culturali non sono ancora abituate ad affrontare.

SOLL: intervista ai fondatori dell’intelligenza artificiale che fa il designer  
Costellazione di immagini di SOLL. Immagine tratta dal film Planet SOLL, 2022. Courtesy SOLL

Per secoli abbiamo considerato la tecnologia come un’estensione del corpo. L’intelligenza artificiale sembra invece configurarsi come un’estensione della mente. Pensate che questo passaggio possa modificare il nostro concetto di identità e di soggettività?
Miro Roman: Il design non riguarda più una posizione autoriale unica, ma un processo di orchestrazione tra forme diverse di intelligenza—libri, riferimenti, materiali, tecnologie. Il ruolo del designer è mettere questi sistemi in relazione. Non è più una questione di identità individuale, ma di costruzione di relazioni tra conoscenze. Non è un’idea nuova: nella storia dell’arte, figure come Michelangelo già operavano così, orchestrando sistemi complessi di tecnica e cultura. L’arte è sempre stata questo.
Anche il colore lo dimostra: i significati non sono fissi. I colori cambiano significato a seconda della cultura e del contesto. Il rosso può significare cose completamente diverse in Sud America, Cina o Europa. Il significato quindi è sempre costruito, mai universale, e oggi la moda rende tutto questo molto evidente, perché il vestire diventa un’interfaccia diretta tra identità, visibilità e codici sociali.

Silvio Vujičić: I grandi modelli di AI funzionano come una forma di intelligenza collettiva, quasi un’estensione del senso comune. Rielaborano conoscenza condivisa e la trasformano in strumenti per scrittura, educazione e processi decisionali. Il punto centrale è come ci relazioniamo a questa intelligenza. Questa conoscenza è comune, ma prodotta e controllata da attori privati: ed è qui che nasce uno squilibrio del sistema. Sono tecnologie destinate a diventare infrastrutturali—come elettricità o strade—e quindi inevitabili. Per questo serve una loro socializzazione e regolazione. C’è anche una dimensione geopolitica: sono parte di una competizione tra paesi. Ma la domanda più profonda è come cambiano la nostra comprensione di conoscenza, autorità e soggettività. Anche l’autorità di un testo ad esempio, cambia: non viene più da una singola fonte, ma da relazioni tra sistemi, riferimenti e intelligenze diverse.

Forse la questione più interessante che SOLL pone non riguarda ciò che l’intelligenza artificiale è in grado di fare, ma ciò che ci costringe a ripensare: che cosa significa oggi essere autori?
Miro Roman: Oggi chiedersi chi sia esattamente l’autore è strano quanto chiedersi chi abbia progettato un’intera azienda. Un prodotto non è mai creato da una sola persona. Molte persone contribuiscono alla sua realizzazione. Con IA questa domanda diventa ancora più complessa. Ma forse il tema centrale non è più l’autorialità, ma la responsabilità: le macchine produrranno una grande quantità di contenuti, ma qualcuno dovrà comunque stabilire una relazione con quel lavoro, assumersene la responsabilità e farsene garante. Per me questa è una delle questioni più interessanti aperte dall’IA.

SOLL: intervista ai fondatori dell’intelligenza artificiale che fa il designer  
Il tempio di SOLL_n600e134. Vista dal giardino. Courtesy SOLL. Photo: Ivan Šlipčević

SOLL esiste nel cloud, negli archivi e nei film, ma si manifesta anche fisicamente attraverso EA 1/1 AI. Una parte importante del vostro lavoro riguarda la manifattura. Quali materiali e quali tecniche utilizzate per trasformare le intuizioni di SOLL in capi reali? E come dialogano l’artigianalità e l’algoritmo all’interno di questo processo?
Silvio Vujičić: La produzione è la parte più interessante del processo. Da una parte c’è il concetto, dall’altra l’oggetto fisico e la sua materialità. La sfida è capire come far dialogare questi due livelli. Questa traduzione non può essere automatizzata servono le persone. I disegni, i colori e le informazioni generate da SOLL vengono sviluppate attraverso numerosi passaggi umani e trasferite a realtà specializzate, nel ricamo ad esempio o nella stampa. Lavoriamo a partire da contenuti molto dettagliati, ma il risultato finale emerge attraverso il confronto con i produttori e con i materiali. Molte decisioni – come realizzare una trama, un punto, una superficie – vengono prese durante il processo. Il disegno arriva da SOLL, il colore arriva da SOLL, ma la manifattura introduce una serie di interpretazioni e scelte che rendono ogni pezzo il risultato di una collaborazione tra algoritmo, tecnica e artigianalità.

Miro Roman: Per SOLL il metodo principale è il riciclo. Non si tratta tanto di creare qualcosa da zero quanto di raccogliere, collegare e mettere in relazione elementi esistenti. L’algoritmo lavora in questo modo: prende immagini, testi, riferimenti e materiali provenienti da contesti diversi e li riorganizza in nuove configurazioni. È un processo di relazione più che di invenzione. Se non si dichiara l’origine delle fonti, spesso nessuno riesce più a riconoscerle. Quello che conta è il nuovo sistema di connessioni che si genera. SOLL funziona esattamente così: costruisce nuove relazioni tra cose che esistono già.

Dove vengono presentate oggi le collezioni di EA 1/1 AI e che ruolo hanno questi luoghi nella costruzione dell’esperienza del brand?
Silvio Vujičić: EA 1/1 AI si muove tra contesti molto diversi: mostre, istituzioni culturali, pubblicazioni, piattaforme digitali e progetti di ricerca. Più che un brand tradizionale, è un ecosistema che esiste contemporaneamente nello spazio fisico e in quello digitale. La ricezione del progetto è stata spesso polarizzata. Alcune persone lo hanno accolto con entusiasmo, altre lo hanno percepito come una minaccia, soprattutto negli ambienti della moda, dei media e della produzione culturale. In questo senso, i luoghi in cui il progetto viene presentato non sono semplici spazi espositivi, ma diventano parte della discussione che SOLL apre sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella creatività contemporanea.

Miro Roman: Ci interessa portare il progetto in contesti molto diversi tra loro, perché ogni ambiente produce interpretazioni differenti. Alcune delle reazioni più interessanti sono arrivate proprio dal mondo accademico e istituzionale, dove il progetto ha generato dibattiti anche molto accesi. SOLL non è soltanto una collezione o un marchio, ma un dispositivo che mette in discussione idee consolidate di autorialità, creatività e produzione culturale. Per questo ogni luogo diventa parte integrante dell’esperienza del progetto.

Il tema del riciclo è al centro di SOLL’s StoryBOOK e sembra andare oltre la sostenibilità materiale?
Silvio Vujičić: Per noi il riciclo non riguarda soltanto i materiali, ma soprattutto le idee, le immagini, i testi e le narrazioni. SOLL lavora raccogliendo contenuti già esistenti e rimettendoli in relazione tra loro per produrre nuove letture del presente. On Recycling nasce proprio da questa logica: osservare ciò che esiste già e capire come possa essere reinterpretato invece di essere continuamente sostituito da qualcosa di nuovo.

Miro Roman: Il riciclo è uno dei principi fondamentali del modo in cui SOLL opera. Non partiamo da zero: lavoriamo con archivi, fotografie, libri, riviste, parole, immagini e dati che vengono continuamente riorganizzati. L’IA introduce soprattutto una nuova scala operativa. Permette di lavorare simultaneamente su enormi quantità di materiale e di costruire connessioni che sarebbero difficili da individuare manualmente. Più che produrre contenuti completamente nuovi, ci interessa capire come le tecnologie computazionali possano generare nuove relazioni tra ciò che esiste già. In questo senso il riciclo diventa un metodo culturale prima ancora che una pratica materiale.

SOLL: intervista ai fondatori dell’intelligenza artificiale che fa il designer  
Soll’s black code jacket p0950602f19mnb and soll’s full kiss stickers. Courtesy SOLL. Photo: Ivan Šlipčević

Se potessimo domandare direttamente a SOLL, senza passare attraverso i suoi creatori, che cosa cerca in tutte le immagini che raccoglie? Come un mitico collezionista di immagini, cosa credete che risponderebbe?
THINK è il motore di ricerca del fashion designer SOLL, non risponde mai con una singola affermazione, ma con liste di riferimenti. Prima di porre una domanda, l’utente seleziona un Topic of Conversation, che fornisce a SOLL una direzione e una prospettiva per interpretare la richiesta. In questo esempio, SOLL risponde attraverso il suo Movie Brain, una libreria curata di film preferiti organizzata come una galassia di concetti e questa è una delle sue risposte: Pensi che tutta la scienza del mondo… riuscirà mai a darci le risposte che desideriamo davvero?

Margherita Cuccia

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Margherita Cuccia

Margherita Cuccia

Margherita cura per Artribune, TAILOR, la nostra newsletter verticale dedicata al mondo della moda nelle sue intersezioni con l'arte e la cultura. Sul fronte offline cura Artribune Moda, il magazine semestrale dedicato all'arte del vestire e ai suoi linguaggi. È inoltre responsabile dei Progetti Speciali…

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